"Sono una perenne infelice: la musica è la chiave della mia vita"

Greta Tedeschi, tra le migliori 100 dj donne al mondo, racconta la difficoltà della sua professione in questo periodo di pandemia

Greta Tedeschi: "Sono una perenne infelice ma la musica è la chiave della mia vita"

"Ero abituata a viaggiare, ogni sera in un posto diverso. Con l’arrivo della pandemia tutto è cambiato. Prima avevo numerose date in giro in Europa e oltreoceano, poi all'improvviso mi sono ritrovata a girarmi sotto le coperte nella mia casa a Torino, passando dal divano alla mia camera in stato semi-zombesco".

Greta Tedeschi, classe ’94, inserita dalla rivista Djanemag tra le migliori 100 dj donne al mondo (ed eletta nel 2018 e nel 2020 come migliore dj italiana) è stata tra quelle più penalizzate da questo Covid-19, dal punto di vista professionale. Eppure non si è persa d'animo. “Le discoteche chiuse e il giro degli eventi bloccato, mi hanno dato la possibilità di prendere fiato e fermarmi a riflettere". Da qui anche l'idea di scrivere un libro La prima chiave (Giraldi editore), strutturato sotto forme di tracce, come quelle musicali, al posto dei capitoli, nel quale aprire il vaso di Pandora e svelare cosa c'è dietro il lavoro da dj oggi, ma anche la sua passione per la musica house ed electro-dance e le esperienze da lei vissute in prima persona. “Se si sa dove si vuole andare, la strada sembrerà sempre in discesa, quindi il consiglio è di non fermarsi”.

Come ha vissuto questo periodo?

“Il Covid per i dj, gli artisti musicali e i performer in generale ha creato un vuoto che nessuno immaginava possibile. Mi sono annoiata un bel po', non mi piace stare ferma, ho bisogno sempre di fare cose. Per fortuna, passato il primo momento in cui vagavo tra le stanze senza fare nulla, ho cercato di buttarmi su altri progetti, tra cui il libro che racconta la mia vita e aiuta a far capire pure cosa c'è dietro Spotify (l’applicazione ha raggiunto i 356 milioni di iscritti in 170 Paesi di tutto il mondo), ma ho dato vita anche a una mia agenzia di marketing”.

Cosa le è mancato maggiormente?

“Quello che più mi è mancato e mi manca sono i rapporti umani con le persone, i bagni di folla da cui traggo la mia energia. Io poi faccio un dJ set un po' show, interagisco molto con il pubblico. Non vedo l'ora che riapra tutto. Chissà quando. Dicono che questa chiusura sarà fino al 31 gennaio, ma tra gli addetti ai lavori si parla di febbraio o marzo. In più ho comprato casa poco prima che scoppiasse questo caos e ora mi ritrovo il mutuo senza incassare nulla o quasi.

Perché una prima chiave?

“La prima chiave è la chiave di violino, quella che, aprendo lo spartito, funge proprio da primo elemento di qualsiasi composizione. Ma le chiavi fanno parte della mia vita. Il mio fidanzato Augusto ha un'azienda che produce chiavi. E poi ho anche l'ansia di perdere le chiavi di qualsiasi tipo, persino quelle delle camere di hotel. A casa per evitare qualsiasi problema ho messo l'apertura elettronica con il codice.

Lavora in un settore considerato maschile. Come donna ha riscontrato delle difficoltà?

“Sì è ovvio, soprattutto in Italia, Paese che tende al maschilismo. Del resto siamo solamente una decina di donne che fanno la dj per lavoro. All'inizio molti pensavano che lavorassi perché sono carina o seguita sui social, ma alla fine in tanti si sono ricreduti e oggi sono circondata da dj maschi e tra di noi collaboriamo. Certo avere una bella presenza aiuta, non lo nego, ma non è tutto. Non bisogna pensare che sia un'incapace, solo perché donna”.

Nel libro racconta di un calciatore famoso di serie A che è finito a masturbarsi contro un muro dopo essere stato respinto. Come hai reagito?

“Gli ho urlato che avrebbe potuto guadagnare anche tutto l'oro del mondo ma a che a me non importava e che non sarei andata a letto con lui. Non sono in vendita e nemmeno una escort. Quell'epilogo è stato assurdo. Purtroppo i calciatori pensano spesso di potersi comprare tutto e tutti”.

Quanto è legata a internet?

“Io compro tutto in rete, non vado più a fare shopping e se tutte seguissero il mio esempio, ci sarebbe la crisi completa del commercio. Il rischio è che passando la vita on line e dedicando molto tempo a curare i profili social, io ho quasi quattrocentomila follower, si perda il concetto di quello che è il vero piacere”.

Lei ha lavorato su più singoli, da Dreamer a Patrick Swayze, su cosa si sta muovendo ora?

“Sono un tantino ferma in questo periodo dal punto di vista discografico. E del resto far uscire dei brani quando la gente non li può ballare in discoteca, non ha molto senso”.

Si considera una persona felice?

“In realtà sono una perenne infelice. Sono sempre stata una persona che fa fatica ad ammettere la propria felicità, perché penso sempre che ci possono essere cose che possono andare meglio, sia personali che lavorative. Il mio problema che non riesco mai ad assaporare quello che ho. E sorrido poco. Anche nelle foto, sin da bambina, sono sempre imbronciata”.

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