Ha infranto un tabù e finisce alla sbarra

Puntando il faro sulle Ong, Zuccaro ha infranto un tabù. Ad attaccarlo è la sinistra e chi fa affari con l'accoglienza

Ha infranto un tabù e finisce alla sbarra

Il procuratore capo di Catania Carmelo Zuccaro ha fatto un'uscita impropria. Nasconderlo per convenienza politica sarebbe ipocrita. Questo non significa che la sua inchiesta sia un «teorema sull'acqua», come da accusa del partito dei tifosi degli sbarchi, non fosse altro perché al lavoro sul presunto teorema ci sono altre tre procure: Palermo, Trapani, Reggio Calabria. Tutti e quattro, con Catania, uffici giudiziari cui lo stesso «partito» mediatico che ieri bombardava Zuccaro, ha sempre conferito un'aura di intoccabilità. Finché non hanno osato sfiorare un sacro totem. Che non è tanto quello dei migranti, quanto quello dell'industria della solidarietà, uno dei pochi settori che, nell'Italia della decrescita infelice, è ancora florido. Un'industria che non ha il dovere di rendicontare i suoi introiti, ha un mezzo lasciapassare sulle norme che regolano l'impiego dei lavoratori, gode di buona stampa. E, soprattutto, è legata strettamente, e non solo da affinità politiche, a due mondi che contano: quello cattolico e quello della sinistra. E va ricordato che nel prossimo Def è previsto uno stanziamento di 4,6 miliardi di euro che, in buona parte, andrà proprio ad alimentare questa industria.

Dunque il procuratore Carmelo Zuccaro è un ingenuo? Non risulta. Fino a oggi non è mai stato sfiorato dalle polemiche. Catanese, è stato ufficiale di complemento della Guardia di finanza, poi ha svolto una lunga carriera tutta in distretti giudiziari che fanno rima con Cosa nostra. Alla guida di Catania, dove era stato procuratore aggiunto e coordinatore distrettuale dell'Antimafia, è arrivato con un voto a larga maggioranza del Csm. Quello stesso Csm che è rimasto a guardare di fronte alla baraonda dell'inchiesta Consip e che invece ieri ha tenuto a far sapere che aveva messo nel mirino all'istante Zuccaro. Il procuratore, tra l'altro, è uno che di solito non va in televisione, è disponibile con i giornalisti, ma ci tiene a specificare che non rilascia dichiarazioni sottobanco, che si assume la responsabilità di tutto ciò che dice. E non risulta che abbia ambizioni politiche. Insomma, non è un Ingroia qualunque.

Eppure ha fatto un'uscita impropria, anomala. Ma un motivo c'è. Ed è l'estrema anomalia dell'inchiesta che si è trovato a trattare. Lo si capisce da una parte delle sue parole cui non è stata data grande pubblicità: «Ho dei dati conoscitivi, ma se non mi si forniscono degli strumenti particolari per poter acquisire le prove e, quindi, uno sforzo investigativo maggiore io rischio di restare alle conoscenze e non poterle tradurre in atti processuali». Il senso è chiaro: la Procura vuole verificare, ma servono mezzi speciali. Si tratta di tracciare i movimenti di navi in alto mare, di farlo ai margini di un Paese in guerra, di intercettare le comunicazioni di scafisti chiaramente legati a una mafia internazionale che da anni si arricchisce sul traffico di uomini, di fare chiarezza sull'attività non sulle attività di organizzazioni note e con sedi italiane come Save the children e Medici senza frontiere, ma di ben più oscure Ong, alcune delle quali nate apposta per svolgere questa attività, con sedi a Malta, in Spagna e in Germania. È un'inchiesta che non può prescindere da un impegno del governo. E, infatti, gli elementi da cui parte l'indagine sono stati raccolti dai servizi di intelligence, ma non quelli italiani, guarda caso. E il timore che il governo in carica non fosse così entusiasta di dare una mano al pm non è così infondato, visto che al linciaggio del magistrato, sia pure con sfumature diverse, si sono prestati i vertici delle istituzioni, vedi la presidente della Camera Laura Boldrini, il ministro dell'Interno Marco Minniti e quello della Giustizia Andrea Orlando, subito seguito dal Csm, mai tanto rapido a intervenire. Il pretesto dell'offensiva contro Zuccaro è che «non si tocca chi salva le vite». E ci mancherebbe. Ma si dimentica che l'anno scorso, anno di massima attività delle Ong, c'è stato il record di morti nel Mediterraneo. E che i migranti sono l'oggetto di questo traffico sanguinoso, mentre il soggetto è chi guadagna su quei morti. Chiunque dovrebbe voler fermare questo scempio, anche chi vuole accogliere i migranti. C'è un pm che l'ha capito e ha deciso di metterci la faccia. E ora vogliono fargliela pagare.

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