I campi profughi ai tempi del coronavirus: "Distanziare è impossibile"

Dal trasferimento in hotel, alla comunicazione delle misure : così gli operatori preparano i campi profughi ad affrontare il Covid-19

I campi profughi ai tempi del coronavirus: "Distanziare è impossibile"

Potrebbe essere solo questione di tempo. Poi, il Covid-19 potrebbe arrivare a colpire pesantemente anche i campi profughi dove, per il momento, non si registrano focolai. È il timore di molti gruppi di aiuto, contattati da Nature, che spiegano le difficoltà nell'applicare le misure di distanziamento sociale all'interno di queste realtà: "Non c'è la possibilità di autoisolarsi o mettersi in quarantena all'interno di queste comunità", afferma uno dei volontari.

Nel mondo, secondo i dati di Nature, ci sono circa 70 milioni di rifugiati, sfollati e richiedenti asilo, che vivono in campi con accesso limitato ai servizi igienico-sanitari e alle cure mediche. Per questo, le epidemia rappresentano sempre un rischio in questo tipo di contesti: "Qualsiasi tipo di epidemia non è mai buono, ma questa in particolare non lo è, perché l'allontanamento fisico è impossibile e l'isolamento domestico è uno scherzo", afferma il consulente strategico del dipartimento medico di Medici senza frontiere.

Il campo profughi più popolato del mondo si trova in Bangladesh e ospita 600mila persone. Uno studio ha costruito una serie di scenari, basandosi sui dati arrivati dalla Cina, riguardanti l'età e il tasso di mortalità legato alla pandemia. Nello scenario peggiore, la capacità degli ospedali disponibili viene esaurita a soli 58 giorni dallo scoppio dell'epidemia, causando oltre 2mila decessi. Ma secondo il team è probabile che i risultati siano sottostimati: "Il tasso di mortalità potrebbe essere più alto". Per cercare di proteggere gli abitanti dal coronavirus, gli operatori umanitari stanno spiegando ai leader delle comunità le principali misure da usare, affinché li riferiscano agli altri profughi, nel tentativo di prepararsi all'arrivo della pandemia.

In Grecia, la situazione non sembra essere migliore. Lì, nel tempo, i campi hanno ospitato più persone rispetto alla capacità delle strutture e il sovraffollamento rende più difficile l'accesso all'acqua corrente e ai servizi igienici. "Vivono in tende, campi di fortuna e scatole di cartone- ha rivelato a Nature il direttore dell'Unità operativa di supporto medico di Medici senza frontiere ad Atene- È una situazione molto sovraffollata". Per questo, Medici senza frontiere sta cercando di introdurre ulteriori strutture igieniche nei campi profughi. Inoltre, ci sarebbe anche un piano, che prevede il trasferimento di circa 2.400 soggetti ad alto rischio in hotel.

A Mogadiscio, in Somalia, invece, sono circa 300mila le persone sfollate, a causa di conflitti e catastrofi naturali e in tutta la nazione 2,6 milioni di sfollati sarebbero a rischio coronavirus. Per scongiurare l'arrivo della pandemia, vengono insegnati alla comunità il lavaggio delle mani e il distanziamento sociale. "Non abbiamo personale medico pronto a gestire Covid-19- afferma un operatore- non abbiamo Dpi, non abbiamo test, non abbiamo siti di ventilazione".