I cardinali ratzingeriani bocciano il Sinodo sull'Amazzonia

Al Sinodo sull'Amazzonia mancano ancora quattro mesi, ma il dibattito dottrinale si è già acceso. Tra i più attivi spuntano i "cardinali ratzingeriani", che si opporranno all'ordinazione di sacerdoti sposati

Benedetto XVI ha da poco riaffermato l'inevitabilità delle discussioni interne alla Chiesa cattolica, che per il papa emerito deve però tendere all'unità. I cardinali ratzingeriani, quelli che hanno firmato i dubia su Amoris Laetitia e gli altri che, durante il pontificato di papa Francesco, si sono distinti per rigidismo teologico-dottrinale, hanno sempre ricusato l'ipotesi dello scisma, ma è chiaro come il Sinodo sull'Amazzonia stia per alimentare la riproposizione di uno schema persistente da sei anni a questa parte: da una parte i conservatori e dall'altra i progressisti. Le divergenze non verranno meno in vista di ottobre, anzi.

Il cardinal Raymond Leo Burke e il cardinal Walter Brandmueller stanno già sgomitando, per così dire, con il fine di disvelare i rischi celati dietro un appuntamento sinodale che appare in grado di trasformare il volto della Chiesa cattolica. Il primo, come abbiamo raccontato qui, ritiene che la questione del celibato, la stessa che il Sinodo potrebbe rivedere (c'è una quasi certezza) in relazione all'ordinazione come sacerdoti di persone che hanno contratto un matrimonio, non possa riguardare solo l'Amazzonia. Se quell'insolito provvedimento, insomma, dovesse essere adottato per quella parte di mondo, nulla osterebbe più al venir meno, per tutte le Conferenze episcopali, di una delle caratteristiche proprie dei consacrati cristiano-cattolici. E di "preti sposati" i cardinali conservatori non vogliono sentir parlare. Il secondo poporato, invece, ha sentenziato senza mezzi termini, definendo l'Instrumentum laboris, cioè il documento guida del Sinodo, "eretico" ed "apostatico".

Vale la pena rimarcare come Burke e Brandmueller siano sempre in prima linea quando si tratta di difendere quella che ritengono essere la dottrina immutabile del cattolicesimo. Gli altri nomi di peso di questo fronte, almeno sino a questo momento, non si sono pronuciati, ma il cardinale Gherard Mueller, per esempio, ha spesso tuonato contro la riduzione delle istituzioni cattoliche a una Organizzazione non governativa. Non sarebbe strano se, discutendo di cambiamenti essenziali come quelli in oggetto, l'ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede dovesse tornare ad esprimersi mediante la chiarezza che ha già utilizzato quando ha pubblicato un "Manifesto della Fede": "La Chiesa non è un’associazione creata dall’uomo, la cui struttura può essere modificata dai suoi membri a proprio piacimento: essa è di origine divina". Il cardinal Robert Sarah, ancora, potrebbe discostarsi dalla novazione sul celibato, considerando quanto sia conservatrice la sua visione del mondo. Vedremo, nel corso del tempo, se anche questi due cardinali prenderanno parte allo scambio di vedute.

Di certo, per ora, c'è solo la sonora bocciatura proveniente dai due porporati sopracitati. Definirili "cardinali ratzingeriani" rappresenta magari una forzatura terminologica ma, tenendo in considerazione quanto scritto da Benedetto XVI all'interno del suo scritto riguardante il "collasso morale" della Chiesa cattolica, cioè che non è possibile dare vita a una Chiesa cattolica "inventata da noi" - sottolineatura fatta da Antonio Socci in un articolo pubblicato oggi su Libero - forse non lo è affatto.