I passi, lo smartwatch, le analisi: le prove che incastrano il manager

Un'applicazione sullo smartwach della vittima avrebbe confermato gli spostamenti avvenuti la notte dello stupro. Nel cellulare del manager sono state trovate foto di ragazze nude e in stato narcolettico

I passi, lo smartwatch, le analisi: le prove che incastrano il ​manager

Ottantasei passi. Sono quelli che provano la presunta colpevolezza di Antonio Di Fazio, amministratore unico di una nota farmaceutica milanese, arrestato lo scorso venerdì con l'ipotesi di reato per stupro, sequestro di persona e lesioni aggravate ai danni di una studentessa 21enne. Ad incastrare il manager sarebbero state le risultanze delle analisi cliniche effettuate sulla ragazza - narcotizzata con le benzodiazepine - e quelle emerse dallo smartwach.

Quei passi prima dello strupro

Una storia torbida, raccapricciante e fitta di dettagli macrabri. L'accusa di strupo nei confronti dell'imprenditore milanese è suffragata da un insolito quanto corposo carico indiziario: contapassi, foto, video e psicofarmaci. Elementi che sono stati repertati grazie al lavoro certosino del Nucleo operativo della compagnia di Milano Porta Monforte, coordinati dal procuratore aggiunto Letizia Mennella e dalla pm Alessa Menegazzo, e che non lascerebbero alcuno scampo al 51enne. Oltre alla denuncia sporta dalla vittima - fondamentale per confermare l'impianto accusatorio - ci sarebbe poi il percorso effettuato dal manager insieme alla 21enne tra le ore 17 del 26 marzo e le 1.02 del giorno successivo. Nello specifico, un'applicazione installata sullo smartwach della ragazza avrebbe contato, tra mezzanotte e l'una, 86 passi: un numero compatibile con la distanza che intercorre tra il portone d'ingresso e l'appartamento della vittima. Prima della mezzanotte, invece, il dispositivo ha rilevato poco o nulla: il dato confermerebbe la versione fornita dalla 21enne agli inquirenti sugli spostamenti di quella tragica notte.

I video, il gps e le foto

Il tragitto percorso in auto dal manager sarebbe stato immortalato dalle telecamere di sorveglianza cittadina e dai tracciamenti del gps. Stando a quando si apprende dal quotidiano La Repubblica, ad incastrare Di Fazio però, sarebbero stati altri tre elementi di indagine. In primis, le analisi tossicologiche a cui è stata sottoposta la ragazza e che hanno rilevato una percentuale elevetassima di Benzodiazepine (" Bromazepam") nelle urine della vittima (oltre 900 milligrammi per litro). Poi, gli accertamenti sul cellulare di Di Fazio in cui sono state trovate 54 fotografie di cinque ragazze seminude e prive di conoscenza. Infine, le intercettazioni dei cellulari e le telefonate ai suoi familiari all'indomani delle prime perquisizioni. Al vaglio degli investigatori, inoltre, ci sono testimonianze, tabulati telefonici e riscontri sugli smartphone. Due sono i filoni di indagine a cui stanno lavorando alacremente gli inquirenti: il primo riguarda le foto delle altre ragazze ( di cui ancora non si conoscono le generalità); il secondo le eventuali responsabilità di chi potrebbe aver coperto l'imprenditore.

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