Larve, vino annacquato e ora il finto latte: tutte le follie dalla Ue

Nestlé lancia un nuovo "latte" vegetale a base di piselli gialli secchi e il Nutriscore di Bruxelles lo premia subito con una "A". La denuncia di Filiera Italia: "L'etichetta a semaforo è una frode per il consumatore"

Larve, vino annacquato e ora il finto latte: tutte le follie dall'Ue

Usati anche per l’alimentazione animale di pollame, bovini da latte, piccioni e pappagalli, oggi i piselli gialli essiccati sono diventati l’ingrediente principale del nuovo "latte" vegetale ideato dal colosso Nestlé. La nuova bevanda "green" che va incontro all’ambiente e ai gusti dei consumatori che seguono una dieta priva di proteine animali, si chiama Wunda e si candida a sostituire in tutto e per tutto il latte tradizionale. Si può gustare da sola o con i cereali, si può aggiungere alle bevande calde, o può essere utilizzata per cucinare e preparare dolci, spiegano dall’azienda. "È una fonte eccellente di proteine e fibre", assicura Nestlé. "Il suo straordinario sapore neutro, - si legge sul sito della multinazionale - la sua versatilità e il fatto di essere a zero emissioni lo rende un’alternativa ideale al latte".

Wunda arriverà prima in Francia, Olanda e Portogallo e poi approderà negli altri mercati europei, nella versione originale e in quella senza zucchero e al cioccolato. Mentre brinda virtualmente su Linkedin con un bel bicchiere di latte ai piselli, Bart Vandewaetere vicepresidente e responsabile della comunicazione e relazioni istituzionali di Nestlé in Europa, assicurando che la bevanda ha già ottenuto il punteggio A del Nutriscore. Lo stesso sistema di etichettatura a semaforo che bolla come "veleno" il latte animale o i derivati ad altissimo valore nutrizionale, come il Parmigiano. Per questo l’arrivo del nuovo prodotto fa infuriare i produttori.

"Finalmente Nestlé scopre le carte e mostra come il Nutriscore sia una frode per il consumatore, promossa, finanziata e spinta dalle multinazionali che hanno tutto l’interesse a sostituire le materie prime di qualità prodotte in Europa da 30 milioni di famiglie, con ingredienti chimici, come la farina di piselli secchi ultra-trasformati con l'aggiunta di chissà quali additivi per riprodurre il sapore del latte, per speculare sulla materia prima e fare margini di guadagno enormi su una bevanda sintetica con tanto di slogan salutistici", attacca Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, fondazione che raggruppa associazioni di produttori e grande distribuzione per tutelare il sistema agroalimentare italiano, raggiunto al telefono dal Giornale.it.

"Non è latte, è vegetale", c’è scritto sulla confezione di Wunda. Ma quello che indigna i rappresentanti della filiera alimentare è che la parola "milk" sia comunque in bella vista, con sotto il logo di una bottiglia che visivamente ricorda quella del latte di mucca. "Questa roba – continua Scordamaglia - è ingannevole e fraudolenta verso il consumatore". Il ragionamento è lo stesso che si applica alla cosiddetta "fake meat": "Non si può chiamare hamburger un prodotto vegetale, in questo modo si dà al consumatore l’idea di assumere gli stessi nutrienti contenuti nella carne, quando in realtà non è così". Nei surrogati "vegetariani" della carne, ad esempio, ci spiega, l’ingrediente principale è l’acqua. Altro che amminoacidi e vitamine.

"Dall’Europa continuano ad arrivare novità alimentari che sono un danno per il Made in Italy e per i nostri stili alimentari", denuncia anche Silvia Sardone, eurodeputata della Lega e coordinatrice del gruppo Id nella commissione Sicurezza Alimentare. Secondo la leghista il nuovo arrivato in casa Nestlé rappresenta un "pericolo per le nostre produzioni che non può lasciarci indifferenti: questo nuovo latte artificiale ha, tra l’altro, la lettera A nella classificazione alimentare del Nutriscore, sistema a semaforo che in Europa vorrebbero imporre a tutti". "La Nestlè – ricorda Sardone - come altre multinazionali spinge fortemente per questo sistema".

Basato sulla quantità di nutrienti per 100 grammi di prodotto il sistema di etichettatura a semaforo rischia di sfavorire le eccellenze italiane, dai salumi al parmigiano, fino ai prodotti monoingrediente, come l’olio d’oliva. A sostenerlo in Europa, in vista dell’adozione nel 2022 del nuovo regolamento generale della Commissione Ue sul sistema di etichettatura nutrizionale unico fronte pacco, è un coordinamento costituito da sei Paesi - Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna - più la Svizzera.

"Il governo italiano – spiega ancora Scordamaglia - sta facendo una battaglia molto forte e importantissima contro il Nutriscore". Ma non basta. "Contro prodotti che ingannano il consumatore – incalza - va fatto di più, vietando immediatamente tutte le forme che sia per la carne, sia per il latte, richiamano all’utilizzo di denominazioni che possano indurre in errore il consumatore”. Su questo, dice ancora il rappresentante di Filiera Italia, "serve una legge nazionale". "Per il latte c’è già, ma se qualcuno pensa di bypassarla con un ‘not milk’ sulla confezione – conclude – ci auguriamo che l’Istituto per la repressione delle frodi intervenga per ritirare il prodotto".

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