Intossicazione da funghi: nuovi casi nel brindisino

Il Centro di Controllo Micologico della Asl di Brindisi ha stilato una serie di raccomandazioni per evitare, quanto più possibile, il ripetersi di eventi del genere

Un nuovo caso di intossicazione da funghi si è verificato nel brindisino. Nella giornata di martedì 10 dicembre una coppia di San Vito dei Normanni, marito e moglie ultrasessantenni, sono finiti in ospedale dopo aver mangiato funghi raccolti dall'uomo in campagna poche ore prima. Non era trascorsa nemmeno mezz'ora dal consumo, quando i due malcapitati hanno iniziato a sentirsi male. Sudori e tremori sempre più violenti, sintomi questi inequivocabili di un'intossicazione in atto. Immediata la corsa al Pronto Soccorso del locale nosocomio. Il personale medico ha interpellato l'esperto del Centro micologico dell'Asl che, in collaborazione con il Centro antiveleni di Pavia, ha disposto la terapia di disintossicazione. Quest'ultima, a base di carbone attivo e flebo fisiologica per l'idratazione, ha consentito ai coniugi di non rischiare la vita. Entrambi sono ancora ricoverati presso la struttura sanitaria. Da quanto ricostruito dal micologo dell'Asl, marito e moglie hanno consumato le specie Tricholoma terreum e Inocybe raccolte sotto alberi di pini in un terreno di loro proprietà sulla via per Latiano. I Tricholoma terreum sono considerati commestibili, a differenza dei funghi appartenenti alla specie Inocybe, altamente velenosi e dunque mortali.

Un episodio analogo di intossicazione, il quarto per la precisione, ha interessato un 30enne di Carovigno nella giornata di martedì 3 dicembre. Il giorno precedente l'uomo, assieme alla moglie, ha mangiato sia a pranzo che a cena dei funghi raccolti da un amico nell'agro del Comune in provincia di Brindisi. Oltre che cotti, egli è stato il solo a gustarli anche arrosto. I problemi sono iniziati la mattina seguente, quando il 30enne ha iniziato ad accusare vomito e diarrea. La situazione è presto precipitata e si è resa necessaria la corsa al Pronto Soccorso dell'ospedale Perrino, dove gli è stata diagnosticata un'intossicazione. Come da prassi è stato subito allertato l'esperto micologo, tuttavia non si è potuto ricorrere ad una terapia mirata poiché non è stato individuato il tipo di specie fungina ingerito. Ad ogni modo gli approfonditi esami clinici ai quali è stato sottoposto il paziente hanno fornito esiti incoraggianti ed il 30enne è stato tenuto sotto osservazione fino a completa guarigione.

Negli scorsi giorni il Centro di Controllo Micologico della Asl brindisina ha stilato una serie di raccomandazioni per evitare, quanto più possibile, il ripetersi di eventi del genere. Il mezzo fondamentale di prevenzione è senza dubbio la conoscenza che si acquisisce nei corsi di formazione organizzati da Comuni e associazioni micologiche riconosciute. Essi sono indispensabili per ottenere il permesso di raccolta che, per quanto riguarda il territorio pugliese, è obbligatorio. Se colti in flagrante, infatti, i raccoglitori sprovvisti di permessi sono esposti a sanzione amministrativa da 12,97 a 77,82 euro per chilo di prodotto raccolto. Importante è poi far esaminare i funghi da un esperto del Centro Micologico della Asl di riferimento e acquistare solo quelli in buono stato di conservazione e provvisti di certificazione. Poiché scarsamente digeribili, i funghi devono essere cotti per almeno 25-30 minuti in umido e vanno consumati in quantità modeste. Dovrebbero essere evitati da anziani, bambini e donne incinte. L'ntossicazione, nella maggior parte dei casi, provoca sintomi gastrointestinali: nausea, vomito, dolori e diarrea. Le manifestazioni di natura sistemica comprendono: sonnolenza, agitazione, tremori, disorientamento, difficoltà respiratoria e ipotensione.