Scena del crimine

"Io e i miei 24 me". Quel rapitore e stupratore reo ma assolto

Nel 1977 un ragazzo di 22 anni viene arrestato con l’accusa di aver rapito e violentato tre studentesse. Viene assolto anche se ritenuto colpevole. Il caso Milligan ha sconvolto per anni l’opinione pubblica

Screen Netflix via YouTube
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È l’ottobre del 1977 quando tre ragazze, che si trovavano al campus dell’Università dell’Ohio, vengono attirate in una trappola, rapite e violentate. Finito l’incubo, una di loro ha ben chiari i connotati dell’aggressore e racconta tutto alla polizia. Alcuni agenti le mostrano una serie di foto segnaletiche in cui appaiono alcuni uomini dal volto simile alla descrizione, tra questi la giovane riconosce l’orco che ha fatto del male a lei e alle sue amiche. Si tratta di William Stanley Milligan, all'anagrafe William Stanley Morrison e noto semplicemente come Billy. Non è nuovo alle forze dell'ordine, è stato segnalato e denunciato altre volte: nel ’72 per sequestro e stupro di due prostitute, nel ’75 per furto e rapina armata.

L’uomo viene arrestato e portato in carcere in attesa di un processo, come richiede la prassi. Tutti gli indizi a suo carico confermano la piena colpevolezza. Prima di affrontare il processo vengono eseguiti anche dei rilevamenti a livello psicologico, anche questi richiesti dalla prassi.

Quello che gli psichiatri assunti dalla corte constatano è alquanto incredibile, tanto da stilare una cartella clinica che in un secondo momento permette all’imputato di essere assolto. Ai vari colloqui Billy ha atteggiamenti sempre diversi tra loro, tanto da farlo sembrare una persona completamente diversa dall’oggi al domani. A volte appare gentile e quasi infantile, altre invece è aggressivo o silenzioso. Secondo i dottori. Milligan è affetto da un disturbo dissociativo dell'identità che non l'ha reso responsabile delle sue azioni. Secondo la difesa, quindi, Billy non era in sé quando commetteva i fatti, o meglio apparteneva a un’altra realtà.

Arriva il giorno della sentenza e l’imputato viene giudicato “non colpevole per infermità mentale”. La sola decisione del giudice scaturisce una reazione di turbamento tra l’opinione pubblica, poi viene reso noto il responso dei dottori: è come se l’uomo condivida 24 identità ben definite e distaccate tra loro. Queste personalità hanno, infatti, il pieno controllo dei pensieri e delle azioni dell’uomo e sono loro a giostrare il suo corpo. Il caso diviene immediatamente mediatico.

I traumi durante l'infanzia

La fama di Billy Milligan si espande in maniera repentina. Gli studiosi vogliono vederci chiaro perché non è raro che una persona sia affetta da un disturbo dissociativo, ma la stranezza appartiene proprio al numero d’identità con le quali l’uomo si rispecchia.

La prima domanda che si pongono è: cosa è stato a scaturire questo stato psicologico? Andando a scavare nel suo passato emerge che l’infanzia di Billy è stata tutt’altro che serena. Il padre si suicida quando è soltanto un bambino e il patrigno è violento con lui, a volte si approfitta del suo corpo e ne abusa. La madre sembra ignara di quello che succede o fa finta di non vedere. È a partire da questo periodo che vengono fuori le prime personalità di William, probabilmente come meccanismo di difesa per sopravvivere nel difficile contesto familiare.

Il quadro clinico di Milligan

Le diverse personalità che si vengono a presentare durante una dissociazione fanno vivere, a chi ne è affetto, modi di percepire, relazionarsi, e pensare nei confronti di se stesso e dell’ambiente ciascuno in maniera differente, con un’alterazione significativa di emozioni. Per questo motivo Billy sembrava una persona diversa tra un colloquio e un altro. A peggiorare la situazione, inoltre, è il sintomo di amnesia che impedisce di ricordare importanti informazioni personali o eventi traumatici. L’alternarsi continuo tra una o più personalità può condurre a uno stile di vita caotico e negli anni l’uomo ne sviluppa ben ventiquattro, tutte più o meno identificabili.

Non solo. Pare che in alcune circostanze le identità in qualche modo comunichino tra di loro, impedendo a Billy di avere pieno controllo su di esse. Anche se razionalmente è consapevole della sua condizione e col tempo ha sviluppato un sistema per gestirle, ha sempre affermato che la sensazione quotidiana sia quella di “stare in una stanza piena di gente”. Pare anche che Billy abbia una lista nera in cui ha messo le personalità da bandire perché non seguono alcune regole che si era imposto durante la vita, come quelle di non dire mai bugie e di non rivelare le altre identità.

Nel dettaglio Billy ha dieci personalità positive. La prima a svilupparsi è William Stanley Milligan, ha 26 anni ed è quella centrale. La seconda è Arthur, ha un accento britannico, conosce l’arabo e sa scriverlo e leggerlo. La terza è Ragen Vadascovinich, ha un accento est europeo, è molto forte ed è esperto di karate. La quarta è Allen, le particolarità di questa personalità risiedono nel fatto che sia l’unica a fumare e a non essere mancina. Poi ci sono Tommy, Danny, David e Christene i primi due adolescenti, gli ultimi due bambini. La nona personalità “buona” è Christopher, 13 anni, fratello di Christene. In ultimo Adalana, è lesbica e viene bandita in un secondo momento perché a lei vengono attribuite le colpe degli stupri.

Le tredici personalità malvagie – poi diventate quattordici – sono chiamate “Indesiderabili” e sono quelle che hanno permesso a Billy di commettere furti, di assumere sostanze stupefacenti e di commettere violenze: Philip, Kevin, Walter, April, Samuel, Mark, Steve, Lee, Jason, Robert, Shawn, Martin e Timothy.

Il caso Milligan viene studiato negli anni successivi. Nel 1978 viene trasferito in un ospedale psichiatrico in cui i dottori cercano di fondere tra loro tutte le personalità in un unico essere chiamato poi “Il Maestro”. Questa diventa la 24esima e l’ultima identità realmente cosciente che permette a Billy di avere piena consapevolezza del suo corpo e della sua mente e rielaborare tutti gli eventi vissuti dalle altre personalità.

Dalla realtà al personaggio cinematografico

“Adesso mi rendo conto [...] che quando la polizia venne a prendermi a Channigway, in realtà non sono stato arrestato. Sono stato salvato. Mi dispiace che delle persone abbiano dovuto soffrire prima che ciò accadesse, ma mi sento come se dopo ventidue anni alla fine Dio avesse deciso di sorridermi”. Con queste parole riportate nel libro biografico scritto da Daniel Keyes, “Una stanza piena di gente”, Milligan ha descritto il suo arresto.

Qualche tempo dopo l’uomo commise altri reati che lo riportarono davanti al giudice. Il suo stato psicologico, la recidività e la pressione da parte della stampa portarono l’uomo a una depressione profonda per cui tentò diverse volte il suicidio. Il 4 ottobre 1979 Billy venne trasferito in un manicomio criminale di massima sicurezza dove gli fu diagnosticata una “schizofrenia pseudosociopatica con episodi dissociativi”.

Nel 1988, dopo altri due trasferimenti, Billy Milligan ottenne il rilascio definitivo. Per gli psichiatri non era un soggetto pericoloso. Da questo momento, infatti, iniziò una nuova vita e in California divenne proprietario di una casa di produzione cinematografica. Morì nel 2014 all’età di 59 anni.

Nel frattempo il suo personaggio attira i registi. James Cameron è il primo ad avere l’idea di raccontare la sua vita attraverso un film, ma alcune controversie lo portano ad abbandonare il progetto. L’opera meglio riuscita verrà proiettata nelle sale nel 2016 con il film Split, scritto e diretto dal regista M. Night Shyamalan, ispirato al libro di Daniel Keyes e che ha come protagonista James McAvoy. Nel 2021 Netflix ha pubblicato una docuserie in quattro episodi intitolata "I 24 volti di Billy Milligan".

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