"Come sarà la terza ondata". ​La profezia degli epidemiologi

In esclusiva per ilGiornale.it, tre epidemiologi hanno detto la loro su quanto potrebbe accadere da qui a breve. Il coro è unanime: "La terza ondata dipende soltanto da noi". Posizioni nette anche per quanto riguarda i vaccini

"Come sarà la terza ondata". ​La profezia degli epidemiologi

C'è ansia per la terza ondata. Non si dice, se non a bassa voce, ma la preoccupazione per quanto accadrà alla fine delle festività natalizie è alta. Alta dovrebbe essere anche la guardia di tutti noi per evitare un nuovo lockdown ed evitare che la curva dei contagi schizzi nuovamente verso l'alto.

Non abbassare la guardia

È vero, i casi giornalieri fortunatamente sono in calo, siamo arrivati ad un rapporto tamponi/positivi intorno al 10-11% dopo aver sfiorato il 19% soltanto poche settimane fa, la curva si ammorbidisce (ed è un altro punto a nostro favore) ma c'è ancora troppo virus in circolazione, il calo avviene molto più lentamente di quanto ci si potesse aspettare e gli ospedali rimangono pieni. Per non parlare dei decessi: assistiamo quotidianamente ad un numero allucinante di morti che sono sempre svariate centinaia. Insomma, sono più che sufficienti i motivi per non "rilassarci" nei giorni clou delle riunioni in famiglia durante le festività natalizie. L'eventuale terza ondata di gennaio, a ridosso dalla riapertura delle scuole, rischia di partire quando la seconda non sarà ancora esaurita.

"Terza ondata inevitabile"

"Credo che la terza ondata sarà inevitabile, se la vogliamo chiamare terza ondata o nuovo aumento di casi cambia soltanto il lessico. Si incroceranno due fattori: il fisiologico incremento dei casi influnzeali che avvengono normalmente tra gennaio e febbraio che si intersecheranno con una ripresa dei contagi da Sars-Cov-2. Dobbiamo cercare di evitare che la nuova ondata sia grande come la seconda", ha detto in esclusiva a ilgiornale.it il Prof. Matteo Bassetti, Direttore della Clinica Malattie Infettive dell'Ospedale San Martino di Genova. Se ciò avvenisse saremmo nuovamente in difficoltà, sarebbe un tornare indietro sulle misure restrittive, sui colori delle Regioni. "Per fare in modo che non sia aggressiva come la seconda dobbiamo cercare di comportarci bene: non chiuderci in casa in maniera demenziale come qualcuno ha prospettato ma seguendo le regole".

"Natale determinante"

Le misure restrittive, lo sappiamo, servono a frenare l'avanzata del virus. "Quanto si sta facendo è per evitare un nuovo aumento dei casi: parliamoci chiaro, tutto dipende da come andranno le feste di Natale. Queste restrizioni servono proprio a fare in modo che durante le feste di Natale ci siano meno contagi, c'è il limite di incontrarsi per evitare il movimento del virus. Sta sempre a noi, come è stato dall'inizio, siamo noi gli attori principali dell'aumento o meno del numero dei casi", ci ha detto Massimo Ciccozzi, direttore dell'Unità di Statistica medica ed Epidemiologia del Campus Bio-medico di Roma. "Se facciamo come ad agosto, a gennaio e febbraio saremo un'altra volta nei guai. Cosa temo? Il numero dei decessi è un indicatore che sale o scende molto più lentamente di quanto non salga o scenda il numero delle persone che si contagia oppure l'indice Rt".

Gran serbatoio di infetti. "Il rischio di una terza ondata o che non finisca la seconda c'è, perché abbiamo un serbatoio di infetti molto alto": è questa la posizione del Prof. Stefano Vella, infettivologo e docente di Salute Globale all’Università Cattolica di Roma, che pone l'accento sulla difficoltà di tracciare tutti i nuovi positivi perché con ventimila nuovi casi al giorno è "impossibile". Come i suoi colleghi, anche Vella pensa che ci possa essere una ripresa dei contagi a cavallo tra le festività ed il mese di gennaio, ma è importante guardare oltre i confini nazionali. "Dobbiamo smettere di lavorare 'local', è una pandemia globale, dobbiamo vedere cosa succede anche negli altri Paesi: la seconda ondata era stata anticipata dai francesi, ad ottobre avevamo meno casi mentre loro 40mila, così come gli inglesi. Quello doveva essere un segnale. Senza colpevolizzare nessuno, era chiaro che stava succedendo qualcosa nei Paesi che stavano a pochi chilometri da noi".

Covid-influenza, mix esplosivo?

Il problema, adesso che stiamo entrando in pieno nella stagione invernale, non è dovuto soltanto al Covid. Secondo l'infettivologo Bassetti, capiremo se ci saremo comportati bene con mascherine e vaccinazione antinfluenzale soltanto a gennaio. "In Australia, che hanno fatto le cose per bene con mascherine, distanziamenti e vaccinazione antinfluenzale, sono riusciti ad avere la stagione influenzale più tranquilla degli ultimi 50 anni". La tematica dei vaccini, in generale, in Italia è come camminare su un campo minato ma Bassetti ha le idee chiare: "avremo casi di influenza perché la vaccinazione non è stata così diffusa e gli italiani non amano vaccinarsi, abbiamo scaricato le colpe su chi non ha messo a disposizione i vaccini ma mi risulta che anche laddove erano disponibili molti italiani non li hanno fatti. I primi che non si vaccineranno sono gli italiani, la marea no-vax è più o meno al 40%".

Sulla stessa lunghezza d'onda il Prof. Ciccozzi, preoccupato dal mix tra Covid e influenza. "Per questo motivo si è fatta una campagna antinfluenzale in cui si è chiesto agli italiani di vaccinarsi, così si aiuta anche il medico di famiglia a fare una diagnosi differenziale. E poi, con la mascherina si può limitare anche la circolazione del virus influenzale".

L'ultima grande pandemia, la spagnola, ha avuto tre ondate: è anche per questo motivo che i virologi predicano prudenza ed il rispetto delle normative in atto. "La spagnola ha avuto tre ondate, la terza meno intensa della seconda che a sua volta è stata più forte della prima. In Giappone adesso c'è la terza ondata e molti paesi asiatici hanno questa preoccupazione. Si può fermare? Si, perché siamo più preparati ma dovevamo esserlo anche per la seconda", sottolinea il Prof. Vella.

"Vaccino anti-Covid il più sicuro di sempre"

Capitolo vaccini: qui si entra in un campo minato, gli italiani sono poco abituati a fare quello antinfluenzale e monta un certo scetticismo riguardo il prossimo vaccino anti-Covid. La posizione del virologo Bassetti è chiara: "Mi stupisco che con tutto il disastro in Italia, adesso che c'è una speranza chiamata vaccino ci sia ancora qualcuno che ha dei dubbi. Non ci sono manipolazioni genetiche: è un 'messaggio' che viene mandato al nostro orgamismo ma il virus non c'è, l'organismo produce gli anticorpi perché sembra il virus. Il vaccino più sicuro che sia mai stato prodotto, 'free of virus', libero da virus, da qualcuno è considerato come qualcosa che cambia il patrimonio genetico".

Anche il Prof. Vella sottolinea come bisogna "vaccinarsi assolutamente, se si mischiano queste due epidemie succede un casino". Intanto, l'influenza è già tra noi ma il picco non c'è stato, sicuramente merito di distanziamento e mascherine: "funzionano perché si evita di trasmettere il virus e potrebbero aver abbattuto anche la circolazione dell'influenza, magari quest'anno è minore". Sulla terza ondata, comunque, un barlume di speranza che sia meno intensa dell'attuale c'è. "Con le misure che abbiamo, se reggiamo la teniamo a bada e speriamo che arrivino questi benedetti vaccini ma ci vorranno almeno sei mesi: prima va fatto a chi è maggiormente esposto al virus".