Klimt, quadro ritrovato a Piacenza "è autentico"

Il quadro "Ritratto di Signora" di Gustav Klimt, ritrovato a Piacenza lo scorso dicembre dopo 22 anni di sparizione, è autentico

È autentico il Ritratto di Signora di Gustav Klimt, rubato circa 23 anni fa dalla galleria Ricci Oddi di Piacenza e ritrovato lo scorso 10 dicembre in un’intercapedine lungo una parete esterna dello stesso museo durante lavori di giardinaggio.

Una notizia destinata a suscitare grande clamore e a conquistare inevitabilmente gli onori della stampa internazionale. Dopo circa un mese di lavoro certosino da parte di esperti periti che hanno verificato l'autenticità del dipinto in seno al celebre pittore del Secessionismo viennese, giunge la conferma ufficiale. Lo rende noto il comune di Piacenza con un comunicato in cui si rivolge "Un sentito ringraziamento alla Procura e ai periti, agli inquirenti ed alle forze dell’ordine che in questi anni non hanno mai abbandonato le indagini", commentano all'unisono il sindaco Patrizia Patrizia Barbieri e l'assessore alla cultura Jonathan Papamerenghi.

Ritratto di Signora è considerato, insieme ad altri portrait femminili realizzati tra il 1916 e il 1918 da Gustav Klimt, tra le opere più prestigiose del Secessionismo viennese. Il quadro era scomparso, in circostanze pressoché misteriose, il 9 febbraio 1997 dalla Galleria Ricci Oddi di Piacenza, un museo comunale dedicato all'arte italiana fra Ottocento e gli inizi del Novecento, allestito per volontà dell'industriale Giuseppe Ricci Oddi che espose all'interno della struttura museale (progettata dall'architetto Giulio Ulisse Arata) la sua collezione privata.

La dinamica del furto, a distanza di anni dall'avvio delle indagini, resta ancora un giallo irrisolto. Svariate sono le ipotesi al vaglio degli inquirenti in 22 lunghi anni di ricerche, tra le quali – quelle dai contorni certamente più bizzarri e fantasiosi – che il quadro fosse finito al centro di un rituale esoterico o consegnato nelle mani di loschi trafficanti di droghe e preziosi vari all'interno di un fitto ed intricato business internazionali. Ma, in realtà, nessuna delle piste ad oggi perseguite è riuscita a confermare alcuna supposizioni. La pista più veritiera, a fronte delle circostante relative al ritrovamento, è che dei ladri avessero trafugato l'opera in tutta fretta e, con l'intento di recuperarla nei giorni successivi, l'avessero appoggiata all'interno di un'intercapedine sulla parete esterna del museo. Tuttavia, il clamore mediatico suscitato dai media per la clamorosa sparizione, li avrebbe dissuasi dall'idea di appropriarsene successivamente. Dunque, il quadro sarebbe rimasto incastrato nell'angusto interstizio fino allo scorso dicembre quando, durante il lavori di sdradicamento di una folta pianta d'edera, i giardinieri avrebbero scovato il ritratto sigillato all'interno di un sacco nero in plastica.

Così, lo scorso 10 dieci dicembre, l'opera klimtiana è "riemersa" dal luogo in cui era stata artatamente occultata e affidata alla perizie di esperti, in collaborazione con l'autorità giudiziaria diretta dal procuratore Pietro Ostuni, per accertarne la paternità. Oggi, la lieta notizia comunicata dal Comune di Piacenza. "Su questo quadro di uno dei fondatori del Secessionismo viennese, il grandissimo interesse, da sempre presente – spiegano il sindaco Barbieri e l'assessore alla cultura Papamarenghi - è esploso a partire dalla data del suo ritrovamento vedendoci immediatamente attivi per preparare il territorio al riscontro internazionale che lo aspetta ma anche per una non secondaria attività di promozione, tra cui il lavoro per la redazione di un importante libro che ne valorizzi la storia e renda anche nazional popolare l’appeal dell’opera e di Piacenza".

Ma se parte del "giallo" ha trovato una lieta conclusione, resta ancora un anelito di mistero intorno al soggetto della dibattuta tela. Non è chiaro, infatti, chi sia la donna ritratta. Qualcuno insinua il dubbio che si tratti di Alma Mahler, amante e musa ispiratrice di Klimt; qualcun altro di Ria Munk, una giovane donna appartenente ad una facoltosa famiglia ebrea di origini ungheresi di inizio novecento. L'unica incognita, forse, che è destinata a rimanere tale per sempre.

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