"Senza Ong, più morti in mare". Ma i dati smentiscono la Kyenge

Cecile Kyenge sulla polemica relativa alle Ong: "Salvano vite. Senza di loro ci sarebbero più morti". Ma i dati parlano chiaro: i decessi sono aumentati

"Senza Ong, più morti in mare". Ma i dati smentiscono la Kyenge

"Le Ong compiono da anni un lavoro di grandissima importanza". Parola di Cecile Kyenge. L'ex ministro dell'Integrazione del governo Letta entra a gamba tesa nel dibattito sulle operazioni di salvataggio delle associazioni umanitarie nel Mar Mediterraneo. "Se non ci fossero loro - afferma l'eurodeputata - i morti sarebbero molti di più". Peccato si tratti di una bugia.

Checché ne dica l'onorevole Pd, infatti, i dati attestano che da quando le Organizzazioni Non Governative pattugliano le coste della Libia e recuperano immigrati, i naufragi e i decessi in mare non sono diminuiti. Sono aumentati. A certificarlo sono i freddi numeri diffusi da chi di operazioni SAR (ricerca e soccorso) se ne intende: la Guardia Costiera italiana. Nell'ultimo report pubblicato dal corpo specialistico della Marina Militare si legge chiaramente che nel 2016 (anno di maggior attività delle Ong) gli eventi SAR sono aumentati del 52% rispetto al 2015. Nel 2014 i natanti non-profit erano riusciti a salvare dall'annegamento appena 1.450 immigrati, nel 2015 sono diventati 20.063 e nel 2016 hanno registrato un boom inimmaginabile: 46.796 migranti recuperati.

Ci si attenderebbe dunque che grazie all'azione salvifica delle Ong, come sostiene la Kyenge, nel 2016 gli stranieri scomparsi o risucchiati dalle onde fossero molti meno rispetto all'anno precedente. E invece il report della Guardia Costiera dimostra che i decessi nel Mediterraneo sono aumentati del 23%. Come confermano anche l'Oim e l'Unhcr, i morti nella rotta centrale del Mare Nostrum sono stati 2.913 nel 2015 e 4.199 nell'anno successivo. Questo significa che se prima dell'arrivo delle varie Msf, Save The Children, Moas e via dicendo morivano "solo" 1,86 persone ogni 100 che intraprendevano i viaggi della disperazione, nel 2016 il dato è schizzato fino a 2,40 decessi ogni cento partenze. E sono numeri al ribasso. Come spiegato dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, infatti, negli anni scorsi i naufragi avvenivano "in alto mare, ma comunque in zone ben controllate dagli assetti navali" ed era possibile "disporre di elementi attendibili". Mentre oggi - a causa della presenza delle Ong - le bagnarole cominciano ad imbarcare acqua troppo vicine alla Libia e quindi "non esiste documentazione", se non i racconti di chi sopravvive.

"Bisogna aspettare la fine delle indagini prima di puntare il dito, altrimenti avveleniamo un clima già incandescente su una questione così sensibile e in un momento così difficile", insiste però la Kyenge. Che poi aggiunge: "Servono regole chiare e trasparenti per aiutare le persone del settore a lavorare tranquillamente senza perdere l'obiettivo di salvare vite umane". Posizioni legittime, per carità. Ma non si dica che grazie alle Ong sono diminuiti i decessi in mare. Perché si tratta di una fake news.

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