L'Inps spende 700 euro per mandare 100 lettere identiche a un lavoratore

Invia cento raccomandate a un dipendente Gtt, azienda di trasporti di Torino, per comunicare che non ha diritto a un’indennità. Una per ogni giorno di congedo

Un errore costato soldi e tempo a un uomo di Torino. Denaro dei contribuenti per pagare e colmare le inefficienze di questa azienda pubblica. Qualcosa per cui vale la pena indignarsi. L’Inps di Torino ha inviato 94 raccomandate a un singolo lavoratore con la medesima comunicazione. Il malcapitato è un dipendente Gtt (l’azienda di trasporto pubblico locale), il quale nella cassetta della posta si è trovato 50 avvisi di giacenza e altri 44 tre giorni dopo.

All’ufficio postale di corso Grosseto, dopo tre ore e mezzo tra code e firme su ogni ricevuta di ritorno, ha scoperto che il contenuto delle missive era uguale per tutte. L’ente gli comunicava che i 50 giorni di congedo parentale di cui aveva goduto negli ultimi due anni non prevedevano alcuna indennità, poiché riferiti a un bambino maggiore di 8 anni. “In pratica mi hanno sommerso di carta per dirmi l’ovvio”, ha commentato il lavoratore.

L’uomo quando ha visto quella massa di carta che intasava la buca delle lettere ha subito pensato a un problema grave. Multe di cui non era a conoscenza per un’infrazione stradale ripetuta chissà quante volte senza saperlo. Cartelle esattoriali, notifiche burocratiche. Insomma, una mole di presunti guai che lo hanno convinto a correre subito alla Posta per capire chi fosse il mittente di tutti quegli avvisi di giacenza e per quale ragione gli erano state notificate tutte quelle raccomandate.

All’ufficio postale il signore ha srotolato di fronte allo sportello i metri di carta con i vari avvisi di giacenza, scoprendo, nell’incredulità delle lavoratrici delle Poste, che le raccomandate erano dell’Inps che comunicava a lui, e per copia alla Gtt, una cosa che sapeva benissimo anche prima. E cioè che i giorni di congedo parentale di cui ha goduto negli ultimi due anni non prevedevano alcuna indennità. “Conosco bene le condizioni per chiedere le giornate di congedo parentale, in più quando si compila la domanda online e quando si ottiene il via libera dall’azienda viene sempre ricordato che dopo gli otto anni del bambino quelle giornate non vengono pagate. Mi chiedo perché l’Inps abbia dovuto ribadirlo, per altro con un metodo così costoso”, ha affermato il malcapitato.

Ha fatto poi un conto: tra le raccomandate per lui e quelle per l’azienda, il costo per l’Inps è stato di quasi 700 euro. Soldi dei contribuenti, spesi inutilmente dato che l’azienda di previdenza ha anche la sua mail certificata per le comunicazioni ufficiali. Senza contare lo spavento e il tempo che l’uomo, e l’addetta allo sportello delle poste, hanno dovuto impiegare per smaltire la procedura. L’Inps spiega che non si tratta di una procedura ordinaria. È probabile che l’invio delle raccomandate sia stato determinato da un problema informatico. E noi paghiamo, sempre.