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L'antico regime televisivo si aggrappa ai suoi velluti

Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente, controlla il passato. Questa è la celebre definizione del potere che George Orwell scrisse nel suo capolavoro profetico 1984

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Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente, controlla il passato. Questa è la celebre definizione del potere che George Orwell scrisse nel suo capolavoro profetico 1984. Riadattato alla storia italiana del dopoguerra, questo giudizio del romanziere britannico si potrebbe sintetizzare così: chi controlla la Rai controlla il presente e il passato, e così facendo mette le mani sul futuro.

Questa è stata la pratica di tutti i partiti a cominciare dalla Democrazia Cristiana, finché non cominciò a condividerla prima con i socialisti e poi con i comunisti. La situazione non è cambiata moltissimo con l'arrivo delle televisioni commerciali e Mediaset, che pure hanno liberalizzato i modi di raccontare la realtà, perché vincolate dalla loro clientela pubblicitaria. La Rai dei tempi andati era nota per la lottizzazione. Mauro Bubbico, che fu un eccellente democristiano di potere, diceva scherzando che il suo partito non voleva la lottizzazione della Rai, ma il latifondo. Egemonia totale.

Oggi il tema è tornato sulle prime pagine, perché chi abitava il palazzo di viale Mazzini - vedendo arrivare i rappresentanti della nuova maggioranza - si aggrappa alle tende e piange per il potere perduto. Nessun governo del passato ha saputo fare della Rai un'azienda indipendente dalla politica, perché mai la politica ha voluto rinunciare alla Rai. Nel Regno Unito, la mitica Bbc, pur non essendo il campione tanto celebrato, è tuttavia piuttosto indipendente. Nel mondo occidentale esistono esempi di televisioni autonome, ma in nessuna democrazia occidentale esiste qualcosa di simile alla Rai, perché il prodotto lordo (nel senso di poco pulito) di questa fabbrica è il controllo delle opinioni, ma lottizzate: mentono tutti, ma a favore di un partito.

Il suo Dna resta egemonico: non una tirannia, ma l'occupazione dello spazio culturale, cioè il controllo delle emozioni più che delle informazioni. L'egemonia culturale in Italia è una delle poche scienze esatte, a partire dal fascismo che fece da modello all'egemonia culturale comunista, in una concordata spartizione con il partito cattolico. Tutto ciò è preistoria. Ma è anche cronaca, perché la Rai dell'Ancien Régime, con le sue parrucche e i velluti, emette grida di stupore scandalizzato, se viene spedita in soffitta o a Discovery. Non a caso il modo di fare televisione di Fabio Fazio, un grande anchorman faziosissimo, avviene in un teatrale clima di tragedia.

Il mondo cambia e cambiano gli italiani. Sarebbe stato meglio forse che la Rai fosse un ente astratto sulle nuvole, senza alcun rapporto con la politica. Ma non possiamo esserne sicuri. Sarebbe invece augurabile che i nuovi dirigenti espressi dalla maggioranza politica, sapessero somministrare iniezioni di libertà liberale su un corpo maltrattato dalle servitù. Vedremo presto se le nostre sono speranze realistiche e se il nuovo prevarrà sul decrepito.

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