Tutte le sentenze di Banfi: "Speranza ortolano". E su Draghi...

Intervista all'attore pugliese 84enne. Dal calcio alla politica: "Draghi mi piace, parla chiaro ed è vicino alla gente. Sarà il prossimo presidente della Repubblica"

Tutte le sentenze di Banfi: "Speranza ortolano". E su Draghi...

“Condannateli a 10 anni di carcere. Volevano fare la lega dei ricchi? Adesso se lo prendono in quel posto…”. La sentenza arriva da Oronzo Canà, in arte Lino Banfi. L’attore pugliese 84enne, che ha interpretato il ruolo di mister della Longobarda nello storico film “L’allenatore nel pallone”, è sincero come pochi: le 12 squadre (le tre italiane: Juventus, Inter e Milan) che volevano organizzare la Superlega, stavano per fare una “cazzeta pazzesca”: “Hanno fatto la fine dei colonnelli che provano a fare i golpe e diventano poi caporali”. La stessa schiettezza Banfi mostra di averla verso ogni tema, d’altronde il “nonno d’Italia”, riconosciuto da film e fiction come “Un medico in famiglia”, non ha di certo paura di esprimere le proprie idee.

Come valuta la gestione della pandemia?

“Caotica, soprattutto all’inizio. Non mi ha stupito però. La politica agisce così quando le cose vanno bene, figuriamoci quando vanno male”.

A cosa si riferisce in particolare?

“Beh, parlava uno e subito veniva smentito da un altro. Per le persone normali non era affatto facile capire come stessero davvero le cose. E poi consiglio a chi fa televisione di scandire bene le parole e togliersi la mascherina altrimenti i sordi come me non capiscono nulla”.

Draghi invece lo capisce bene quando parla?

“Mi ha meravigliato. Pensavo avesse un linguaggio forbito, visto il curriculum da banchiere di tutto rispetto. E invece parla come mangia, è umano e vicino alla gente. Ho sorriso quando in conferenza stampa ha detto: ‘Ho perso il filo…”. Nessun politico l’aveva mai ammesso prima. Sa chi mi ricorda?”

Chi?

“Carlo Azeglio Ciampi. Ha la stessa empatia. Sono sicuro infatti che lo imiterà e diventerà il prossimo presidente della Repubblica”.

Se lo dice lei…

“Poi certo, speravo facesse di più sul piano delle riaperture. Ma capisco che certe decisioni non possono essere prese in solitaria, ma serve un consenso più largo”.

Avrebbe voluto più riaperture?

“Sì. Non capisco, per esempio, perché siano stati chiusi per così tanto tempo cinema e teatri. Si potevano organizzare le distanze all’interno, magari con l’aiuto dei plexiglas… insomma, diciamo la verità: è molto più sicuro stare in un cinema che in un tram o in una metro. Infatti non vedo l’ora di andarci”.

E nei ristoranti?

“Anche. Io poi sono di parte visto che i miei figli hanno aperto “L’Orecchietteria” a Prati (quartiere centrale di Roma, ndr). Pure sui ristoranti non capisco alcune scelte”.

Tipo?

“Dal lunedì si potrà mangiare solo all’aperto e non al chiuso. Ma tutti quei locali che non hanno i dehors come faranno? Poi ci scandalizziamo delle proteste…”.

Ecco, ha visto quante manifestazioni nelle scorse settimane…

“Chi manifesta ha ragione al 182%. Non scherziamo. Quando non lavori da 7-8 mesi e non sai come portare un pasto a tavola, il minimo che puoi fare è protestare. Tra casse integrazioni che non arrivano, affitti e contributi da pagare ne so qualcosa…”.

E cosa pensa invece del coprifuoco alle 22?

“Un’altra sciocchezza. In pratica è quasi come non aprire la sera soprattutto al sud, dove non si cena prima di una certa ora. Non fai in tempo a sederti che subito devi tornare a casa. Bisognava allungarlo almeno fino alle 23”.

Chi è il responsabile di misure così restrittive? Il ministro Speranza?

“Mah, non lo so. Mi sembra che Speranza stia interpretando ‘il ruolo dell’ortolano’. Non so se sia tutta colpa sue e poi poverino, si ritrova già quel cognome…”.

I tempi e le modalità delle riaperture non la convincono… e la campagna vaccinale?

“Ci sono stati dei ritardi anche su quello, ma adesso mi sembra abbiano capito che bisogna velocizzare”.

Lei si è vaccinato?

“Sì, ho fatto ormai più di un mese fa sia la prima che la seconda dose con Moderna. Per questo faccio fatica a comprendere una cosa…”.

Cosa?

“Se mi sono vaccinato perché quando vado in Rai, due volte alla settimana per la mia rubrica, mi continuano a far fare i tamponi?”.

Per questo si sta mettendo a punto il pass vaccinale anche per gli spostamenti tra le regioni…

“Mi sembra una soluzione intelligente. Altrimenti per che cosa mi sono vaccinato a fare?”

Così presto, si spera, potremo tornare alla vita di prima. Cosa le manca di più?

“Come attore ovviamente il set. Anche se alla mia età sono riuscito comunque a fare qualcosa. Presto dovrebbe uscire un bel film, ‘Vecchie canaglie’, la prima opera di una brava regista, Chiara Sami. Io interpreto una parte drammatica… vedrete un Banfi diverso”.

Quando uscirà?

“Eh, dipende dalla ‘pandemia canaglia’ come ho detto al telefono al mio amico Al Bano. Il film è pronto, ma i distributori fino a quando i cinema erano chiusi non sapevano a chi distribuirlo. Spero comunque presto”.

Ci porteremo dietro qualcosa di positivo dopo questo periodo?

“Mi sembra si sia fortificato quel legame tra generazioni, tra nonno e nipote. Un legame che c’è in tutte le famiglie italiane”.

Quale generazione ha sofferto di più?

“All’inizio senza dubbio gli anziani. Penso soprattutto alle tante persone di una certa età, ospiti delle case di riposo. Non poter vedere i propri cari ha rappresentato una grandissima sofferenza per loro. Ma anche i giovani a cui è stata negata per molto tempo la scuola hanno dovuto pagare un prezzo alto. La parola d’ordine comunque è: vacciniamoci. Solo così potremo riacquistare la libertà…”.

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