Amara ora parla in tv: "Ecco cosa faceva la loggia Ungheria"

L'avvocato intervistato a Piazzapulita: "Tra di noi ci riconoscevamo con tre tocchi dell'indice sul polso"

Amara ora parla in tv: "Ecco cosa faceva la loggia Ungheria"

Si torna ancora a parlare del caso Amara e della misteriosa loggia Ungheria. Ad affrontare stavolta la questione è Corrado Formigli, che nel corso di Piazzapulita ha intervistato in escusiva l'avvocato Piero Amara, arrestato nel 2018 per i depistaggi dell’inchiesta Eni ed alcuni episodi di corruzione.

La loggia Ungheria

Che cosè la loggia Ungheria? Esiste davvero? Raggiunto dall'inviata di Quarta Repubblica, Amara aveva dichiarato di avere tutta l'intenzione di dare delle spiegazioni in merito a questo fantomatico gruppo di potere.

Più esplicito l'ex manager dell'Eni Vincenzo Armanna, che aveva fornito una descrizione precisa ed inquietante. "Non esiste nessuna loggia massonica chiamata Ungheria. Esiste un sistema che poteva essere travestito da loggia massonica? La risposta è sì. Ci sono appartenenti fissi a questo sistema? La risposta è sì. Sono sempre gli stessi? La risposta è sì", aveva dichiarato. Un gruppo di potere costituito da importanti personalità, come magistrati, imprenditori, avvocati, vertici della polizia e politici, che avrebbe addirittuta tentato di condizionare le nomine all'interno delle Procure.

Le rivelazioni di Amara

Per la prima volta in trasmissione Tv, Amara viene incalzato dalle domande del presentatore Formigli e degli ospiti in studio. "Comincio a parlare della Loggia Ungheria perché la Procura di Milano rinvenne un file in un mio computer, del 2015. Era un file indirizzato a una persona indicata come 'LL', era Luca Lotti. In questo documento si 'raccamondava' la posizione di una serie o di magistrati o di altri funzionari dello Stato che avevano esigenza di varia natura", esordisce l'avvocato." Quando ho deciso di collaborare con la giustizia ho pensato che o era una scelta radicale o non aveva senso". Arrestato nel febbraio 2018, ad Amara furono contestate due ipotesi di corruzione. "Sono stato ristretto nel carcere di Regina Coeli circa 5 mesi, poi ho avuto un periodo di domiciliari", racconta l'avvocato. "Quello è stato per me un momento di grande riflessione personale e morale, che mi ha convinto e che ha rafforzato dentro di me la forte, reale, determinata e decisa convinzione di collaborare con l'autorità giudiziaria", spiega. "Cercavo di limitare le mie deposizioni ai fatti rispetto ai quali ero e sono assolutamente certo, che descrivono, a mio avviso, molto peggio che non un'associazione segreta. Almeno per un certo periodo è stato facile per me acquisire o delle registrazioni o degli audio. Io ho registrato alcune di queste persone che fanno parte dell'associazione Ungheria".

Che rapporto ha Amara con la loggia Ungheria? Ne è forse il capo? Amara nega categoricamente. Il primo a parlargli del gruppo segreto, a suo dire, fu il dottor Giovanni Tinebra, magistrato italiano ex capo della Procura di Caltanissetta, deceduto nel 2017 . "Nell'ambito di una certa parte della magistratura ho avuto l'invito da parte del dottor Tinebra", dichiara infatti. "Tinebra mi onorò della sua amicizia, mi rappresentò e mi onorò di partecipare ad un gruppo più ristretto che condivideva degli ideali che all'epoca venivano rappresentati come ideali nobili".

Ed è qui che entra in gioco la loggia Ungheria. "Tra di noi ci riconoscevamo con tre tocchi dell'indice sul polso. Tra di noi, soltanto la prima volta o se c'erano dei dubbi, ci riconoscevamo così", racconta Amara. Perché il nome Ungheria? È riferito alla piazza romana? "Neppure io conosco il perché, è collegato probabilmente ad un fattore culturale".

Ci sono dunque delle registrazioni effettuate dall'avvocato che riguardano i soggetti appartenenti alla loggia Ungheria. Paolo Storari, il pm di Milano, che consegna i verbali a Piercamillo Davigo? "Storari decise di consegnare i verbali a Davigo nei primi mesi del 2020", spiega Amara, "quando gli interrogatori nei miei confronti erano ancora in corso. Lo avesse fatto un avvocato, sarebbe in carcere".

Il rapporto con Lotti

Quanto a Luca Lotti, che ha negato ogni rapporto con Amara, l'avvocato spiega: "Non solo confermo quello che ho detto, il dottor Lotti l'ho incontrato più volte, esisteva una forma di comunicazione con il dottor Lotti alla presidenza del Consiglio, però bisogna distinguere fra Lotti e Renzi. Col dottor Lotti il sistema di comunicazione era molto spesso mediato da Andrea Bacci, imprenditore fiorentino. Ad un certo punto fu costruito anche un rapporto economico, quando vi erano dei problemi di finanziamento alla Leopolda, per cui si aiutò una società, Racing Horse, che sta in Svizzera e che ricevette dei bonifici da un'altra società che sta a Malta: una era di interesse mio, l'altra del dottor Bacci. È possibile che noi l'abbiamo fatto per beneficienza, come può essere possibile che gli accordi fossero di natura diversa".

Comunque per quanto riguarda Lotti, "L'ho incontrato più volte alla presidenza del Consiglio, nel mio studio, con altri magistrati in bar e ristoranti". Da parte sua, Lotti ha inviato un comunicato a Piazzapulita: "Ho incontrato Amara in una circostanza assolutamente occasionale, peraltro già nota e in presenza di decine di persone, e soprattutto non ho mai ricevuto file da Amara. Di fronte a tali invenzioni diffamatorie mi riservo di valutare un'azione di querela verso l'avvocato Amara".

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