Coronavirus

L'ultima vignetta choc di Vauro: "Coronavirus? Ridateci l'Aids"

Il disegno di Vauro Senesi sul Covid-19 in prima pagina sul Fatto Quotidiano oggi in edicola scatena le polemiche

L'ultima vignetta choc di Vauro: "Coronavirus? Ridateci l'Aids"

"Basta coronavirus, ridateci l'Aids". Ecco l’ultima vignetta (choc) di Vauro Senesi, pubblicata in prima pagina su Il Fatto Quotidiano oggi in edicola. Il disegno dell’artista toscano indigna e scatena le polemiche. Nell’opera di giornata, viene ritratto un uomo che con mascherina abbassata urla arrabbiato contro il Covid-19, invocando paradossalmente il ritorno della sindrome da immunodeficienza acquisita.

Tra chi si arrabbia e sbotta per l’ultimo lavoro del vignettista toscano c’è una dei simboli della lotta all’Aids, Rosaria Iardino. Si tratta, per chi non lo sapesse, della ragazza del celeberrimo bacio con l'immunologo Fernando Aiuti; bacio ritratto in una fotografia tanto significativa quanto iconica che nel 1991 fece il giro del mondo, cambiando lo storia della lotta all’Hiv.

Raggiunta telefonicamente dall’Adnkronos Salute, la donna sieropositiva dall’età di diciassette anni commenta così la vignetta della "penna toscana": "Vuol dire non avere memoria, significa che le persone morte di Aids sono state uccise non solo clinicamente, ma anche socialmente. Sono morte due volte". La Iardino non usa mezzi termini e affonda il colpo parlando di "squallore e ignoranza terribile", oltre che di "messaggio diseducativo per le nuove generazioni".

E ancora: "Quindici anni di sterminio che in Italia hanno causato 44mila morti. Non averne memoria è da miserabili". L’esperta in politiche socio-sanitiarie e presidente della Fondazione The Bridge prosegue piccata: "La vignetta di Vauro sta offendendo 50mila famiglie che hanno avuto al proprio interno una persona morta di Aids".

Iardino, dunque, non ci sta al paragone tra coronavirus e Hiv: "Senza nulla togliere al Covid-19, l'Aids ha generato nel nostro Paese 44 mila morti e ancora ogni anno abbiamo circa 4 mila nuovi contagi. In quindici anni abbiamo avuto uno sterminio; poi sono arrivati i farmaci e oggi ringraziando il cielo stiamo bene. Ma parliamo di un'epidemia che si è stabilizzata dopo 30 anni e che venne considerata anch'essa pandemia. Io spero che non torni più nessuna malattia virale, altro che 'ridateci l'Aids!'. Vauro per un giorno può anche non scrivere. Non succede niente, anzi…".

Infine, Iardino infonde ottimismo: "Noi usciremo dal momento che stiamo vivendo". Poi, prima di chiudere, torna a ribattere colpo su colpo, invitando il governo a non dimenticarsi dei sieropositivi e della prevenzione: "Mi auguro che il 5%, non voglio allargarmi, dell'attenzione che il Governo sta dedicando al coronavirus venga poi destinata a un'attività di prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili come l'Hiv e l'Aids".

La replica di Vauro Senesi

In un post su Facebook intitolato "Il nemico visibile", Vauro risponde alle accuse di Iardino, dicendosi dispiaciuto, e senza risparmiare però qualche frecciatina: "Mi dispiace sinceramente che la signora Rosaria Lardino si sia sentita offesa personalmente. Agli insulti di certe testate giornalistiche e di certi politici invece sono abituato. A lei e solo a lei vorrei dire che non penso che nominare l'Aids sia uccidere due volte chi ne è stato vittima. Altrimenti dovrei credere che nominare l'automobile sia uccidere due volte le vittime e sono molte, degli incidenti stradali. Capisco che quando si affronta un nemico invisibile come un virus se ne cerchi di visibili, con tanto di faccia , nome e cognome e, ok, se qualcuno lo ritiene utile, mi arruolo tra questi ultimi". Il messaggio pubblicato sul social network, invece, con la seguente considerazione: "Solo poche parole riguardo la mia vignetta 'Ridateci l'Aids!'. Non per spiegarla, non per fare la solita pedante lezioncina su cosa sia la satira. La satira non è per tutti né deve piacere a tutti stop. Suscita reazioni perché la provocazione è la sua essenza. Ne suscita di più esagerate e violente più una società è affetta da incattivimento, paura e fanatismo".

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