L'uomo solo al comando arranca

Sono le 21.59 di martedì quando il termometro supera pericolosamente il livello di guardia. E conferma quella che negli ultimi giorni era stata un'impressione di molti: Giuseppe Conte è in piena sindrome Matteo Renzi

L'uomo solo al comando arranca

Sono le 21.59 di martedì quando il termometro supera pericolosamente il livello di guardia. E conferma quella che negli ultimi giorni era stata un'impressione di molti: Giuseppe Conte è in piena sindrome Matteo Renzi, un virus che in politica rischia di essere più devastante del Covid-19. E che negli anni ha fatto vittime illustri. Non solo l'ex segretario del Pd, ma pure un tecnico di tutto rispetto come Mario Monti. Per non dire di Matteo Salvini che però, a differenza dei suoi illustri compagni di viaggio, aveva dalla sua un'investitura popolare. E già, perché il fatto che Conte, Renzi o Monti siano arrivati a Palazzo Chigi senza alcun passaggio nelle urne non può che rendere ancora più preoccupante l'incipiente scollamento dal Paese reale e la pretesa di essere ormai «oltre». Un misto di presunzione e vanità, che porta il premier di turno a trattare con una certa sufficienza critiche che possono anche essere sbagliate nel merito ma sempre legittime. A Conte, per citarne solo alcuni episodi, ultimamente è successo spesso: nell'ultimo mese con la stampa («quando sarà al governo scriverà lei i decreti» oppure «lei farebbe meglio?», sono state le repliche alle domande non gradite di due diversi cronisti), ieri con l'opposizione («sono un po' confuso, dobbiamo capire dove incontrarci, ma ce la faremo», ha risposto con evidente tono di scherno a chi gli chiedeva conto dei rapporti con il centrodestra).

Di segnali, insomma, nelle ultime settimane ce ne sono stati molti. Così come di rumors riferiti da diversi esponenti del governo che non nascondono il loro imbarazzo per il nuovo corso intrapreso da Conte. Ormai concentrato esclusivamente sulla sua persona, pronto a compulsare spasmodicamente i sondaggi che lo vedono in continua ascesa. Così, preso atto del fatto che la sovraesposizione dovuta al lockdown gli ha di molto giovato, il premier ha deciso di ricreare in laboratorio le giuste condizioni per poter legittimamente restare in prima linea. Ecco come nasce la «pandemia» degli Stati generali, una passerella biblica di ben dieci giorni che ha l'ambizione per temi e location di essere un appuntamento istituzionale di altissimo respiro. Ma che ha come obiettivo quello di dare a Conte un pretesto formale per restare al centro della scena, ormai una sorta di uomo solo al comando. E così, anche ieri, è andata in scena la bucolica conferenza stampa ad uso e consumo di tg e social, con il premier in piedi nei giardini di Villa Pamphilj, il ciuffo sempre mosso da una timida brezza e il sottofondo degli uccellini che cinguettano. Sembra una scena di Biancaneve, invece è l'ennesima passerella serale di Conte.

Il rischio, concreto, è che fra qualche mese - quando i sondaggi avranno digerito ed elaborato il nuovo corso iperpresenzialista - il premier paghi un conto salato. La storia recente, d'altra parte, insegna che ormai le leadership si esauriscono in qualche anno. E più sono esposte mediaticamente, più sono brevi. Ne sa qualcosa Renzi, che nel 2016 era convinto di avere in mano il Paese e si è ritrovato messo alla porta da un referendum che è stato un plebiscito proprio contro la sua persona. Per non parlare di Monti e del bagno di realtà arrivato nel 2013 con la débâcle di Scelta civica. Per certi versi, uno scotto simile l'ha pagato anche Salvini. Che, portato in vetta da sondaggi che lo hanno dato anche al 35%, dopo l'estate del Papeete e la sconfitta in una Emilia Romagna data per espugnata è ora costretto a rincorrere su ogni palla. Tutti precedenti che a Conte non sembrano destare preoccupazione. Il premier per ora tira infatti dritto, ignorando le «sirene» non solo dell'opposizione ma pure del Pd. Per non parlare del Quirinale, preoccupato dal clima che si sta creando con l'opposizione e scettico sulla scelta di rimandare ancora una volta un pronunciamento del Parlamento sulla politica da adottare in Europa. Lo spettacolo di ieri alla Camera, d'altra parte, non è stato edificante per nessuno. Per il centrodestra, che si è diviso ancora una volta in tre (Lega che esce dall'aula, Fdi che non entra e Fi che, seppure molto critica, resta dentro). Ma soprattutto per chi ha responsabilità di governo, deciso a coltivare un'ambiguità che rischia di minare la credibilità dell'esecutivo italiano in tutte le sedi. Conte ha voluto evitare che si votasse sul Mes per scongiurare fibrillazioni nel M5s, ma ha ottenuto solo di presentarsi all'ennesimo Consiglio Ue senza la forza di un mandato del Parlamento. Un atteggiamento che a Bruxelles viene considerato un segno di fortissima debolezza. Il premier, però, in queste ore guarda poco alla politica e molto alla narrazione. Che lo deve raccontare ecumenico e super partes. Su tutti i media e soprattutto sui social. E infatti sono imperdibili i video che in questi giorni rimbalzano dagli account personali di Conte. Una perla quello delle 21.59 di martedì scorso. Un minuto e 23 secondi in cui il presidente del Consiglio fa «un grande in bocca al lupo» ai ragazzi che «domani affronteranno la maturità», un momento importante. «Settimane di inquietudine e di gioia» che «ancora adesso ricordo», s'immedesima Conte. «Tirate fuori il meglio di voi e cercate di fare un'ottima prova come confido riuscirete a fare», conclude con tono affabile. D'altra parte, si sa che effetto fa Palazzo Chigi sui suoi inquilini se persino l'impassibile Monti accettò di farsi immortalare in uno studio tv con in braccio il cagnolino Empy.