Il macellaio marocchino che smerciava la cocaina sotto il banco della carne

Arrestato dai carabinieri un trentenne di origine marocchine: i militari gli hanno trovato in casa una sostanza per diluire la droga

Di giorno macellaio, di notte spacciatore di droga. La doppia vita di un marocchino di trent'anni è stata scoperta dall'Arma dei Carabinieri di Sesto San Giovanni. Ufficialmente titolare di una macelleria araba a Monza, di fatto svolgeva il "lavoro" di pusher, soprattutto cocaina. Peraltro, si tratta di un soggetto già noto alle forze dell'ordine che era da poco uscito di prigione – dopo una condanna a tre anni – proprio per aver commesso il reato di spaccio di sostanze stupefacenti.

Il nordafricano, appena tornato in libertà, aveva ripreso le vecchie cattive abitudini, tornando a spacciare: gli uomini della Benemerita lo avevano tenuto sotto controllo, notando già da qualche settimane alcuni suoi strani spostamenti. L'uomo aveva infatti attirato l'attenzione perché era stato più e più volte visto sfrecciare per le strade di Sesto a bordo di un grosso scooter.

Dunque, i militari lo hanno seguito e fermato in località Concorezzo, in provincia di Monza e Brianza. Il magrebino è stato bloccato di fronte a un box di proprietà di alcuni suoi parenti: in seguito alla perquisizione, è stato trovato in possesso di oltre un chilogrammo di cocaina. L'involucro della "mattonella" recava un simbolo riconoscitivo: una stella a sei punte con al centro un simbolo tondo rosso. Uno di quei simboli con i quali - anche sul dark web, dove i mercanti della droga hanno trovato terreno fertilissimo per i loro loschi affari - è ormai solito per i narcotraficanti indicare le varie sostanze stupefacenti.

I carabinieri hanno sequestrato il blocco di polvere bianca di circa un chilo, la droga che distribuiva; in un interstizio dello stesso garage hanno poi trovato un chilo di mannite, usata di solito come sostanza da taglio.

Quel chilo di droga, dal valore di decine e decine di migliaia di euro, era così pronto a essere "tagliato" (diluito, per intenderci) con la mannite, così da poter raddoppiare quel chilo e ricavarne fuori – tramite lo spaccio – una somma ancor più ingente.

Il marocchino, che era in affidato in prova dopo un periodo di tre anni di carcere, secondo le prime ipotesi dei carabinieri, usava la macelleria anche per procacciarsi clienti (consumatori di droga, più che di carne). E per vista la quantità di droga sequestratagli, i militari pensando che quello dello spaccio fosse la sua primarie e illegale attività.

Il macellaio-spacciatore è stato condotto presso la casa circondariale di Monza, il Sanquirico.

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