Macerata, fu contagiato da Hiv in ospedale: 26 anni dopo è ancora senza risarcimento

L'uomo, che oggi vive tutte le complicazioni dell'Aids, divenne sieropositivo per un'antitetanica. La sua battaglia legale gli ha dato ragione, ma il ministero della Salute non ha ancora pagato il milione e 600mila euro che spettano al 45enne

Germano Santoni ha 45 anni. È originario di Camerino, in provincia di Macerata, ma risiede da tempo a Civitanova. È semiparalizzato, cieco e non gode di ottima salute a causa di un errore che, ormai tempo fa, ha cambiato completamente la sua esistenza. A 19 anni, infatti, un'iniezione per l'antitetanica, in ospedale, lo ha infettato con il virus dell'Hiv e oggi, 26 anni dopo, cerca giustizia nella aule di tribunale per avere il risarcimento che gli spetta.

La vicenda giudiziaria

Secondo quanto riportato da Il resto del Carlino, in primo grado e poi in appello, all'uomo è stato riconosciuto un risarcimento di oltre un milione e 600mila euro, ma anche se la sentenza è definitiva, permane un problema concreto: il minitero della Salute, ancora, non paga. Così il 45enne ha deciso di presentare un altro ricorso, questa volta al Tar, per riuscire a ottenere ciò che gli spetta da tempo e che, comunque, non gli restituirà la salute. Sia in primo grado, nel 2009, a Camerino, sia in appello ad Ancona nel 2018, i giudici hanno dato ragione all'uomo e con una sentenza ormai definitiva hanno condannato il ministero dell Salute, inserendo gli interessi. Ma nonostante solleciti e diffide, Santoni, finora, non avrebbe ricevuto soldi. Anche il Tar è dalla sua parte e il ministero ora ha 30 giorni per saldare il conto, altrimenti dovrebbe entrare in campo il commissario ad acta, nominato per l'esecuzione della sentenza.

La storia

Il suo calvario era iniziato quando, nella struttura ospedaliera, venne sottoposto a una puntura con emoderivati. A un anno da quell'episodio, il dottor Carlo Giuliani dell'ospedale di Marcerata, dopo una serie di accertamenti gli aveva diagnosticato il virus dell'immunodeficienza umana. All'epoca del contagio, Santoni era uno sportivo che da poco aveva terminato le scuole superiori e stava per iscriversi all'università, alla facoltà di economia. Ma l'esito di quegli esami (e l'errore umano) gli cambiarono ogni prospettiva di vita.

L'isolamento e le complicazioni

La paura del virus, che proprio in quegli anni iniziava a diffondersi, comportarono una serie di conseguenze fisiche (e sociali) completamente debilitanti. Dal 2001, infatti, la malattia dell'Aids è conclamata, complicata da toxoplasmosi cerebrale, cecità totale, emiparesi della parte sinistra del corpo, epilessia e diverse altre complicazioni. Ma a complicare l'esistenza del 45enne anche la necessità di abbandonare la propria abitazione dopo il terremoto.

La battaglia (quotidiana) e giudiziaria

Oltre a lottare contro la malattia, Santoni da tempo prosegue la sua battaglia giudiziaria. Le spese mediche e per l'assistenza sono piuttosto ingenti, ma necessarie. Al quotidiano bolognese avrebbe dichiarato di essersi dovuto "indebitare pesantemente" per il conflitto giudiziario iniziato nel 1994: "Ho fatto istanze, richieste, ricorsi. Prima il ministero della Salute negava che ci fosse il nesso causale, la prova che il contagio fosse stato determinato dall'antitetanica. Ho dovute fare causa e pagare le perizie per dimostrare che era così".

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