Il male necessario che ha salvato il Paese

E adesso cosa diranno gli estremisti No Vax che per mesi hanno sbraitato di una dittatura sanitaria permanente?

Il male necessario che ha salvato il Paese

E adesso cosa diranno gli estremisti No Vax che per mesi hanno sbraitato di una dittatura sanitaria permanente? Quelli che, come in un incubo distopico, prevedevano un «fine Green pass mai»? Si spacceranno per partigiani e diranno che senza le loro denunce non ci sarebbe stata la «liberazione»? Ne prenderanno una versione cartacea e l'appenderanno a «testa» in giù a piazzale Loreto? La notizia è semplice ed è buona, anzi ottima: il primo maggio - festa dei lavoratori - il passaporto vaccinale va definitivamente in pensione. E già da aprile saltano le prime restrizioni. Basta. Stop. Tutto chiuso nell'archivio degli anni più brutti del periodo recente. È un buon motivo per festeggiare, ma prima è opportuno fare alcune riflessioni.

Qui, dalle parti del Giornale, troppi lacci, lacciuoli e limitazioni non sono mai stati ospiti graditi. Però c'è un però, e anche molto grande. Ed è il numero gigantesco di vittime che la pandemia ha lasciato sul campo. Una guerra, seppure con un nemico invisibile, non la si può combattere con gli strumenti tradizionali: è una questione di pragmatismo. Il Green pass era - finalmente possiamo iniziare a parlarne al passato - uno strumento e non un fine. Non era il codice a barre che i complottisti credevano che lo Stato orwelliano ci avrebbe tatuato sull'avambraccio. Lo dimostra proprio il fatto che il primo maggio (si poteva fare prima) arrivi al suo termine. Ma non era nemmeno un feticcio da idolatrare. Era uno strumento - sicuramente contraddittorio e sbilenco - per arginare una pandemia che ha travolto il mondo e messo in ginocchio l'Italia.

Sia chiaro: a nessuno piace dover sfoderare un Qr code per entrare al ristorante o salire su un treno. Ma se oggi - nonostante il Covid stia cercando di rialzare la testa -, gli ospedali non sono sotto stress e le nostre vite hanno potuto reindossare gli abiti della normalità, è grazie a quelle vaccinazioni che la tessera verde ha imposto di fare. E torniamo al pragmatismo di cui sopra: il Green pass è servito per riaprire e ripartire. Poteva funzionare meglio? Assolutamente sì, ma è stato il figlio frettoloso di una logica emergenziale. Senza quel passaporto non avremmo messo al riparo la nostra economia ma, soprattutto, non avremmo messo all'angolo il mostro del Covid: in un anno ottantamila morti sono stati evitati grazie ai vaccini. Ora, archiviata l'emergenza, sarebbe opportuno mettere in naftalina anche la polemica No Vax che per mesi ha avvelenato il Paese. Pochi ringrazieranno il certificato verde e nessuno lo rimpiangerà, soltanto gli orfani del complotto di Big Pharma, che non sapranno come baloccarsi. Fino alla prossima dittatura immaginaria. Ciao ciao Green pass.

Anzi, addio.

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