Mattia, naufrago per nove ore in mare. I consigli dell'esperto su come sopravvivere

Ha fatto il giro del mondo la notizia del 28enne Mattia Veronese rimasto in balìa delle onde e del mare mosso per nove ore, dopo un tuffo notturno con gli amici. Abbiamo chiesto consigli a Daniele Dal Canto uno dei survivalisti più noti in Italia

Mattia, naufrago per nove ore in mare. I consigli dell'esperto su come sopravvivere

Ha lottato per 9 ore contro il mare per salvarsi la vita. Mattia Veronese, 28 anni, era finito alla deriva a Porto Tolle durante un bagno di mezzanotte con gli amici. Si era tuffato incautamente, nonostante le onde alte e la corrente che spingeva verso il largo. Dato per disperso, è stato ritrovato la mattina successiva riverso su uno scoglio. Una notizia, per fortuna a lieto fine, che annovera il giovane tra i "miracolati". Se grazie alla tenacia, al pensiero costante alla famiglia ("mentre provavo a mettermi in salvo pensavo alla famiglia") Mattia si è salvato e ora sta bene, sono tanti gli incidenti in mare o in montagna, che non lasciano scampo. Gesti incauti e poca esperienza, spesso mettono a rischio la vita più di quanto si possa immaginare. Oltre ad una dose di buonsenso, che è il "salvavita" più efficace, ci sono però casi in cui ci si trova in pericolo a prescindere da quello che faccciamo. Ne abbiamo parlato con Daniele Dal Canto uno dei survivalisti italiani più imporanti. Presidente e istruttorore capo della Selvans Wilderness Academy ASDSelvans Wilderness Academy asd, scuola leader nel settore Survival e Bushcraft a livello nazionale. Si occupa di sopravvivenza, Buschcraft, urban survival e Prepping da oltre 26 anni, sia sul territorio italiano e estero.

Daniele, può spiegare prima di tutto cosa significa essere un survivalista?

"Essere survivalista o survival, nel mio caso è uno stile di vita oltre che una professione. Insegno teorie e tecniche di sopravvivenza da oltre ventisei anni, sul tutto il territorio italiano e all’estero. Più che tecnica la definirei una “strategia”. Una delle tante che il nostro genere umano mette in atto dalla notte dei tempi. Iniziare da dove siamo, utilizzando quello che abbiamo per fare il necessario è una di queste, che io ho accolto e quotidianamente metto in atto, oltre allo studio e alla pratica di tecniche di sopravvivenza".

Nel periodo estivo ci sono molti incidenti in acqua, come ci si deve comportare se ci rendiamo conto di trovarci in una situazione di pericolo?

"Le emergenze sono molte e con dinamiche sempre diverse. Sicuramente una delle prime manovre da effettuare è quella di allertare il prima possibile i soccorsi, sia nel caso di un coinvolgimento diretto, o se testimoni. La chiamata di emergenza effettuata con telefono cellulare o smartphone ha lo scopo di attivare il servizio di soccorso preposto. Per le emergenze in mare il numero è il 1530 per contattare la Guardi Costiera. Se non si dovesse ricordate il numero di soccorso della Gc , si può chiamare 112/118 per contattare la centrale operativa emergenze, nella quale vengono convogliate le linee 112-113-115 e 118. La chiamata va effettuata seguendo questa sequenza: Mantenete la calma e parlate con chiarezza Indicate il luogo dell’evento o le coordinate in cui vi trovate, descrivete il tipo d’evento, segnalate se ci sono feriti, segnalate quante persone sono coinvolte e, infine, comunicate le vostre generalità.

Nonostante si sia salvato, Mattia Veronese quali errori ha commesso?

"Se tralasciamo l’imprudenza di un gesto del genere, cioè fare il bagno di notte con mare mosso e oltretutto in un area con forti correnti, l’errore che emerge dal racconto del superstite è che si è allontanato un po' troppo dai compagni. Il rumore delle onde e il buio hanno eliminato la possibilità di essere individuato e annichilito le grida dal giovane. È anche vero però che durante il suo “naufragio”, Mattia ha messo in atto una sua strategia di sopravvivenza, che nonostante l’inesperienza il suo non buon rapporto con l’acqua, gli ha permesso di rimanere vivo".

Cosa avrebbe dovuto fare il ragazzo?

"Come detto sopra, una volta che si diventa vittima di emergenze del genere c’è poco da fare. Il detto “in balìa delle onde” la dice tutta. Sei lì, con il mare grosso, da solo e al buio a lottare per la tua sopravvivenza scongiurando l’annegamento. Quello che poteva fare era ridurre il rischio di imbattersi in uno scenario del genere cercando di prevederlo, ma una volata dentro l’emergenza si lotta e Mattia l’ha fatto".

Lei ha compiuto molti salvataggi, qual è la cosa più importante da fare per chi si trova in una situazione di pericolo?

"Concentrarsi sul “qui e ora”. Molto spesso le persone che si trovano vittime di incidenti di questo tipo, anche chi si perde in un bosco o in montagna, sono più inclini a preoccuparsi dei propri cari a casa, che potrebbero stare in pensiero, o quanto quella disavventura possa minacciare la loro l’immagine sociale e personale, quasi mettendo in secondo piano il loro stato emergenziale. Rimanere lucidi e concentrati su quello che stiamo affrontando fa la differenza tra la vita e la morte. L’attenzione e la concentrazione salvano. Niente distrazioni o pensieri che possano far abbassare la guardia".

Invece come ci si deve comportare in acqua?

"Un incidente di questo tipo mette a dura prova anche i migliori nuotatori. Con il mare grosso e la forte corrente, le forze vengono meno rapidamente e il coordinamento dei movimenti diventa difficile. La prima cosa, come dicevo, di cui bisogna preoccuparsi è quella di rimanere lucidi per non commettere ulteriori errori. Cercare di attirare l’attenzione per farsi individuare da chi è presente, in questo caso gli amici. Mantenere un assetto in acqua che favorisca il galleggiamento, come sdraiarsi sul dorso “fare il morto a galla” tenendo il più possibile fuori dall’acqua il viso e testa. Se abbiamo difficoltà con questa tecnica, ad esempio le gambe vanno a fondo, cambiamo assetto con la tecnica anti annegamento. Sdraiandoci a pancia in giù con il viso nell’acqua allargando le braccia. Quando si deve respirare, si spinge con le braccia vero il basso e si solleva la testa quanto basta per respirare".

Cosa si può usare in situazioni di pericolo e quale sono le cose che dobbiamo temere o evitare?

"Un fischietto di emergenza avrebbe aiutato a chiedere aiuto, risparmiando fiato ed energie. Una luce impermeabile avrebbe facilitato l’individuazione. Questi per questo caso specifico, per altre emergenze analoghe su natanti e imbarcazioni si può disporre di kit di sopravvivenza e emergenza, cha vanno dal giubbotto di salvataggio alla radio e GPS, e nelle situazioni più gravi, zattere autogonfiabili di salvataggio. Il mare va temuto, gli va portato rispetto perché come la montagna “ha sempre vent’anni”. Evitare con la prevenzione e la pianificazione situazioni potenzialmente pericolose".

Cosa direbbe a Mattia?

"Benvenuto nel Club dei Sopravvissuti".

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