"Meno isolamento, il virus non è più lo stesso"

Il prof del Gemelli, Roberto Cauda: "Entro febbraio boom di contagi. La terza dose può chiudere la partita"

"Meno isolamento, il virus non è più lo stesso"

Quarantena, isolamento, tamponi e vaccini. Le misure vanno adeguate di volta in volta di fronte ad una situazione in continua evoluzione. È il parere del professor Roberto Cauda, direttore di Malattie infettive del Policlinico Gemelli e da qualche giorno anche membro dello Scientific Advisory Group dell'Agenzia europea per i farmaci, Ema.

Professor Cauda, è prudente ridurre la quarantena?

«Isolamento e quarantena sono misure sempre utili per limitare la diffusione del virus e circoscrivere i cluster. Non soltanto per il Covid ma per tutte le malattie infettive trasmissibili per via aerea. Ma le regole per la quarantena non sono scritte sulla pietra ed è ovvio che possano cambiare alla luce di nuovi dati. All'inizio i giorni erano 14 poi sono stati ridotti. Le norme hanno un costrutto scientifico ma vanno aggiornate di volta in volta di fronte ad un virus che circola. Ora dobbiamo fare i conti con Omicron che ha tempi incubazione più brevi rispetto alle precedenti varianti. Dunque occorre tener conto di questo dato e del fatto che circa il 29% della popolazione ha ricevuto già anche la terza dose e il 90 % è protetto con la seconda. Ridurre la quarantena è un'ipotesi percorribile».

Anche se vaccinato però mi posso contagiare?

«La variante Omicron buca il vaccino che però comunque protegge bene da malattia grave. Non dall'infezione ed è per questo che abbiamo numeri in crescita che poi diventano un problema per la sanità pubblica. Molti altri vaccini quello per la pertosse ad esempio proteggono dalla malattia ma non dal contagio. Il vaccino ci protegge dalla malattia grave, dal ricovero e dalla morte».

Dobbiamo aspettarci un boom di contagi dopo le feste?

«In tempi ravvicinati arriverà una nuova onda d'urto tra gennaio e febbraio. Quindi se una grande quantità di persone sarà costretta in quarantena non è sbagliato introdurre distinguo tra chi ha già ricevuto la terza dose ed è quindi molto ben protetto e chi invece ha ricevuto una seconda dose da più di sei mesi. Capisco che possa sembrare che si navighi a vista ma occorre accumulare dati sulla base dell'esperienza. Per esempio non sappiamo quanto dura la protezione della 3 dose. Potrebbe anche chiudere la partita o invece potrebbe essere necessario un nuovo richiamo».

Ma la variante Omicron provoca una malattia meno grave?

«Vediamo meno polmoniti e più mal di gola e raffreddori. È molto più veloce: è possibile verificare la positività dopo due giorni mentre all'inizio si dovevano aspettare 5 o 6 giorni per effettuare il tampone».

Quanto possiamo fidarci del tampone antigenico?

«Occorre essere realisti non saremmo mai arrivati a fare milioni di tamponi se avessimo impiegato soltanto i molecolari. Quindi l'utilità dell'antigenico è innegabile. Certamente non è sicuro al 100 per cento, abbiamo una buona percentuale di falsi negativi circa il 30%. Ma non possiamo farne a meno».

Tra quanto Omicron sarà prevalente? E quando usciremo davvero dalla pandemia?

«Data la sua velocità entro fine anno avremo una maggioranza di casi Omicron. Visto che il vaccino non protegge dall'infezione e che ci saranno molti asintomatici in giro invito ancora una volta ad indossare la mascherina all'aperto e ad evitare assembramenti. Anche in casa. Ci sono 300 vaccini allo studio pure per via orale e via inalatoria. La partita si chiuderà con la scienza ma dobbiamo aiutarla con comportamenti responsabili».

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