Merate, il centro disabili è chiuso ma la retta arriva comunque

I figli non possono andare, ma i loro genitori devono comunque pagare. Chiesta la somma di trecento euro senza aver ricevuto il servizio

In un momento in cui tutto è chiuso: scuole, nidi, università, lascia di stucco la richiesta di un centro disabili di Merate, comune in provincia di Lecco. I genitori di alcuni ragazzi si sono visti recapitare a casa il bollettino di trecento euro relativo alla retta da saldare. Per giunta, non avendo ricevuto nessun servizio a causa della chiusura causata dall’emergenza coronavirus.

Il centro è chiuso ma si paga comunque

Il fatto è stato raccontato da il Giorno, che ha spiegato della brutta sorpresa che hanno trovato nell’uovo di Pasqua una trentina di genitori lombardi. Il Centro diurno disabili di Merate è chiuso da tempo, così come tante altre strutture, ma questo non ha fermato l’amministrazione che ha spedito regolarmente i bollettini delle rette da pagare. Per queste famiglie già è un notevole problema dover assistere da soli, nella propria abitazione, dei ragazzi con problemi che solitamente vengono seguiti all’interno del Centro. Invece adesso sono sulle spalle, giorno e notte, di mamma e papà. Che sono sicuramente felici di occuparsi di loro, anche se è un lavoro duro e complicato. La cosa assurda è che si siano trovati nella buca delle lettere la retta da pagare per un servizio che non hanno ricevuto.

La denuncia di un padre

A denunciare l’assurdità è stato Costantino Scopel, 78 anni, uno dei padri beffati, nonché fondatore dell’associazione Il Granaio, comunità alloggio di Paderno d’Adda per disabili adulti. L’uomo ha così scritto: “Cari responsabili di Retesalute che gestite il servizio, nell’augurarvi la Pasqua, abbiamo scoperto che la nostra festività non sarà serena. Nonostante la struttura sia chiusa voi fate pagare la retta agli utenti disabili, come se i nostri figli la frequentassero. Io non so in che mondo vivete”.

La beffa è che altre strutture, come asili e scuole materne, hanno sospeso le rette. Non questa dei disabili, però, che ricevono solo 270 euro di pensione di invalidità, e che spesso sono figli di pensionati e persone disoccupate. “I dipendenti e gli educatori sono a casa in cassa integrazione, non avete spese di gestione eppure fate pagare la retta. Ma non siete stati posti in quella situazione per aiutare chi è in difficoltà? Ma non avete un poco di vergogna?" ha continuato il 78enne. Se poi si vuole mettere i puntini sulle i, il servizio in questione non sarebbe neanche dovuto essere sospeso, in modo da continuare ad aiutare chi necessita di supporto in mesi così difficili e delicati.

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