"La mia compagna colpita da un ictus. Non parla e non potevo vederla"

Roberto (nome di fantasia) ci racconta il dolore di non esser potuto stare accanto alla sua compagna, ricoverata in ospedale da mesi. Le misure anti-Covid lo hanno tenuto lontano dalla sua amata

"La mia compagna colpita da un ictus. Non parla e non potevo vederla"

“Era mercoledì 25 marzo, Arezzo si svegliò sotto una lieve “incaciatina” di neve, fu quella mattina che ti trasferirono dalle Scotte, esattamente due mesi fa, quando all’ingresso dell’ospedale dal mattino presto fermavo tutte le ambulanze per trovare quella dov’eri te, finalmente verso le 11,30 arrivasti, mi lasciarono salire per un solo minuto, quindi sono due mesi che non ti rivedo e non ti tocco”. Così Roberto (nome di fantasia) ha raccontato sui social la drammatica disavventura che ha riguardato la sua compagna.

Lo scorso febbraio, la 49enne Maria (nome di fantasia) è stata colpita da una trombosi che le ha causato un’emorragia celebrale e un conseguente coma. La donna è stata, dunque, ricoverata dal 13 febbraio al 25 marzo all’ospedale Scotte di Siena, specializzato in neurologia, e, poi, è stata trasferita all’ospedale La Gruccia di Montevarchi, in provincia di Arezzo. “Ci siamo avvicinati di chilometraggio perché noi siamo proprio di Arezzo, ma né io né i suoi genitori non la vediamo da oltre due mesi”, ha raccontato a ilGiornale.it Roberto che ha sempre lottato per rivederla, ma purtroppo le misure anti-Covid attuate dalla sanità, finora, glielo hanno impedito. “Le dottoresse che la seguivano ci hanno fanno fare qualche videochiamate, ma, in questa condizione, avrebbe bisogno di sentire familiari intorno”, aggiunge Roberto, visibilmente affranto per le condizioni della sua compagna che da febbraio non cammina, non parla e ha un intero lato del corpo colto dalla paralisi.

“Dall’ospedale non mi hanno mai dato troppe spiegazioni, mi hanno solo preso in giro dicendo che avrei potuta vederla a Pasqua, poi da aprile hanno slittato a metà maggio, poi a giugno…”, dice spiegando di essere preoccupato anche per la situazione psico-fisica della sua compagna. “Lei capisce tutto e, durante le videochiamate, vedo che si ricorda di noi e ride, ma so che sta cadendo in depressione”, dice l’uomo che appare sconcertato dalle modalità della ripartenza: “Qui riaprono tutto: spiagge, campionato ecc…, ma io non posso vedere mia moglie…”. In questi ultimi giorni, però, sembra essersi aperto uno spiraglio: “Dopo il post, mi hanno dato la possibilità di vederla giovedì per un’ora mentre fa logopedia. Non è una vera e proprio visita, non posso stare vicino al suo letto e abbracciarla, ma sempre meglio di niente”, conclude Roberto che si è già sottoposto a tutti gli esami per accertare la sua negatività al virus.

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