Il vescovo di Ventimiglia: "Migranti vanno aiutati anche a casa loro"

"La separazione e lo smembramento delle famiglie dovuto all'emigrazione rappresenta un grave problema per il tessuto sociale, morale e umano dei Paesi d'origine..."

Il vescovo di Ventimiglia: "Migranti vanno aiutati anche a casa loro"

"Oggi, mentre affermiamo con Papa Francesco il dovere dell'accoglienza di chi bussa alla nostra porta in condizioni di grave emergenza, occorre anche impegnarsi, forse più di quanto non sia stato fatto, per garantire ai popoli la possibilità di 'non emigrare', di vivere nella propria terra e di offrire là dove si è nati il proprio contributo al miglioramento sociale".

A dichiararlo è il vescovo della diocesi di Ventimiglia e Sanremo, Antonio Suetta, in una lettera con la quale risponde a un appello lanciato da più di 110 persone, tra parroci e direttori delle Caritas, docenti delle università pontificie e responsabili scout, suore di congregazioni religiose a operatori delle diocesi, con il quale si chiede di fermare il razzismo.

E se da una parte, nell'appello si da presente che: "non basta più attivarsi nelle opere concrete, occorre dare un segnale anche più 'politico', nel senso alto della parola", per combattere razzismo e xenofobia; dall'altra Suetta, sottolineando che: "Le lacrime dei tanti giovani immigrati che ho incontrato in questi anni danno ragione della complessità della vicenda", avverte: "La separazione e lo smembramento delle famiglie dovuto all'emigrazione rappresenta un grave problema per il tessuto sociale, morale e umano dei Paesi d'origine. L'emigrazione dei giovani rappresenta un grande depauperamento per l'Africa. Spesso, inoltre, a emigrare sono i giovani istruiti, nell'illusorio sogno del benessere europeo a portata di mano. Nell'impegno per l'accoglienza, si finisce spesso per trascurare quanti restano in quei Paesi, che spesso sono veramente i più poveri, anche culturalmente".

Suetta mette, quindi, in guardia sul: "difficile tema dell'immigrazione islamica, che pone un grave problema di integrazione con la nostra cultura occidentale e cristiana. Faccio riferimento a dati obiettivi, fonte spesso di problemi non indifferenti, posti dalla difficile conciliazione di concezioni assai diverse del diritto di famiglia, del ruolo della donna, del rapporto tra religione e politica".