Milano rinasce con il Salone. Un modello per tutta Italia

La Milano di questo inizio d'estate è un manifesto a cielo aperto della voglia di rinascere e socializzare

Milano rinasce con il Salone. Un modello per tutta Italia

La Milano di questo inizio d'estate è un manifesto a cielo aperto della voglia di rinascere e socializzare. E il Salone del Mobile ne diventa un simbolo naturale: l'esposizione di arredamento e design più importante al mondo rappresenta al tempo stesso un volano economico e un'occasione di divertimento. A Rho, nei meandri della Fiera, c'è il prodotto, gli addetti ai lavori; a Milano, nelle vie del Fuorisalone, design e fantasia sono al servizio di piccole e grandi movide. E le relazioni si formano a tutti i livelli, a tutte le ore: da quelle commerciali tipiche del business, alle feste più o meno esclusive nei palazzi pubblici e nelle case private. Stando ai numeri, parliamo di oltre 2mila espositori, di cui almeno un quarto stranieri, in un settore che ha prima mantenuto le posizioni pre Covid, e poi è tornato a volare sia sul mercato domestico, sia nell'export, con ricavi che nel primo trimestre di quest'anno registrano un aumento tendenziale del 24,5%. Il tutto al netto di una guerra che ha costretto arredo e legno-arredo a ridisegnarsi in fretta e furia: russi e Russia erano tradizionalmente ai primi posti per domanda e interesse di settore, mentre grandi buyer come i cinesi sono rimasti impantanati nella coda del lockdown. Ma in definitiva niente ha fermato l'onda della rinascita. Nemmeno l'ansia per l'inflazione galoppante, il nuovo mostro da sconfiggere. È questa la realtà che si specchia adesso nella città di Milano, e che si presenta a chi passa di qui in queste settimane. Lo scudetto vinto dal Milan sull'Inter, i concerti in Piazza Duomo e a San Siro, le maratone e le Stramilano. Tutti eventi da 50-100mila persone in giro che, uno via l'altro, si alternano scaricandosi con naturalezza su ricettività e viabilità cittadina. La Milano di questi mesi è un inno al boom dopo la pandemia. Così turistica, colorata e ospitale nella sua offerta completamente rivoluzionata dal lockdown, e così «sharing» con la sua selva di monopattini, biciclette e citycar in ogni angolo di strade e stradine. Una vitalità ritrovata e, sostanzialmente, istintiva: Milano è essa stessa la capacità di innovazione e ripartenza che mostra a tutta Italia. In fin dei conti non c'è una politica che possa rivendicare i meriti di questo boom, che appartengono ai suoi abitanti, lavoratori, studenti. Anzi, sembra quasi che a volte la politica sia più di intralcio rispetto a certi slanci d'impresa (vedi la questione del nuovo stadio) e che faccia molta fatica a gestire i fenomeni che più le dovrebbero competere (come quello della sicurezza). Sta di fatto che sarebbe sbagliato soffermarsi sui difetti di un modello pubblico-privato che fa ancora molta acqua. Non è questo il momento. Ora prevalgono lo stupore e la gioia che si toccano con mano andando a spasso per una città che, solo due anni fa, qualcuno dava per finita. La politica osservi e impari: amministrare come si deve cittadini come i milanesi è una bella fortuna.

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