Mottarone, accusa choc al "poker sovranista". Ma la verità è un'altra

Un articolo del Fatto mette nel mirino le ricette sovraniste per le riaperture legandole alla tragedia. Come stanno davvero le cose

Mottarone, accusa choc al "poker sovranista". Ma la verità è un'altra

La tragedia di Stresa (a mezzogiorno della scorsa domenica una delle due cabine della funivia per il Mottarone è precipitata nel vuoto da 50 metri a causa della rottura del cavo traente e del blocco consapevole e criminale dei freni d’emergenza: 14 morti, soltanto il piccolo Eitan si è salvato) unisce tutto il Paese nel cordoglio e nello sbigottimento. Una mazzata anche psicologica proprio mentre l’Italia sperimenta le prime riaperture dopo 15 lunghi mesi di pandemia. Anche per questo ha lasciato sinceramente esterrefatti l’articolo del “Fatto Quotidiano” a firma di Leonardo Coen comparso ieri, 27 maggio 2021, a pagina 3, la prima che cade sotto l’occhio del lettore che apre il quotidiano. Il titolo è “Il poker sovranista mette in gioco la nostra pelle”. E cosa c’entreranno mai i famigerati sovranisti con la tragedia della funivia? Ci illumina (si fa per dire) lo stesso Coen, che scrive: “Battersi e scatenare polemiche per aprire a tutti i costi bar e ristoranti, quando moltissimi dei loro gestori non rispettano più di tanto le regole anti-Covid, è un indizio di questa deriva. Si concedono i benefici della ‘ripresa’ a chi spesso e volentieri elude ed evade le imposte, impone il lavoro nero, non rispetta le norme di sicurezza”. Tradotto: la tragedia della funivia nasce nel clima di riaperture a tutti i costi, volute dalla Lega e da Fratelli d’Italia e dagli altri cattivoni sovranisti sparsi per il Paese.

Ora: a parte che anche il Presidente del Consiglio Mario Draghi, non un pericoloso sovranista, ha affermato solennemente che le riaperture saranno graduali ma irreversibili, ma forse Coen non ricorda che la seconda ondata di coronavirus in Italia (settembre-novembre 2020) fu scatenata soprattutto dall’affollamento dei mezzi pubblici tornati a riempirsi di studenti e pendolari, e non dai locali pubblici, chiusi quasi subito. Un settore che conta 333.640 attività tra ristoranti, bar, enoteche con cucina, eccetera, dove lavorano 1.252.000 persone. Un settore che nel 2018 ha generato 85,3 miliardi di fatturato, investendo 20 miliardi all’anno per l’acquisto dei prodotti. La stragrande maggioranza di ristoratori e baristi ha rispettato le norme e i protocolli di sicurezza, attingendo alla bisogna da bilanci già sottoposti a dimagrimento forzato dalle chiusure prolungate. Ristoranti e bar sono i principali canali di diffusione del settore agroalimentare italiano, cioè di 751.000 imprese agricole e 70.000 imprese dell’industria alimentare con un bacino di 3 milioni e 600mila lavoratori. Fermare oltre il necessario questo mondo significherebbe, in pratica, mettere a rischio quasi tutto ciò che lo stile italiano e il made in Italy rappresentano nel mondo. Non è un’isteria da sovranisti aver spinto per la ripartenza di questo settore, ma mera difesa per la sopravvivenza di una parte importante dell’economia e della stessa identità nazionale. Stesso ragionamento per il mondo della montagna, derubricato da lor signori a vezzo dei ricchi, novelli ‘cumenda’ desiderosi di sciare. In realtà sui 1.200 chilometri di estensione dell’arco alpino vivono 4 milioni e mezzo d’italiani e lavorano oltre 400.000 persone anche e soprattutto grazie a 2.000 impianti di risalita che garantiscono l’accesso a quasi 6.000 chilometri di piste. Imprenditori e lavoratori coscienziosi, non criminali che rimuovono freni d’emergenza in spregio alla sicurezza dei viaggiatori come accaduto sul Mottarone.

Ma andiamo avanti con l’articolo di Coen. Che scrive: “Non scordiamo quel che successe un anno fa nella Bergamasca, quando le attività economiche e commerciali rimasero in funzione, fregandosene del contagio e favorendo i picchi dei decessi”. Al 31 marzo 2020 Bergamo e provincia contavano 2.060 morti per coronavirus e 2.700 decessi anomali riconducibili alla pandemia, arrivata in Italia il 20 febbraio 2020. Il capoluogo orobico e le sue Valli, specialmente la Seriana, furono martoriati come nessun altro luogo nel mondo occidentale. Certo, in quei giorni tremendi tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo la pressione di circa 90mila aziende della Bergamasca (quasi 380 sono tra Alzano e Nembro) si è fatta sentire a tutti i livelli, dai Comuni, a Regione Lombardia fino al governo di Giuseppe Conte. E ancora prima l’intera classe politica, di destra di centro e di sinistra, aveva sottovalutato la pericolosità pandemica del virus cinese. Basti ricordare le foto di diversi sindaci nei ristoranti cinesi, tra cui le prime cittadine 5 Stelle di Roma Virginia Raggi e di Torino Chiara Appendino, la visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla scuola Manin di Roma con numerosi alunni cinesi (6 febbraio 2020), l’aperitivo del segretario del Pd Nicola Zingaretti a Milano (27 febbraio 2020), gli appelli per la riapertura delle attività dei sindaci Pd di Bergamo, Giorgio Gori, e di Milano, Beppe Sala. Ci fu una sottovalutazione dell’intera classe dirigente italiana, male informata anche da organismi come l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Sottovalutazione che ad esempio portò alla decisione, poi rivelatasi suicida, di riaprire l’ospedale di Alzano dopo averlo chiuso per alcune ore il 23 febbraio 2020. Ma non furono solo i filmati promozionali di Confindustria a spingere, in quei giorni terribili, per riaperture scellerate. Anche dopo il paziente numero 1 di Codogno (20 febbraio 2020) il coronavirus sembrava ai più ancora un fenomeno controllabile.

Andiamo al finale dell’articolo di Coen, che scrive: “I cadaveri del Mottarone… sono davanti ai nostri occhi. Ci riportano alla realtà, come il corpo inerte della bimba sulla battigia libica. Ma l’una e gli altri sono il frutto velenoso delle stesse dinamiche…. Certi politici giocano a poker sovranisti con le nostre vite, irresponsabilmente spacciando costanti rassicurazioni pur di favorire i propri elettori in barba ai controlli, … comprese le essenziali procedure di sicurezza per evitare incidenti nel mondo del lavoro, nelle strutture di servizio o in quelle turistiche. Per il pokerista il rischio è accettabile. Ma per noi?”.

Boom! Finale col botto! Quindi, se siete elettori della Lega o di Fratelli d’Italia (i partiti più ‘aperturisti’ della scena politica) o se siete semplicemente dei cittadini che vivono facendo i ristoratori o i baristi o i lavoratori della montagna, secondo Coen e il “Fatto Quotidiano” siete dei giocatori di poker moralmente responsabili di tragedie varie, dall’incidente della funivia all’immigrazione passando per le vittime del coronavirus. Se non ci fossero drammi epocali e complessi evocati da questo contesto, potremmo rispondere che i pokeristi sovranisti sono andati a vedere le carte di Coen. E hanno scoperto l’ennesimo, assurdo bluff radical chic.

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