Mottarone, il consulente che può svelare cosa è successo davvero sulla funivia

La consulenza è stata notificata oggi a tutte le parti interessate dal procedimento e riguarderà i cosiddetti accertamenti tecnici non ripetibili

Mottarone, il consulente che può svelare cosa è successo davvero sulla funivia

Lunedì 14 giugno inizia ufficialmente il lavoro del consulente tecnico nominato dalla Procuratrice della Repubblica di Verbania Olimpia Bossi nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria sulla tragedia della funivia del Mottarone. La consulenza è stata notificata oggi a tutte le parti interessate dal procedimento e riguarderà i cosiddetti accertamenti tecnici non ripetibili. Cioè, dall’articolo 360 del codice di procedura penale, atti che riguardano persone, cose o luoghi il cui stato è soggetto a modificazione per cause naturali o a causa della stessa attività accertativa e che, data la loro irripetibilità, sono destinati ad acquisire a tutti gli effetti valore di prova. Sui dispositivi informatici dev’esserci massima possibilità per le parti, indagati e familiari delle vittime, di partecipare alle operazioni tecniche con la massima trasparenza anche per eventuali consulenze tecniche di parte.

L’attività del consulente riguarderà tutto il materiale informatico sequestrato sinora: computer, cellulari, chiavette USB e, ovviamente, hard disk. Attività che sarà tesa ad acquisire sia eventuali ulteriori filmati del momento della tragedia, sia scambi di messaggi SMS, whatsapp, mail e quant’altro possa servire a ricostruire sia quei terribili 24 secondi dello scorso 23 maggio in cui la cabina passeggeri della funivia del Mottarone è precipitata a causa del completo sfilacciamento del cavo traente, sia la routine di funzionamento dell’intero impianto nel periodo antecedente alla tragedia. La disattivazione dei freni d’emergenza e non solo. Quella cabina è diventata una trappola mortale per 14 sui 15 passeggeri che si trovavano a bordo. L’unico sopravvissuto è il piccolo Eitan, 5 anni. Quasi certamente un ultimo abbraccio del padre Amit Biran lo ha protetto nello schianto mortale. Questa mattina il bambino è stato dimesso dall’ospedale Regina Margherita di Torino e ha fatto ritorno in ambulanza a casa della zia. L’unica buona notizia in questa tristissima storia.