Napoli, sotto chiave le aziende del disciolto clan Sarno

l provvedimento è il risultato di un’indagine patrimoniale avviata dai carabinieri sotto il coordinamento della Dda di Napoli

I carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro patrimoniale, disposto dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea, a carico del 61enne Luigi Calce e del 36enne Gennaro Calce, padre e figlio, ritenuti esponenti di spicco del disciolto clan Sarno egemone sul comune di Sant'Anastasia e su quelli limitrofi.

l provvedimento è il risultato di un’indagine patrimoniale avviata dai carabinieri che, con il coordinamento della Dda di Napoli, hanno accertato come i predetti ed i loro familiari, a fronte di modesti redditi dichiarati, fossero risultati di fatto proprietari di due aziende di Sant'Anastasia: un’azienda casearia e una concessionaria di autovetture di pregio, frutto del reimpiego degli introiti illecitamente accumulati dal clan Sarno. I beni mobili ed immobili, risultati intestati a prestanome e il cui valore complessivo ammonta a circa 2 milioni di euro, sono stati affidati all’amministratore giudiziario, senza facoltà d’uso.

Gran colpo, quindi, quello degli inquirenti che, adesso, hanno riacceso i riflettori su di un sodalizio camorristico, quello del clan Sarno, nato alla fine degli anni '80, dopo la dissoluzione dei gruppi che facevano capo alla Nuova Famiglia, e che vedeva al comando Vincenzo Sarno, Luciano Sarno, Giuseppe Sarno e Pasquale Sarno, originari del quartiere Ponticelli. L'organizzazione aveva la propria base operativa nel quartiere Ponticelli di Napoli con bunker al rione De Gasperi.

Gli arresti avvenuti il 27 luglio 2009, quando finirono in manette cinque affiliati del clan, Antonio Sarno, Salvatore Sarno, Antonio Sarno, Ciro Esposito e Vincenzo Cece segnarono il lungo declino del clan. Arresti, questi, arrivati grazie al pentimento del padrino Giuseppe Sarno; un pentimento, quello di Sarno, causato da divergenze avute con i fratelli (soprattutto Vincenzo) sulla gestione del clan.