In arrivo il "super-coprifuoco" Perché a Natale non si uscirà

Linea dura durante le feste e fino alla Befana. Conte preoccupato per la salute mentale degli italiani

In arrivo il "super-coprifuoco" Perché a Natale non si uscirà

Potremmo vivere un Natale in rosso, non inteso come colore tipico delle festività natalizie, ma più come chiusura totale. Tra aperto sì e aperto no, il Comitato tecnico scientifico sembra aver chiesto una zona rossa in tutta Italia per le Feste di Natale, Befana compresa. Il premier non sembra tanto dell’idea, da una parte a preoccuparlo sono le proteste a cui andrà incontro, dall’altra proprio la salute mentale della popolazione, già molto provata. Non è infatti difficile sentire persone che si dicono più stressate da questo tira e molla che dal Covid stesso. Ma ormai c’è poco tempo per decidere cosa impedire e cosa invece permettere durante le festività.

Un Natale che rischia di essere rosso

Come riportato da Il Messaggero, sul banco ci sono diverse ipotesi. I rigoristi tifano per chiudere tutto nei festivi e prefestivi, con tanto di divieto di uscire di casa, con i ministri Speranza, Boccia e Franceschini in prima linea. Oppure una zona rossa per tutta Italia. Ma sempre per 12 giorni chiusura sarebbe: 19-20 e 24-27 dicembre, 31 dicembre-3 gennaio, 5-6 gennaio. Con l’obiettivo di evitare sia assembramenti nelle vie dello shopping e nei negozi proprio l’ultimo fine settimana prima di Natale, che il rischio di ritrovi familiari tra non conviventi. Il coprifuoco potrebbe essere anticipato alle 20, se non addirittura alle 18. Le opzioni sono una zona rossa o un lockdown nazionale dal 23 o 24 dicembre fino alla Befana compresa. Se vincerà la zona rossa a rimetterci saranno negozi e ristoranti, in caso di lockdown ci sarà invece l’obbligo di restare chiusi in casa. Più probabile la prima ipotesi, ma non si può mai dire. Anche perché il premier Conte non sarebbe proprio dell’idea di chiudere tutto, per il periodo festivo preferirebbe una zona arancione, spalleggiato anche dalla Bellanova di Italia viva. Così, almeno i negozi e la popolazione tirerebbero un sospiro di sollievo. A rimetterci solo, si fa per dire, bar e ristoranti.

Il prossimo fine settimana è considerato quello più a rischio perché l’ultimo in cui girare per negozi in cerca di regali. Questa sera, o al massimo domani, sapremo cosa verrà deciso. Lo spauracchio del lockdown, e quindi del divieto di uscire di casa, c’è ancora. E ne sarebbe soddisfatto il ministro Boccia: “Le ulteriori restrizioni saranno finalizzate a limitare o eliminare gli assembramenti familiari”. Nella mattinata di ieri, il vertice tra Conte, i tecnici del Cts guidati da Agostino Miozzo, i capidelegazione Franceschini, Speranza, Bonafede, Bellanova e i ministri Boccia e Lamorgese, è andato avanti per circa 4 ore.

Un vertice molto tormentato, come raccontato da qualche presente, di un governo lacerato. Qualcun altro ha aggiunto: “Più che di maretta si può parlare di tempesta...”.

Gli schieramenti in campo

Due gli schieramenti: da una parte Conte e Bellanova per una zona arancione, dall’altra Speranza, Boccia e Franceschini per il lockdown di ispirazione tedesca. In mezzo tra i due fuochi Bonafede che punterebbe a una via di mezzo. Secondo i rigoristi, “ciò che è accaduto nel week-end, con le strade dello shopping piene, le resse davanti ai negozi, i bar affollati per l'aperitivo è inaccettabile. Se non decidiamo misure forti, a gennaio ci troveremo con gli ospedali di nuovo al collasso e migliaia di morti. E se è vero che ora i dati dei contagi sono più bassi, la curva resta preoccupante. La terza ondata in Europa e nel mondo è già nelle cose: oltre alla Germania anche l'Olanda andrà in lockdown, al pari di Londra e New York. Non possiamo restare inerti”. Ma Conte ha tenuto a sottolineare che i Paesi nominati non avevano mai adottato misure restrittive, mentre l’Italia sì. “In più, ci troviamo con i cittadini che hanno aspettative per il Natale. Se stringiamo troppo, inneschiamo proteste sociali. Temo per la tenuta psicologica del Paese. Senza contare che se chiudiamo, servirà un altro decreto molto oneroso con nuovi ristori” ha continuato.

Bellanova intanto ha accusato il premier di aver lanciato proprio sotto Natale il cashback, andando a incentivare gli acquisti, sicuri che vi sarà un rimborso dietro l’uso della moneta elettronica. Magari sarebbe stato meglio posticipare il piano a dopo le festività. Dopo aver chiesto al Cts di fare proposte il vertice è stato rimandato a oggi, forse anche per salvaguardare la salute psicologica dello stesso Conte. Ma oggi la partita si riapre e le squadre in campo non sembrano proprio amichevoli.

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