La genetista e il retroscena su Denise: "Cos'è successo con Olesya"

La dottoressa Marina Baldi svela il retroscena della vicenda di Olesya Rostova, la ragazza russa che ha riacceso la speranza sulla vicenda di Denise Pipitone

La genetista e il retroscena su Denise: "Cos'è successo con Olesya"

Nelle ultime due settimane, il caso di Olesya Rostova ha riacceso i riflettori sulla vicenda di Denise Pipitone, la bimba di 4 anni scomparsa da Mazara del Vallo 17 anni fa. Per giorni l'Italia intera ha cullato la speranza che quella ragazza russa, così somigliante a Piera Maggio nelle fattezze del volto, fosse proprio la piccola Denise. Ma le risultanze del gruppo sanguigno hanno smentito questa possibilità. Tra i consulenti nominati dall'avvocato Giacomo Frazzitta, legale di Piera Maggio, vi è la dottoressa Marina Baldi, biologa specialista in genetica medica, che da anni si occupa di profilare il Dna dei familiari di bambini scomparsi per l'Associazione Penelope. "Eravamo pronti. Il Dna di Denise già lo avevamo perché i Ris, all'epoca dei fatti, lo avevano ricavato dagli oggetti della bambina e dei genitori. Purtroppo non è servito più", racconta alla redazione de IlGiornale.it.

Di cosa si occupa un genetista forense?
"Il genetista forense si occupa di tutto ciò che riguarda l'aspetto giuridico della genetica. Nello specifico, sono tre i campi di applicazione di sua competenza. In primo luogo, provvede alla individuazione del Dna derivante da tracce biologiche presenti sulla scena del crimine e, attraverso la comparazione col profilo genetico di un eventuale indagato, stabilisce se c'è corrispondenza tra il sospetto reo di una vicenda e le tracce repertate sul luogo del delitto. In secondo luogo, un genetista forense si occupa del riconoscimento delle persone scomparse. Ad esempio se viene trovata una salma, un corpo o dei resti umani da qualche parte, il genetista riesce a stabilire l'identità di quella persona in base alle informazioni contenute nel suo profilo genetico. L'ultima applicazione riguarda gli accertamenti di Dna in ambito giudiziario quali, ad esempio, i casi di riconoscimento della paternità biologica".

Che informazioni racconta il Dna di una persona in ambito forense?
"Le sequenze di Dna che vengono scelte in ambito giudiziario non hanno alcuna attinenza con lo stato di salute delle persone ma sono dei parametri – 23 numeri per l'esattezza – che consentono di accertare l'identità esatta di una persona. Per semplificare il concetto, basta immaginare il Dna come fosse una sorta di codice fiscale. Così come il codice fiscale contiene dei 'campi' che sono uguali per tutti – nome, cognome e data di nascita - sul Dna ci sono dei 'loci', ovvero delle 'caselline' che vengono Identificate con delle sigle convenzionali. Ciò che c'è scritto dentro ciascun locus – una quadrupletta numerica - varia da persona a persona. Ed è ciò che rende unico, e quindi diverso, il Dna di un individuo da un altro, proprio come accade per il codice fiscale".

Lei è stata interpellata come consulente in moltissimi casi di cronaca nera, dall'omicidio di Melania Rea al delitto di Meredith Kercher. Qual è stato quello di più facile risoluzione?
"Mi sono occupata di vari da casi, da delitto di Perugia a quello della Mastropietro. Ma il delitto dell Olgiata è stato quello che mi ha dato sicuramente più soddisfazione perché è uno dei pochi cold case risolti agevolmente con la prova del Dna".

Da qualche anno collabora come genetista con l'Associazione Penelope che si occupa, tra l'altro, della ricerca di persone scomparse. Di cosa si occupa nello specifico?
"Un po' di anni fa, su idea dell'avvocato La Scala, che all'epoca era presidente di Penolepe Nazionale, lanciammo una sorta di provocazione. Proponemmo a chiunque ne avesse intenzione la possibilità di tracciare il proprio profilo genetico senza costi economici. E devo dire che, nel corso del tempo, moltissime famiglie hanno aderito all'iniziativa. In questo modo si può avere sempre a disposizione il Dna per un eventuale accertamento".

Quanto è importante conservare il profilo genetico dei genitori nel caso dei bambini scomparsi?

"Nel caso dei bambini scomparsi è molto importante conservare un profilo genetico dei genitori poiché, anche se il ritrovamento dovesse avvenire anni dopo la morte di un familiare, è possibile fare un match genetico e stabilire con assoluta certezza l'identità di una persona".

Quale è la procedura da seguire per averne uno?
"La prima cosa è fornire un consenso in forma scritta in cui si autorizza al trattamento dei propri dati personali, in questo caso specifico del proprio profilo genetico, per un'eventuale comparazione. Dopodiché la persona viene sottoposta a un tampone salivare e dalle cellule della mucosa orale si ricava il Dna. Il tampone viene quindi inserito in una provetta e inviato in laboratorio".

Lei è stata nominata dall'avvocato Frazzitta, legale di Piera Maggio, come consulente per il caso di Olesya Rostova. Ci racconta un po' cosa è successo?
"L'avvocato Frazzitta mi ha nominato come consulente per una ragione ben precisa. Perché all'inizio della segnalazione sembrava fosse necessario che andassimo noi in Russia per fare il tampone salivare alla ragazza e procedere con la comparazione. Poi, come si è visto, non è stato necessario".

Già avevate a disposizione il Dna di Denise?
"Qui era tutto pronto. Il Dna di Denise già lo avevamo perché i Ris, all'epoca dei fatti, lo aveva ricavato dagli oggetti della bambina e dei genitori".

Quando è arrivata la segnalazione, qual è la prima richiesta che avete fatto?
"La prima cosa che è stata chiesta era il gruppo sanguigno di Olesya poiché è una informazione che consente di fare una prima scrematura. Se ci fosse stata corrispondenza, poi avremmo proceduto col test del Dna".

Differenza tra gruppo sanguigno e Dna?
"I gruppi sanguigni sono solo quattro. Per cui se non c'è corrispondenza, è inutile procedere con l'identificazione. Diciamo che le informazioni relative al gruppo sanguigno sono perfette in esclusione, ma per l'identificazione serve il dna".

Quanto tempo occorre per una comparazione del gruppo sanguigno?
"È praticamente istantaneo perché il gruppo sanguigno viene registrato già alla nascita, basta un banale esame del sangue per sapere qual è. Il Dna è un po' più complicato perché, come dicevamo prima, ci sono 23 parametri da controllare. Ma se uno ha 'la tabellina' non ci si impiega nulla. Al massimo serviranno dieci minuti".

Allora perché, nel caso di Olesya, l'attesa si è protratta per più di una settimana?
"Probabilmente per motivi che riguardano l'organizzazione del programma ma, ovviamente, non posso saperlo con certezza. Poi può darsi che non avessero a disposizione il Dna di Olesya e quindi hanno dovuto farlo per compararlo con quello di altre donne che hanno risposto all'appello della ragazza. So per certo che l'intenzione dell'avvocato Frazzitta fosse quella di proteggere Piera Maggio. Questa donna si è ritrovata con addosso una pressione mediatica enorme, con una segnalazione e quindi andava tutelata. E lui lo ha fatto".

Alla luce delle risultanze negative come spiega la somiglianza tra Piera Maggio e Olesya?
"Le somiglianze ci sono, è verissimo. Ma la prima cosa che impara un genetista è che quando bisogna fare un accertamento le somiglianze fisiche contano relativamente poco, perché possono essere fuorvianti. Poi in realtà le foto da bambina di Olesya messe a confronto con quelle di Denise erano molto differenti".

Quindi lei hai capito subito che non si trattasse di Denise?
"La verità è che ce ne siamo accorti tutti. Non tanto per le somiglianze della ragazza con Piera Maggio - perché è chiaro che ve ne siano - ma con Denise bambina no. Fatto sta che solo con la comparazione del gruppo sanguigno si poteva stabilire con certezza che Olesya non fosse Denise".

Il Dna può mai sbagliare?
"Tutto è possibile ma si tratta di un test molto accurato che viene ripetuto più volte. Quindi direi di no".

Possiamo ancora sperare di riabbracciare Denise e tutti gli altri bambini scomparsi?
"Quello che posso dirle è che finché non si trova il corpo di uno scomparso la speranza non muore mai. La speranza non deve mai essere abbandonata. La razionalità suggerisce le soluzioni più ovvie ma il cuore è un'altra cosa".

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