Noi migranti (quasi) modello

Gli emigrati italiani chiedevano di essere assimilati nella società americana, mentre i nuovi immigrati dall'Africa e dal Medio Oriente non vogliono saperne di integrarsi

«Fra il 1880 e il 1924 sono entrati in America più di quattro milioni di italiani fra cui il fisico Enrico Fermi, Frank Sinatra, Joe DiMaggio, Antonin Scalia e sì, certo - Al Capone. Ma chi potrebbe dire che l'immigrazione italiana non sia stata un affare per l'America anche se nel mucchio c'era Al Capone?».

Così dice Leon Wieseltier della Brooking Institution in difesa del principio di accoglienza degli immigrati. Ora, a parte il fatto che il fisico italiano Fermi andò in America quando era già una celebrità, l'elenco delle eccellenze italiane in quel Paese sarebbe molto più lungo di questa corta rubrica.

Wieseltier tocca però il punto: gli emigrati italiani chiedevano di essere integrati, anzi assimilati nella società americana fino a modificare spesso il proprio nome come il cantante Dean Martin, nato Dino Crocetti. Andarono per diventare americani mentre i nuovi immigrati dall'Africa e dal Medio Oriente non vogliono saperne di integrarsi, non parliamo poi di farsi assimilare. Anzi rifiutano di farsi prendere le impronte digitali (vedi il filmato di Omnibus, La7) come impone l'Europa obiettando: «Perché, sennò che mi fai?».

È vero: nessuno fa loro niente per non peccare di scortesia, salvo protestare poi se la Merkel ci lascia la multa sul parabrezza e propone una piccola Schengen senza l'Italia. Di Al Capone nel frattempo ne abbiamo incamerati parecchi, ma di Enrico Fermi non se ne vede uno.

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Commenti

venco

Sab, 16/01/2016 - 16:13

E il bello è che a quei tempi c'era tanto bisogno di manodopera in quei posti, a differenza di adesso che non c'è bisogno perché tutto automatizzato, e pure siamo sovrappopolati.

mimmo41

Sab, 16/01/2016 - 16:58

C'e' da aggiungere che gli italiani avevano lo stesso ceppo storico e lo stesso Dio; non infastidivano il KU KLUX KLAN col colore della pelle e avevano un bagaglio di innata intelligenza che permetteva una veloce integrazione.

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Sab, 16/01/2016 - 17:03

Non posso fare a meno di notare questa tua sobrietà espositiva, caro Paolo. Ed è un peccato. Perché se vuoi la sai raccontare. Ad esempio, il fascino di questa storica fotografia. Con il gigante sorvegliante che incarna la Grande America. Emblematico quale simbolo di grandezza e paternità. - Quelli erano anni! fondativi del nuovo mondo. E poi, una cartina di tornasole, che ha lasciato testare la capacità del Bene di affermarsi nella formazione di una grande nazione, disperdendo le scorie impure. Perché non vederla così anche oggi qui da noi? Nell'interpretazione futurista? -riproduzione riservata- 17,03 - 16.1.2016

frabelli1

Sab, 16/01/2016 - 17:28

noi migranti, non clandestini. andavamo voi dovumenti e sottostavamo alle regole del paese. prima di entreare negli Usa, tutti dovevano passare interrogatori e qusrantena su un'isola State Island. Poi, se ci davano il visto si poteva entrare, mai prima.

bruco52

Sab, 16/01/2016 - 17:31

anche gli Italiani in USA furono vittime di razzismo, con pregiudizi, ostilità e violenze, sfociate anche in linciaggi, perché erano cattolici in una terra di anglicani e di altre confessioni cristiane anti-papiste, e poi perché accettavano di lavorare più ore e a retribuzioni più basse....ma gli Italiani si integravano e divenivano a tutti gli effetti cittadini USA, nel giro di una o due generazioni, e assorbivano il modo di vivere americano, nel bene e nel male, ma si distinsero ben presto con sia con grandi personalità nei vari campi della società civile e sia con grandi criminali...gli immigrati che arrivano Italia, specialmente gli islamici, pretendono di imporci la loro visione della vita, fregandosene dell'accoglienza che gli diamo, che ritengono obbligata e anche insufficiente e vorrebbero imporci le loro usanze e costumi e credenze religiose...i razzisti e gli intolleranti sono loro e non noi, e sarebbe ora di rivedere la politica d'accoglienza, pochi ma buoni....

Ritratto di tomari

tomari

Sab, 16/01/2016 - 17:35

Entravano negli USA con regolare passaporto, non con un barcone!