"Noi pagati 38 ore, ne lavoriamo 60"

I gestori della catena dei supermercati iN's denunciano il numero di ore passate in negozio. Sindacati sul piede di guerra. Ma l'azienda replica

“Lavoravo cinquanta ore a settimana con straordinari non pagati e reperibilità nemmeno”. A sfogarsi con il Giornale.it è l’ex gestore di un negozio appartenente alla catena di supermercati iN’s del Gruppo Pam, un gruppo con 684 punti vendita, 9500 collaboratori, 681 mila metri quadri di patrimonio immobiliare per un fatturato di 2,40 miliardi. Una catena, quella dell'iNs, che in tutta Italia conta 430 punti vendita.

Andiamo in uno dei negozi del capoluogo veneto e parliamo con un gestore. Chiediamo di poter parlare in pausa pranzo ma la risposta è negativa. “Non posso, sono qui dalle sette, stacco stasera, ora sono solo e anche a pranzo devo sistemare delle cose”. Il gestore ci conferma di come loro lavorino anche sessanta ore settimanali, sebbene il loro contratto ne preveda 38. Stessa sorte anche per un altro responsabile di un punto veneto: “i gestori lavorano anche 55, 60 ore a settimana”.

La questione, come ci spiega la dirigente sindacale Cgil Venezia, Roberta Gatto, riguarda la figura del gestore. Una figura regolata dal contratto collettivo nazionale del settore Terziario Commercio di primo livello. “Il gestore - spiega la Gatto - svolge un ruolo “autonomo” ed è “costretto” a fermarsi in sede anche oltre l’orario di lavoro nel momento del bisogno”.

E infatti il testo ufficiale del Ccnl dice proprio che al primo livello “appartengono i lavoratori con funzioni ad alto contenuto professionale anche con responsabilità di direzione esecutiva, che sovraintendono alle unità produttive o ad una funzione organizzativa con carattere di iniziativa e di autonomia operativa nell'ambito delle responsabilità ad essi delegate”, tra cui rientrano anche "i gestori dei negozi".

Ma chi controlla quante ore fanno i gestori? Per ogni punto vendita sparso in tutta Italia c’è un gestore a cui si aggiungono gli addetti vendita. Il punto è che, come ci spiega la Gatto e come ci racconta un ex gestore, “i gestori hanno l’obbligo di indicare solo la P di presenza”, hanno un registro dove ogni giorno inseriscono la P per certificare se sono presenti o meno. Gli addetti vendita invece hanno un registro per cui sono obbligati a inserire sia l’orario di entrata, che l’orario di uscita. Questo comporta un conteggio preciso di quante ore svolgono, ma i gestori? Per i gestori è un’altra cosa, perché “avendo solo la P di presenza – spiega la Gatto – non riescono a dimostrare quante ore effettivamente lavorano. Dal momento che il gestore non è obbligato a scrivere orario di entrata e di uscita – continua – costui si trova a fare ore in più, senza che queste vengano pagate”.

Situazione che ci viene raccontata anche dall’ ex gestore che racconta di aver sostenuto anche cinquanta ore settimanali e di essersene viste pagate 38. “Essendo il gestore un primo livello – spiega sempre la Gatto – non ha orari, ha autonomia operativa ma in quanto responsabile e mancando sempre personale si trova a sopperire alle carenze”. E a detta loro questa prassi di fermarsi oltre l’orario di lavoro, ha finito con il diventare una regola.

“Questa – continua la Gatto - è diventata una regola che costringe i gestori a lavorare tra le 55 e le 60 ore settimanali. Per una media di 12 ore al giorno non totalmente pagate”. Ciò consente all’iN’s di risparmiare una figura assunta magari part time per ogni punto vendita. “Proprio così – spiega la Gatto - Gli straordinari non vengono pagati come da contratto, perché il primo livello del contratto nazionale del commercio prevede così. Il primo livello ha un ruolo completamente autonomo e i gestori devono tenere aperto il punto vendita. L’iN’s in questo modo risparmia 1400 euro al mese, perché al posto di prendere un part time fa fare più ore a un gestore. Risparmiando 1400 euro al mese per 14 mensilità, risparmiano 19.600 euro l’anno che di media per i 430 negozi sparsi in tutta Italia sono milioni di euro”.

I sindacati e i lavoratori lamentano anche la reperibilità che non viene pagata e che potrebbe rientrare in una prestazione lavorativa. La Corte di Cassazione aveva in un primo tempo affermato che la reperibilità, imponendo al lavoratore delle restrizioni significative, e dunque impedendogli di recuperare le proprie energie psicofisiche nella giornata domenicale, costituiva una violazione dell’art. 36 della Costituzione. Ma il più recente orientamento della Corte tende invece a escludere che si possa equiparare la reperibilità alla prestazione lavorativa in senso stretto e quindi l’unica cosa che andrebbe garantita è un compenso economico per il disagio che tale situazione crea. La maggiorazione notturna invece viene riconosciuta al 100%. Quella domenicale è del 30%. Ma a detta della Gatto non sarebbero rispettate nemmeno le 11 ore di riposo.

Dal gruppo Pam però la replica arriva bella e chiara. "Da 25 anni - spiega Mirko Tortolano, direttore del Personale iN's - rispetto ai gestori applichiamo anche uno straordinario che non è previsto. L'azienda infatti per tutti i gestori prevede due mezze giornate di riposo in più oltre al riposo di legge". E il punto è che l'articolo 134 del nuovo contratto firmato da FederDistribuzione prevede per alcuni ruoli lo straordinario ma solo in caso di lavoro festivo o notturno. "Nel momento in cui il gestore invece supera le ore di lavoro - spiega Tortolano - lo straordinario non è previsto. Questo perché il gestore è figura apicale, oltre che responsabile del fatturato del punto vendita. Gli orari dei collaboratori dei punti vendita li fanno i gestori. Ma almeno metà dei nostri negozi iN's non sono nemmeno aperti tutte quelle ore".

Tortolano ci tiene a far sapere che i 57 gestori veneti, nel 2018, hanno lavorato solo quattro domeniche su 52. Per non parlare di quei 23 gestori che hanno preso il bonus e di otto persone che nel 2018 hanno avuto aumenti. "Queste persone sono inquadrate al primo livello - spiega - che è quello più alto, ma hanno anche retribuzioni più alte". La retribuzione minima lorda per un gestore ammonta a 31 mila euro l'anno, il che equivale a 1600 euro al mese per 14 mensilità.

"Siamo un'azienda - continua Tortolano - che in pochi anni ha dato lavoro alle persone, in tempi in cui il lavoro non c'è. Nel 2018 abbiamo preso 61 punti vendita della Dico salvando 300 posti di lavoro. Nel 2013, questa azienda aveva 1700 dipendenti, oggi ne conta 2300. Non abbiamo nemmeno mai fatto procedure di mobilità".

Commenti

cgf

Sab, 23/03/2019 - 22:44

supermercati iN’s del Gruppo Pam, lo dice l'acronimo, PAM=Più A Meno