Scena del crimine

“Non si è suicidata”. Parla il marito di Liliana Resinovich

Non ci sono certezze sulla morte di Liliana Resinovich. Il marito Sebastiano Visintin: "Ho sentito migliaia di ipotesi in questi mesi. Non so cosa pensare"

“Non si è suicidata”. Parla il marito di Liliana Resinovich

Quella di Liliana Resinovich è una morte senza un perché. Scomparsa il 14 dicembre 2021 da Trieste, il suo corpo è stato ritrovato 3 settimane più tardi nei pressi dell’ex ospedale psichiatrico. Ma a molti mesi di distanza si continua a indagare e non ci sono certezze di nessun tipo. La procura ha aperto due fascicoli, per suicidio e per sequestro di persona.

Ma chi era Liliana detta Lilly? È plausibile pensare che si sia suicidata? Aveva uno stalker sconosciuto agli amici e alla famiglia? Ne abbiamo parlato con il marito Sabastiano Visintin, ex fotografo che in alcune parole commosse ha ripercorso a IlGiornale.it quotidianità di coppia e aspettative sulla risoluzione del caso.

“In tanti le avevano detto di vederla dappertutto e ha scoperto di avere un paio di sosia a Trieste - ha ricordato - Così, scherzosamente, decise di farsi quel ciuffo biondo tra i capelli. Io e Liliana parlavamo tanto, prendevamo decisioni insieme”. Per Sebastiano, in questo momento, sono le migliaia di fotografie insieme a parlare, a commemorare la moglie che non c'è più: lui e Lilly in vacanza in Grecia, in costume tradizionale tirolese, a cavallo della bicicletta su un ponte, a tavola con uno spritz in mano.

Visintin, cosa ci può raccontare di Liliana, della vostra vita insieme?

“Quando ci siamo conosciuti, Liliana correva le maratone, faceva molto sport. Dobbiamo procedere per gradi. L’ho conosciuta nel 1989 quando ancora lavoravo al Messaggero. Lei lavorava in Regione e mi raggiungeva il sabato e la domenica. Mi occupavo di cronaca e di sport, come la pallacanestro. Lei mi aiutava con una macchina fotografica, specialmente nel basket era molto precisa, tanto che alcune sue foto pubblicate sono state premiate da una società sportiva. Poi avevo delle moto da cross e viaggiavamo tanto: nei boschi, in Slovenia, ne era molto felice. Abbiamo viaggiato spesso anche portandoci dietro le bici, ne comprammo due uguali. Siamo stati ovunque dalle Cinque Terre alla Grecia, anche in Bosnia dove avevamo alcuni amici, o in Francia o sulla Costiera Amalfitana. Abbiamo fatto di tutto e di più".

Come vi siete innamorati?

“Nell’89 ero ancora sposato, con due figli. Facevo delle foto durante alcune mostre. Una sera ero da un amico, Gaspare, che gestiva il Caffè Teatro a Gorizia, dove si svolgevano mostre d’arte periodiche ma anche letture di poesie. Lì scattavo foto e giravo video. Durante una di queste mostre ho incontrato Liliana con delle amiche. L’ho vista e sono rimasto colpito. Purtroppo non ho fatto in tempo ad andare da lei per salutarla, stavo lavorando e in quel momento ho provato un grande rimpianto. Fortunatamente dopo un mese l’ho incontrata di nuovo e mi sono detto: ‘Ora non ti mollo più’. Sono andato da lei e pian piano abbiamo iniziato a conoscerci e a frequentarci. Spesso le facevo qualche ritratto nel mio studio. Ho quindi chiarito con la mia famiglia, con la quale siamo rimasti in buoni rapporti, siamo rimasti vicini”.

In tv ha descritto quella con Lilly come una quotidianità fatta di piccole cose, un rapporto molto moderno, un amore alla pari.

“Quando ci siamo messi insieme, sono andato a vivere con Lilly a Roiano. Mi ha commosso vedere che nella nostra vecchia casa c’è ancora la targhetta con i nomi di entrambi. Abbiamo costruito una quotidianità ritagliandoci il tempo insieme quando liberi dai rispettivi lavori. Avevamo gli stessi gusti, gli stessi interessi, la libertà di parlare di tanti argomenti, di discutere di cose importanti. Negli ultimi anni abbiamo cambiato casa, dopo la morte di sua madre. Qui, dalla casa in cui sono ancora, abbiamo programmato tanti viaggi, macinando chilometri, 8000-9000 all’anno. Lei si occupava anche di tante cose in casa: aveva diverse piante e le curava molto attentamente”.

Ha visto le foto di Liliana con ematomi e sangue. Cosa crede che possa esserle successo, al di là della risposta che le è stata data e cioè che si trattava di un rigurgito?

“Quando hanno trovato il corpo il 5 gennaio, ero sul posto. Non ho avuto il permesso di vedere Liliana, cosa che mi ha ferito molto. Dopo qualche giorno, forse una settimana, sono stato chiamato per il riconoscimento: mi hanno fatto vedere una foto da stampante, molto grezza. Sul viso, con gli occhi chiusi, ho notato una macchia rossa sul mento. Mi hanno detto che era un rigurgito. Non ho mai più visto Liliana. Non mi sono fatto un’idea: mi attengo a quello che mi dicono gli inquirenti, anche perché non l’ho vista”.

Ipotizziamo che sia stato un suicidio. Immagina che Liliana avesse ragioni per farla finita? Aveva mai parlato con lei di questo argomento?

“Assolutamente no. Avevamo perfino in progetto di partire per il Sud America in febbraio. Abbiamo degli amici che vivono a Ubatuba, a 300 chilometri da San Paolo: loro hanno un albergo là e vengono a Trieste ogni estate. Aveva tanta voglia di vivere, faceva tanti progetti. I mobili in casa erano stati comprati da poco. Non riesco a immaginare che Liliana si sia tolta la vita”.

E se invece dovesse essersi trattato di un sequestro di persona e forse di un omicidio, cosa potrebbe essere successo?

“Ho sentito migliaia di ipotesi in questi mesi. Non so cosa pensare. Speravo di sapere e di capire qualcosa dai risultati degli esami fatti su Liliana. Abbiamo bisogno di risposte, ma quelle che ora emergono dalle ultime analisi rese note, presentano delle contraddizioni. Certo però, è una bozza, non è definitiva. Però ci speravo”.

Liliana era una donna graziosa, giovanile, molto dolce. E molto riservata. È possibile che avesse uno stalker, un uomo sconosciuto rifiutato, di cui non le ha parlato per non spaventarla o per non addolorarla?

“Ogni tanto mi diceva che qualcuno telefonava. Lei non rispondeva mai. Poi, quando credeva che c’erano troppe chiamate, bloccava il numero. Questo me lo diceva, ma non so altro. Tanto più che lei era molto riservata: era una piccola dolce differenza tra noi, per me che mi chiamava chiacchierone”.

A Quarto Grado ha accennato al fatto che le mancano diverse cose in casa. Crede che possa essere entrato uno sconosciuto, magari con le chiavi di Lilly mai ritrovate?

“Non mancano cose di valore, ma documenti, interi album fotografici. Pero io e Liliana accumulavamo tante cose, tanti oggetti. Per cui magari semplicemente abbiamo smarrito queste cose in casa e un giorno salteranno fuori. Io e Liliana non ricordavamo tutte le cose che avevamo in casa. Per quanto riguarda le chiavi, io non ero al corrente della sparizione. Può darsi che lei le abbia perse nei giorni precedenti alla scomparsa. La polizia mi ha mostrato le chiavi per provarle e mi sono accorto che erano quelle di riserva”.

Cosa le manca di più di Liliana?

“Mi manca tutto. Nel momento in cui entro in camera da letto e spengo la luce, soffro tantissimo. Mi manca lei. Cerco di reagire, di sopravvivere. Voglio continuare a vivere, anche solo per sapere cosa le è successo. Essere a casa e non sentire un rumore, la sua voce, la sua musica… Ogni volta che ascolto Fernando degli Abba, una canzone che le piaceva molto, sto malissimo”.

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