La nostra Troika

I "tre grandi" europei e cioè il premier italiano Mario Draghi, il presidente francese Emmanuel Macron e il successore della Merkel Olaf Scholz, arrivano oggi a Kiev con un treno blindato

La nostra Troika

I «tre grandi» europei e cioè il premier italiano Mario Draghi, il presidente francese Emmanuel Macron e il successore della Merkel Olaf Scholz, arrivano oggi a Kiev con un treno blindato per cercare di ottenere da Volodimir Zelensky una parola, anche un sussurro va bene, sul tema: fino a quando combattere. La posizione del nostro governo come sappiamo è che soltanto gli ucraini hanno diritto a decidere se e quali sacrifici sono disposti a concedere. Ma Macron prima di partire si era spinto a dire: «A un certo punto Zelensky dovrà pur sedersi coi russi e trattare». Ma i russi a stretto giro hanno risposto che per ora non trattano. E per sciogliere il nodo, è stato messo sui binari un autentico treno blindato (come non se ne vedevano dal 1944) per portare a Kiev i tre leader europei, giustamente preoccupati perché l'armata russa sta bombardando a tappeto su tutta l'Ucraina i binari e le locomotive per impedire l'arrivo dell'artiglieria americana fatta di pezzi pesantissimi che possono essere recapitati soltanto su rotaia.

I treni blindati furono usati nelle guerre del secolo scorso nell'Europa settentrionale e in Russia e non è forse un caso che un treno corazzato e armato appaia sui binari della Storia per portare una troika europea fino a Kiev. Da quel momento possiamo soltanto incrociare le dita perché la partita è sempre la stessa: il Presidente ucraino dà per scontato che l'Occidente debba rifornire di armi il suo Paese fino alla cacciata degli invasori. Ma sa anche che in Europa (ma anche in America) crescono le perplessità. Gli europei hanno cercato di svicolare quanto alla richiesta di cannoni creando un albo speciale per le «nazioni candidate» ad entrare nell'Unione e sono subito corsi all'incasso spedendo i tre autorevoli leader da Zelensky. Ma il copione è già scritto: Zelensky dirà di aver tentato, ma che la risposta è stata il solito «Nyet». I russi prima di trattare vogliono l'intero Donbass e altri pezzi, poi vedremo.

Di conseguenza, dirà certamente oggi Zelensky a Draghi, Macron e Scholz: «Siamo condannati a combattere e siete piuttosto voi a doverci dire se intendete rifornirci dei missili o se ci volete morti». Gli europei formalmente riconoscono che soltanto l'Ucraina può decidere e che nessuno può imporre a Zelensky di premiare l'aggressione. D'altra parte, l'Europa non può dissanguarsi sostenendo una guerra che potrebbe durare anni. E a questo punto si riparte dal copione già scritto: i russi non trattano e dunque dobbiamo combattere. Non è una nostra scelta. Ma non abbiamo più artiglieria e munizioni per fermare i russi. Siamo da capo: che farete? Ci lascerete uccidere o ci sosterrete? Macron prima di partire ha fatto recapitare a Kiev dieci pezzi di artiglieria di ultima generazione tecnologica aspettandosi eterna gratitudine. Gli ucraini hanno ringraziato per il campioncino omaggio: «Sono bei pezzi - hanno risposto -. Potete mandarci subito i primi mille?» Vedremo oggi se qualcosa si muove, ma per ora le previsioni dicono che la guerra continua.

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