"Offro stipendi veri e stabili. Ma i giovani trovano scuse"

L'imprenditore sconcertato dai colloqui di lavoro: "Tre candidati su 10 non si presentano". E spesso inventano scuse assurde: "Si basano su ricchezze della famiglia"

"Offro stipendi veri e stabili. Ma i giovani trovano scuse"

Storie assurde, che si fa fatica a credere siano vere. Aneddoti di disoccupati italiani, giovani, che non solo non sanno affrontare un colloquio di lavoro, ma spesso lo disertano. Come se avere un'occupazione e incassare uno stipendio fosse un gioco. E non una necessità. Cristiano Gaifa è un imprenditore Veronese, proprietario e fondatore della catena di ristoranti giapponese fusion Zushi, che vanta ben ventun locali nel Nord Italia ed è pronto ad allargarsi a Verona, Roma e Miami Beac. In una intervista al Corriere del Veneto si è detto irritato da chi straparla di disoccupazione giovanile, senza conoscere come i ragazzi italici affrontano il problema occupazione.

Un esempio? "Una volta - racconta Gaifa - l’ultimo che ho incontrato, anche lui disoccupato, quando gli ho detto che avrebbe cominciato la settimana successiva mi ha risposto: “Eh, ma avevo prenotato una vacanza"". E addio posto di lavoro. Sembra assurdo, ma non è l'unico esempio. "Un altro - continua l'imprenditore - aveva sui trent’anni, alla prima esperienza lavorativa. La sera prima di cominciare ha chiamato in ristorante. 'Mi spiace, non vengo più, papà mi ha regalato una casa e per i prossimi mesi dovrò arredarla'".

E pensare che la fusion Zuschi offre "contratto di lavoro a stipendio pieno fin dal primo giorno. Quattordici mensilità e contributi pagati. Tre mesi a tempo determinato, poi nella grandissima parte dei casi assunzione a tempo indeterminato. Eppure tre su dieci neanche si presentano". Sono tanti, troppi. Molti di loro non avvertono quando decidono di disertare il colloquio, oppure dopo il primo contratto e l'offerta di lavoro non richiamano per confermare l'interessamento. Un giorno un direttore di sala "ha aspettato per un pomeriggio intero: su tre prenotati non è venuto neanche uno".

A chi si lamenta del tasso di disoccupazione giovanile, dice Gaifa, bisognerebbe spiegare che i lavori bisogna cercarli, non ti arrivano addosso e soprattutto non si può rimanere seduti sulla "ricchezza della famiglia". A dimostrare maggiore umiltà sono gli stranieri, che finiscono col conquistare il posto malvisto dagli italiani. "Già assumiamo stranieri - spiega l'imprenditore - Lavapiatti, pulizie, gestione dei locali: abbiamo solo non italiani. Ma ci sono delle mansioni per le quali è richiesta una competenza linguistica molto buona. Tutti i lavori a contatto con il pubblico, insomma. E’ lì che abbiamo richiesta. Ma manca la domanda".

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