Omicidio Luca Sacchi, spunta l'ombra della 'ndrangheta

Una donna vicina alla 'ndrina Pelle di San Luca è stata arrestata per spaccio di droga. Nella sua abitazione sono stati trovati 8 chili di hashish e il documento falso intestato a Marcello De Propris

Omicidio Luca Sacchi, spunta l'ombra della 'ndrangheta

Si allunga l'ombra della 'ndragheta sull'omicidio di Luca Sacchi, il personal trainer romano di 24 anni ucciso da un colpa di pistola alla nuca, sparato da Valerio Del Grosso, nella notte tra il 23 e il 24 ottobre all'esterno del pub John Cabot nel quartiere Appio Latino.

Nella giornata di ieri, 21 febbraio, una donna è stata arrestata per droga ed estorsione. Si tratta di Franca Granata, una spacciatrice vicina alla "famiglia" Pelle di San Luca. I poliziotti del commissariato Primavalle hanno rinvenuto nell'appartamento della sospettata ben otto chili e mezzo di droga e documenti falsi, tra cui uno intestato a Marcello De Propris, il 22enne che ha contribuito alla breve latitanza del killer di Luca.

La donna, secondo quanto si apprende, utilizzava l'auto medica, allestita in previsione del trasporto sangue, per spacciare hashish. A denunciarla sono stati alcuni suoi colleghi che, da qualche tempo, rifiutavano di lavorare con lei con il sospetto che potesse gestire un'attività losca legata allo spaccio di stupefacenti e altre droghe. Dalle indagini condotte dalla polizia sono emersi collegamenti sospetti dell'indagata con la criminalità organizzata e, nello specificio con la famiglia Pelle di San Luca - noti anche come Pelle/Vottari - una delle 'ndrine più influenti della 'ndragheta calabrese avente "membri di spicco" all'interno degli organi apicali e consultivi della cricca malavitosa sullo Ionio e provincia. Stando quanto si apprende, gli investigatori invieranno un'informativa in Procura per qunto riguarda il ritrovamento del documento di Marcello De Propris, in carcere con l'accusa di concorso in omicidio per aver fornito l'arma del delitto a Valerio Del Grosso e Paolo Pirino.

Non è la prima volta in cui, nel contesto di un omicidio astruso ed articolato, maturi l'ipotesi di un coinvolgimento della criminalità organizzata nel piano per uccidere Luca. Già dopo il ritrovamento dello zainetto contenente i proventi dell'illecito, ritrovato in un'aiula di Tor Bella Monica, gli investigatori ipotizzarono che nel quartiere Casilino ci potessero essere affiliati ad una 'ndrina calabrese che avesse giocato un ruolo decisivo nell'assassinio.

Successivamente, le indagini hanno dimostrato che Paolo Pirino, complice di Del Grosso, avrrebbe avuto rapporti con una famiglia 'ndraghetista, nello specifico i Marando, gestori di una piazza di spaccio in località San Basilio. Un ultimo legame con cosce malavitose, infine, coinvolge il padre di Marcello De Propris, in carcere per aver fornito al figlio la pistola, affidata all'esecutore del delitto Del Grosso, con cui è stato ucciso Luca.

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