Cronache

Bossetti torna a sperare: la Cassazione accoglie le richieste della difesa

Gli avvocati di Massimo Bossetti potranno probabilmente accedere ai reperti che portarono all'arresto del loro assistito: ecco cosa ha stabilito la Cassazione

Bossetti torna a sperare: la Cassazione accoglie le richieste della difesa

I legali di Massimo Bossetti potranno forse avere accesso ai reperti del caso Yara Gambirasio.

Si tratta di una conquista in Corte di Cassazione per gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Campirini, che stanno assistendo l'uomo. Precedentemente, la Corte d’Assise di Bergamo si era pronunciata con esito sfavorevole, considerando inammissibile la richiesta dei legali di accedere ai campioni di Dna e gli abiti della vittima. Sono infatti questi i reperti che hanno portato alla condanna in via definitiva di Bossetti per l’omicidio di Yara Gambirasio.

"Una decisione - ha commentato ad Adnkronos Salvagni - che ci soddisfa e che ci fa ben sperare nella possibilità di ottenere giustizia. Sono molto contento per Massimo e ora speriamo di poter aver accesso a quei reperti che ci sono sempre stati negati e con cui siamo sicuri di poter dimostrare l'innocenza di Bossetti”. In altre parole, ora i giudici di Bergamo saranno chiamati a pronunciarsi sulla possibilità per gli avvocati di esaminare ben 98 reperti, tra cui 54 campioni di Dna che sono risultati fondamentali per la sentenza che ha inchiodato Bossetti.

Yara Gambirasio era una ragazzina di 13 anni, scomparsa il 26 novembre 2010 a Brembate di Sopra, dopo il suo allenamento di ginnastica artistica. Il suo corpo è stato ritrovato il 26 febbraio 2011 a Chignolo d’Isola, una località ben distante da Brembate. Gli inquirenti si concentrarono dapprima sui presunti spostamenti della giovane, registrati dall’aggancio delle celle del telefonino, per poi passare all’analisi del Dna estraneo alla vittima sui suoi vestiti.

Le analisi del Dna portarono infatti all’individuazione di Ignoto 1, le cui tracce erano presenti sulla biancheria intima di Yara. Si giunse a identificare Bossetti a partire dal Dna nucleare di Ignoto 1, che è legato all’ascendenza materna. L’uomo è stato arrestato il 16 giugno 2014, mentre le indagini si sono chiuse il 26 febbraio 2015. Secondo gli inquirenti, il movente dell’omicidio è maturato “in un contesto di avances a sfondo sessuale". Il 12 ottobre 2018 è arrivata la condanna all’ergastolo della Corte di Cassazione, tuttavia Bossetti non ha mai smesso di proclamare la propria innocenza.

Tutto potrebbe cambiare, ora che la Cassazione ha annullato con rinvio le precedenti ordinanze sfavorevoli ai legali del condannato, che al momento è rinchiuso nel carcere di Bollate. Se i giudici di Bergamo dovessero quindi accogliere la richiesta degli avvocati di accedere ai reperti, a differenza con quanto accaduto precedentemente in Corte d’Appello, Bossetti potrebbe dunque sperare in una revisione del processo.

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