Il genetista che inchiodò Bossetti: "Così ho smascherato Ignoto 1"

Emiliano Giardina, il genetista forense che collaborò al caso di Yara Gambirasio, spiega come è arrivato a capire che "Ignoto 1" era un figlio illegittimo. La sua intuizione fece arrivare gli investigatori a Bossetti

Il genetista che inchiodò Bossetti: "Così ho smascherato Ignoto 1"

Venne definito "l'uomo-chiave" nel caso di Yara Gambirasio. Emiliano Giardina, genetista forense dell'Università di Tor Vergata, ebbe l'intuizione di cercare "Ignoto 1" tra i figli illegittimi di Giuseppe Benedetto Guerinoni. Fu lui a permettere agli inquirenti di risalire a Massimo Giuseppe Bossetti, oggi in carcere, condannato all'ergastolo per l'omicidio volontario della 13enne di Brembate Sopra. Durante le analisi effettuate sul profilo genetico trovato sugli slip di Yara, si stimò all'87,39% la possibilità che "Ignoto 1" fosse un figlio illegittimo di Guerinoni, deceduto nel 1999 e, una volta riesumato il corpo, le probabilità che il DNA trovato sul corpo di Yara appartenesse a un figlio salì al 99,99999987%. Emiliano Giardina ha spiegato al Giornale.it il modo in cui si procede solitamente per le analisi forensi e come è arrivato all'intuizione che portò a Bossetti.

Come si procede solitamente per effettuare un'analisi genetica?

"Per i processi penali, l'analisi genetica viene effettuata seguendo diverse fasi. Innanzi tutto si procede con l'attività di rilevamento della presenza di tracce biologiche: si ispezionano i reperti o la scena del crimine, per cercare tracce biologiche. Queste possono essere visibili a occhio nudo (noi le chiamiamo semplicemente visibili) o latenti, cioè non visibili a occhio nudo. Sono queste ultime le più utili, perché non risultano invisibili solo a chi le cerca, ma anche a chi le ha lasciate. Per identificarle, vengono usate delle luci particolari, che aumentano il contrasto tra la superficie e le tracce. Poi, una volta che gli elementi sono stati rilevati e campionati, vengono portati in laboratorio e inizia l'attività di analisi, che è volta a capirne sia l'origine biologica, che l'identificazione. Si cerca, cioè, di rilevare da dove proviene la traccia, procedendo a una caratterizzazione biologica, per determinare se si tratta di saliva, sangue, liquido seminale, ecc. Inoltre per individuare la persona a cui appartiene la traccia genetica, si procede all'estrazione di una molecola di Dna, che serve per la caratterizzazione: il Dna viene analizzato, ricavandone il profilo genetico, con il quale poi si procede al confronto (con la banca dati nazionali o, se ci sono, con gli indagati)".

Quando un'analisi genetica si definisce irripetibile? Quella sul Dna di "Ignoto 1" lo era?

"L'analisi non si può ripetere quando le tracce sono presenti in piccola quantità, tali da non consentire infinite prove. A volte infatti è possibile effettuare una sola analisi, perché la stessa azione distruggerebbe la traccia, presente in una quantità troppo piccola. Anche le analisi effettuate su "Ignoto 1" erano irripetibili, ma è normale che lo fossero: di solito, in casi come questo è sempre così, perché sulla scena del crimine le tracce sono presenti in minima quantità".

Nel caso Gambirasio si è dibattuto molto su Dna mitocondriale e nucleare. Qual è la differenza?

"Il Dna nucleare è espressione per il 50% dei caratteri del padre e del 50% di quelli della madre e a questo si fa riferimento per le tradizionali analisi del Dna. Quello mitocondriale, invece, deriva solamente dalla mamma e non può essere usato in ambito forense per identificare gli individui o le tracce. Il Dna può essere usato per due finalità: identificare un criminale o cercare un sospetto. Nel caso Gambirasio, i carabinieri trovarono una traccia biologica sugli indumenti intimi di Yara, ma noi non avevamo la persona con cui comparare il Dna nucleare derivato dalla traccia. Il Dna nucleare fu utilizzato per identificare la persona, mentre l'analisi del Dna mitocondriale venne fatta per cercare di trovare la mamma e risalire a "Ignoto 1", un passaggio effettuato prima che si arrivasse a Bossetti".

Lei, ai tempi, ipotizzò la presenza di un figlio illegittimo, dando una svolta alle indagini. Come arrivò a questa intuizione?

"Quando venne isolato il profilo di "Ignoto 1" iniziarono le indagini con il campionamento di massa. Analizzando i profili genetici, ci si accorse che quelli della famiglia Guerinoni erano simili ma non identici a quello di "Ignoto 1". Ho capito, quindi, che faceva parte della famiglia ma non era un figlio diretto di Giuseppe Benedetto Guerinoni. Noi siamo riusciti a dare una probabilità statistica a questa ipotesi".

Si trattò di un'operazione unica?

"Sì, sia il campionamento che l'indagine non avevano precedenti. Fu un'operazione unica. E l'analisi genetica sulla famiglia Guerinoni e il confronto con "Ignoto 1" furono un aspetto rilevante di tutta l'indagine".

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