Ora spunta pure un altro contratto. Cosi la Ue acquista vaccini al buio

È stato reso noto il contratto tra l'Ue e CureVac, azienda tedesca che sta sviluppando un vaccino anti-Covid ma i punti oscuri sono molti: non si conosce l'efficacia né quali saranno gli effetti avversi ma sono già state acquistate 225 milioni di dosi...

Ora spunta pure un altro contratto. Cosi la Ue acquista vaccini al buio

Oltre ad AstraZeneca, cadono i veli anche sul contratto che l'Unione europea ha stipulato con CureVac, azienda farmaceutica tedesca in fase avanzata per la produzione del suo vaccino anti-Covid. Quello che preoccupa, però, è il contenuto del contratto stesso.

Che vaccino è?

"Accordo di acquisto anticipato (APA) per lo sviluppo, la produzione, l'anticipo, acquisto e fornitura di un vaccino Covid-19 per gli Stati membri dell'Ue" è il titolo del documento della Direzione generale per Salute e sicurezza alimentare della Commissione Europea (clicca qui per il pdf originale). Come quello di Pfizer-BioNtech e Moderna, anche l'azienda tedesca CureVac sta mettendo un vaccino ad Rna-messaggero (CVnCoV è il nome originale) la cui fase 2 e 3 è iniziata soltanto il 14 dicembre scorso (poco più di un mese fa). "L'obiettivo è quello di ottenere risultati intermedi nel primo trimestre del 2021, che costituiranno la base - a condizione che i dati siano buoni, e siamo fiduciosi - per la presentazione di una cosiddetta presentazione mobile alle autorità di regolamentazione", aveva dichiarato l'amministratore delegato Franz-Werner Haas all'agenzia Reuters. Purtroppo, però, quanto scritto sul contratto fa paura.

"Incertezza sul prodotto..."

Dopo le enormi debolezze mostrate dal contratto di AstraZeneca di cui ci siamo appena occupati con la collega Martina Piumatti (clicca qui per il pezzo), lo stesso problema, se non peggiore, si presenza anche con quest'altro vaccino. "Mentre l'appaltatore (l'azienda CureVac, ndr) ha dato la priorità ed accelerato i suoi sforzi per sviluppare e produrre il prodotto alla luce dell'attuale pandemia di Covid-19, vi è tuttavia una sostanziale incertezza su questi sforzi, con particolare riguardo allo sviluppo clinico del prodotto rispetto alla capacità di mostrare un'efficacia sufficiente per prevenire un'infezione da COVID-19", si legge sul contratto. "Le parti riconoscono che le tempistiche di sviluppo accelerate per fornire la sperimentazione clinica e programma di follow-up concordato con Ema significa che l'appaltatore in nessuna circostanza può garantire, o assumersi qualsiasi responsabilità, al momento dell'entrata in vigore del presente APA, che il prodotto sarà in definitiva disponibile o produrrà i risultati desiderati, ovvero mostra un'efficacia sufficiente per prevenire il Covid-19 o essere senza effetti collaterali accettabili. Gli Stati membri partecipanti sono disposti a farlo".

In pratica, tutti i Paesi membri sono a conoscenza di questi rischi e si mettono le mani avanti per una potenziale non riuscita del vaccino che potrebbe risultare "incerto" e scarsamente efficace. Come se non bastasse, non si sa se questo vaccino "possa avere sintomi di eventi avversi accettabili" che sarà documentato nelle sperimentazioni cliniche in corso e programmate "rispetto alla tempestiva autorizzazione all'immissione in commercio dell'UE per il prodotto".

L'acquisto "al buio"

Peccato, però, che l'Unione europea abbia già acquistato il vaccino: sono state vendute 225 milioni di dosi e c’è l’opzione per acquistarne altre 180 milioni. "La Commissione ha concluso un accordo con tutti gli Stati membri dell'Unione europea per concludere, a nome ed in nome degli Stati membri, accordi di un acquisto anticipato con i produttori di vaccini con l'obiettivo di procurarsi vaccini allo scopo di combattere la pandemia da Covid-19 a livello di Unione". Sembra uno scioglilingua ma è la traduzione corretta di quanto è contenuto sul contratto tra l'Ue e l'azienda tedesca. Sul documento si legge che, tutti gli Stati membri che non hanno rinunciato a partecipare all'accordo, hanno autorizzato l'Ue "ad un acquisto anticipato con il produttore del vaccino a loro nome e per loro conto" e che, quindi, avranno "l'obbligo di acquistare il prodotto".

Oltre a questo, non si sa quante dosi saranno necessarie (una o due?), le caratteristiche finali dell'imballaggio sono sconosciute ed il volume iniettato per una dose "dovrebbe" (sul contratto c'è proprio il condizionale) essere di 0,5 ml dopo la diluizione. È singolare che, infine, il paragrafo che riporta questi dati si concluda con la frase "si prevede che un regime di vaccinazione includerà..." e poi nulla: o quello che era scritto è stato omesso oppure, più semplicemente, non lo sanno neanche loro.

"L'Ue ha fatto flop"

"Il flop dell'Unione Europea sui vaccini è sotto gli occhi di tutti. Ora se la prendono con le multinazionali del farmaco per non ammettere di aver stipulato dei contratti fortemente penalizzanti per i cittadini e per gli stati membri. Oggi hanno pubblicato il contratto con Astra Zeneca mantenendo pagine piene di omissis. Cosa nascondono e perchè? Pfizer ha voluto che nel contratto venissero inserite formule per garantirsi il più possibile da reclami in caso di mancato rispetto del cronoprogramma di consegna dei vaccini. Si parla addirittura di assenza di penali", afferma senza mezzi termini Silvia Sardone, eurodeputata della Lega attraverso il suo canale Facebook.

"Ma la cosa più importante - incalza la Sardone - è la mancanza di responsabilità in caso di reazioni avverse alla somministrazione nei cittadini vaccinati. La società si dichiara non responsabile per eventuali richieste di risarcimenti e indennizzi con il risultato che saranno gli Stati a pagare in caso di problemi. La Commissione ha gestito malissimo la fase di contrattazione degli accordi". Mentre Usa, Regno Unito, Israele vanno spediti con i vaccini, "noi invece che siamo nell'Unione Europea stiamo andando a rilento e siamo fortemente penalizzati. Perchè siamo gli ultimi mentre gli altri corrono? L'Unione Europea, tra burocrazia e ritardi, sta dando l'ennesimo messaggio di incapacità dopo aver gestito malissimo anche la fase iniziale di gestione sanitaria della pandemia", conclude l'eurodeputata.

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