Il Papa non spegne le voci sulle dimissioni. "Segnali" sul successore?

Jorge Mario Bergoglio non molla, ma come trapelato anche dalla conferenza stampa di ritorno dal Canada, continua a tenere aperta la porta delle dimissioni. Una voce che alimenta le ipotesi sull'identikit di chi guiderà la Chiesa dopo di lui

Il Papa non spegne le voci sulle dimissioni. "Segnali" sul successore?

Una volta, nel primo anno di pontificato, Francesco si autodefinì "un po' furbo". A quasi dieci anni dalla sua salita al soglio di Pietro, con l'età che avanza e i problemi di salute che cominciano a manifestarsi più frequentemente, il Papa argentino sembra attingere a quella autorivendicata caratteristica per saziare la curiosità dei giornalisti che continuano a chiedergli se ha intenzione di dimettersi.

Nella conferenza stampa aerea di ritorno dal Canada, la quasi totalità delle domande che gli sono state rivolte toccavano proprio il tema di un'eventuale rinuncia. E Francesco è tornato a ribadire quanto ha ripetuto in tutte le interviste rilasciate negli ultimi mesi: la porta delle dimissioni è aperta, ma nella sua testa non è ancora passata l'idea di entrare in quella stanza.

Da un lato, il Papa ha riconosciuto che il pellegrinaggio in Canada - definito un "test" - è stato stancante e che in futuro dovrà ridurre i consueti ritmi dei viaggi apostolici o altrimenti farsi da parte. Un'opzione, questa, che - a suo dire - "non è una catastrofe". Dall'altro, però, ha fatto una lista di futuri luoghi da visitare: dal Kazakistan all'Ucraina, dal Sud Sudan al Congo. Un proposito che induce ad escludere un imminente passo indietro.

Curiosamente, in una delle sue risposte sull'argomento, il Santo Padre ha confessato di seguire il filone giornalistico sulle dimissioni papali, elogiando un non meglio precisato articolo nel quale si descrivevano tutti i segnali da interpretrare come una preparazione alle dimissioni. Dunque, non ha smentito il contenuto di quest'articolo ma ne ha ringraziato l'autrice per aver fatto "uno sforzo di interpretrazione". Di sé, Bergoglio disse nella già citata intervista del 2013 che sa muoversi. E, in effetti, lo ha dimostrato anche in quest'occasione quando gli è stato chiesto un identikit del suo possibile successore ed egli ha elegantemente glissato, limitandosi a ricordare che è "un lavoro dello Spirito Santo".

In realtà, in passato, Francesco ha confessato di pensare e parlare di "quel che sarà dopo" di lui e l'ultimo Concistoro annunciato per la creazione di nuovi cardinali può essere interpretrato come un segnale - tanto per citare quanto detto a proposito delle dimissioni - sulle caratteristiche che vorrebbe che avesse il suo successore. I profili dei presuli che riceveranno la porpora a fine agosto e che entreranno nel Collegio degli elettori, infatti, sono piuttosto vicini al modello della Chiesa in uscita tanto cara al pontefice.

Un'altra traccia dell'identikit del successore che vorrebbe, inoltre, Francesco l'ha lasciata circa un anno fa nel corso di una conversazione con il vescovo di Ragusa, Giuseppe La Placa al cui invito a visitare la diocesi nel 2025, ha risposto dicendo che sarà "Giovanni XXIV" a fare questa visita. Stando al racconto fatto dal presule siciliano, nella testa del Papa argentino c'è già il nome che dovrebbe assumere il suo eventuale successore.

Il nome del Papa del Concilio Vaticano II, ma anche il nome che l'allora cardinale Bergoglio avrebbe voluto scegliere per sé stesso in caso di elezione nel Conclave del 2005, quando contese la salita al soglio pontificio a Joseph Ratzinger. Francesco, dunque, sembrerebbe immaginare un pontificato in continuità con il suo. Ma, come ha detto nella conferenza aerea dal Canada, è perfettamente consapevole che questo è "un lavoro dello Spirito Santo".

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