Il Papa dice "no" alla giustizia che crea "diritto a morire"

Papa Francesco, incontrando il Centro Studi Rosario Livatino, si è scagliato contro le sentenze dei magistrati che creano un "diritto a morire"

I giudici non possono sconfinare sino alla deliberazione di un inesistente "diritto a morire". Questa, in estrema sintesi, è la considerazione che Papa Francesco ha esposto nella mattinata di oggi, nel corso dell'incontro avuto con il centro studi Rosario Livatino, che da sempre si occupa di questioni bioetiche. Jorge Mario Bergoglio, pur non citando in maniera diretta un episodio specifico, sembra essersi voluto riferire a quanto disposto dalla Consulta sul caso di Marco Cappato. La sentenza che per il fronte pro life ha "liberalizzato" l'eutanasia e le pratiche eutanasiche. A volte si "inventano un diritto a morire privo di qualsiasi fondamento", ha dichiarato il Santo Padre. L'ex arcivescovo di Buenos Aires, in specie dopo il Sinodo sulla Famiglia, ha sempre ribadito la non sussistenza sul piano giuridico di un diritto di questa tipologia.

E la posizione del giudice Rosario Livatino, in relazione a queste riflessioni, può essere citata ad "esempio". Il Papa della Chiesa cattolica, stando a quanto riportato dall'Adnkronos, ha utilizzato proprio una riflessione del magistrato ucciso nel 1990 per chiarire il suo punto di vista:"'Se l'opposizione del credente a questa legge si fonda sulla convinzione che la vita umana è dono divino che all'uomo non è lecito soffocare o interrompere, altrettanto motivata è l'opposizione del non credente che si fonda sulla convinzione che la vita sia tutelata dal diritto naturale, che nessun diritto positivo può violare o contraddire, dal momento che essa appartiene alla sfera dei beni "indisponibili". Il diritto all'eutanasia, insomma, non trova corrispondenza nella realtà.

Poi è arrivata la parte prettamente "politica", intesa nel senso alto della espressione: "Queste considerazioni - ha continuato il Papa, come rimarcato sempre dalla fonte sopracitata - sembrano distanti dalle sentenze che in tema di diritto alla vita vengono talora pronunciate nelle aule di giustizia, in Italia e in tanti ordinamenti democratici. Pronunce per le quali l'interesse principale di una persona disabile o anziana sarebbe quello di morire e non di essere curato; o che - secondo una giurisprudenza che si autodefinisce "creativa" - inventano un "diritto di morire" privo di qualsiasi fondamento giuridico, e in questo modo affievoliscono gli sforzi per lenire il dolore e non abbandonare a sé stessa la persona che si avvia a concludere la propria esistenza".

Quelle del Papa sono parole che non possono essere interpretate troppo: Bergoglio ha ribadito la sua ferma contrarietà alle pratiche eutanasiche.

Commenti

venco

Ven, 29/11/2019 - 14:47

E mai una parola contro l'uso diffusissimo delle droghe, contro la pornogarfia e le teorie gender e lgbt.