Parrucchieri, Liso: "Se il settore non riapre subito la metà fallisce"

Sebastiano Liso, presidente di Confesercenti Immagine e Benessere, lancia l’allarme a difesa di parrucchieri, centri estetici, make-up artist, massaggiatori e tatuatori: un comparto di 100mila aziende e 500mila lavoratori. E mette alle strette Conte e Gualtieri: "Fateci lavorare, altrimenti ci saranno fallimenti su fallimenti"

Parrucchieri, Liso: "Se il settore non riapre subito la metà fallisce"

"Nella task force ci vorrebbe un virologo in meno e un imprenditore in più, perché mi sembra che le decisioni le prendano chi ha sempre e comunque la pancia piena. E noi così rischiamo di morire di fame", così Sebastiano Liso, presidente di Confesercenti Immagine e Benessere lancia l’allarme a difesa di parrucchieri, centri estetici, make-up artist, massaggiatori e tatuatori: un comparto di 100mila aziende e 500mila lavoratori. E mette alle strette Conte e Gualtieri: "Fateci lavorare, altrimenti ci saranno fallimenti su fallimenti".

Il governo ha deciso che il comparto della "bellezza" e del benessere - quello dei parrucchieri ma non solo - sarà l’ultimo a riaprire. Presidente Liso, il settore si sente abbandonato?

"Sì, qui c’è tanta amarezza perché a noi di aiuti concreti non ne sono arrivati. E rimanere chiusi fino a giugno per molti sarà praticamente impossibile. Insomma, significa chiudere"

Cosa chiedete all’esecutivo?

"Oltre agli aiuti, chiediamo di poter lavorare. Ovviamente in sicurezza, ma chiediamo di poter tornare a lavorare, soprattutto di riaprire il prima possibile in quelle regioni – quelle del Sud, come Calabria, Basilicata, Sicilia, Sardegna – poco colpite dal coronavirus. E per 'prima possibile', in questi territori, intendo subito"

E invece parrucchieri, imprenditori e dipendenti sono tenuti a casa…

"Esatto. Se ci tengono a casa come stanno facendo, ok, però che allora ci diano seriamente una mano. Aspettare il primo di giugno è impensabile, visto che le utenze, l’affitto e le spese si accumulano e si trasformano in debiti. Tre mesi di chiusura sono davvero tanti, troppi, da sostenere"

Quanti rischiano di fallire?

"Purtroppo, in molti. Entro la fine dell’anno, le stime più positive parlano di un trenta per cento di fallimenti, ma già a giugno in tanti non riapriranno. E se il lockdown per il settore proseguirà fino a giugno, il dato dei fallimenti può arrivare al cinquanta per cento"

Qual è la data che permetterebbe di contenere i danni? Anche il 18 maggio, per dire, sarebbe tardi?

"Siamo già in ritardo, infatti dico che laddove il contagio è ridotto si dovrebbe riaprire subito. E invece il premier Giuseppe Conte vuole vedere come sarà il trend nei giorni dopo il 4 maggio e solo dopo deciderà se e quali regioni e attività riaprire. Perciò dal 4 all’11 maggio sono fissati i giorni decisivi. Ma noi, ripeto, siamo già pronti per tornare a lavorare, con le dovute precauzioni, senza rischiare di contagiare i clienti o di essere da loro infettati. Si può lavorare con mascherine, guanti e occhiali e, per rispondere alla domanda, speriamo almeno di alzare le saracinesche a metà maggio"

A queste vostre istanze le istituzioni hanno risposto?

"No, di risposte non ne sono arrivate, se non notizie ufficiose che parlavano di un’apertura nella seconda metà di maggio. Ma le parole del presidente del Consiglio nell’informativa alla Camera ci hanno chiuso la porta in faccia"

Con chi vi siete interfacciati?

"Il segretario generale di Confesercenti Mauro Bussoni si è confrontato con il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Ma come detto, non abbiamo né risposte né aiuti. Abbiamo chiesto anche una moratoria sugli affitti del 100%, un blocco del pagamento delle utenze e ora aspettiamo ancora"

Se di risposte e aiuti non ne avete ricevuti, immagino invece che riceviate numerose lamentele dai parrucchieri e dagli operatori del settore…

"Altroché. Chi è stato messo in cassa integrazione per due mesi, di soldi non ne ha visti, neanche un centesimo. Per le partite Iva, sì, sono arrivati i 600 euro, ma giusto per pagarci le utenze. Idem per gli imprenditori datori di lavoro: aiuti zero. È un dramma vero, per un comparto che conta 100 mila aziende che dà lavoro a 500 mila operatori in Italia. E poi c’è il dramma nel dramma del Meridione…"

In che senso?

"Mi spiego. Il Sud è stato meno colpito dalla pandemia di Covid-19, ma è meno industrializzato e il settore vive grazie alle botteghe e ai negozianti, ora in totale balia e difficoltà. Per questo dico di mettere in atto una riapertura iniziando da queste regioni. Ciò detto, non è che al Nord e per esempio a Milano la situazione sia meno critica…"

Qual è il messaggio di Liso e di Confesercenti Immagine e Benessere a Conte e Gualtieri?

"Vogliamo riaprire e lavorare, perché si può farlo in sicurezza, altrimenti questo mondo muore. E io continuo a dire che nella task force ci vorrebbe un virologo in meno e un imprenditore in più, perché mi sembra che le decisioni le prendano chi ha sempre e comunque la pancia piena…"

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