Parte la fase 2, ma gli esperti invocano cautela: "Chiudere tutto se i contagi salgono"

Serviranno responsabilità e senso civico, altrimenti il Paese verrà nuovamente travolto dal Coronavirus: "L'Italia è ancora in bilico"

Parte la fase 2, ma gli esperti invocano cautela: "Chiudere tutto se i contagi salgono"

Prime parziali libertà, primi spostamenti, prime passeggiate e prime visite ai familiari: la fase 2 dell'emergenza Coronavirus inizia oggi e vede ben 4,4 milioni di lavoratori tornare all'opera. Un nuovo step cruciale per le sorti del Paese: gli italiani sono artefici del proprio destino. Serviranno cautela, responsabilità e buonsenso perché il nostro Paese non può assolutamente permettersi una risalita della curva dei contagi: significherebbe tornare nuovamente nelle condizioni che hanno caratterizzato queste dure settimane di quarantena nazionale. Nella serata di ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha condiviso un messaggio di ncoraggiamento e delle indicazioni in vista della graduale riapertura: "Non c'è una ricetta giusta per garantire la ripartenza, senza pensare in primo luogo alla salute e alla sicurezza di tutti noi. Sono fiducioso, insieme ce la faremo".

Gli esperti sono stati chiari in questi giorni: a partire da oggi, lunedì 4 maggio, non sarà un libera tutti. Le misure restrittive sono state certamente allentate, ma ciò non va interpretato come una condizione di assoluta libertà che permette di tornare alle normali abitudini quotidiane del passato. In tal senso Walter Ricciardi non ha usato giri di parole: "L'emergenza non è ancora finita. Dobbiamo avviare un cambiamento culturale per convivere con il Coronavirus". Agire con superficialità potrebbe costarci caro: la riapertura di alcune attività produttive non è sinonimo di possibilità di incontrare amici, fare feste e creare assembramenti. "Se le cose vanno male tra due settimane si richiude tutto", ha avvertito il consigliere del ministro della Salute per l'emergenza.

"Italia ancora in bilico"

Il membro del comitato esecutivo dell'Organizzazione mondiale della sanità, nell'intervista rilasciata a La Repubblica, ha fatto sapere che il Covid-19 si sta specializzando: "Ha imparato da alcuni errori dei suoi predecessori. Si diffonde, diversamente ad esempio della Sars, grazie agli asintomatici, quindi prima che la malattia si manifesti, ai lievemente sintomatici, ai casi conclamati e anche a chi è guarito clinicamente, cioè non ha più alcun problema di salute". Per capire se la situazione sta andando per il meglio o sta tornando ai livelli precedenti bisognerà attendere 15 giorni, ovvero il tempo dell'incubazione ma anche dello sviluppo dei primi casi secondari: "In quei 15 giorni si vedrà se la malattia torna a diffondersi in modo esponenziale". Perciò Ricciardi non ha esitato a dire che le attuali condizioni non consentono all'Italia di considerarsi al sicuro: "Siamo ancora in bilico, il Paese resta sorvegliato speciale".

Anche il professore Massimo Galli è dello stesso parere: "Se non stiamo attenti dopo la riapertura dovremmo richiudere, sarebbe il disastro". Certamente i risultati si stanno vedendo, sia per le rigide norme intraprese sia per la grande maggioranza di cittadini che ha rispettato l'invito a restare a casa. Il primario di Malattie Infettive dell'ospedale Sacco di Milano ha sottolineato che scendendo tutti in strada senza le distanze di sicurezza e privi di debite protezioni si verrebbe a creare un pericolo enorme: "Tutti non ne possiamo più di stare in casa da così tanto tempo, ma francamente le precauzioni ci vogliono". Con il Coronavirus bisognerà imparare a conviverci, altrimenti la situazione economica diventerà sempre più insostenibile: una cultura della responsabilità individuale e collettiva eviterebbe di far richiudere tutto. Sarebbe un vero e proprio disastro: "Mi auguro francamene di no, ma il dato di fatto è che ci vuole veramente attenzione e la partecipazione di tutti". "Dobbiamo sapere che questa riapertura deve essere consapevole e intelligente, non andiamo a cercarci altri guai", ha ribadito Galli.

A parlare della fase 2 è stata pure Ilaria Capua, il cui appello agli italiani è fondato su una parola chiave: buonsenso. Tra 15 giorni, dunque a distanza di due settimane da questa ripartenza, si potrà dire se ne saremo fuori. Ma non bisognerà cadere nella trappola e sarà utile trovare una nuova normalità: "Con questo virus si deve fare così. Invito a tenere un comportamento di buonsenso". Parlando al Tg1, la virologa e professoressa all'Università della Florida ha fatto un esempio chiaro che - se rispettato - potrebbe scongiurare molti nuovi contagi: "Se una signora di 80 anni ha un fratello di 85 che vive in una casa di riposo, la signora è meglio che non vada a trovarlo".

Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università degli Studi di Milano, ha chiesto di continuare a uscire con i piedi di piombo - dato che siamo in una sorta di libertà vigilata - e di prepararci anche al peggio: "Nuovi casi possono emergere e questo lo dobbiamo tenere a mente come lo scenario più pesante e negativo che si possa avere". A confessare la propria preoccupazione è stato Giovanni Rezza: "C'è il bisogno di riaprire il Paese però questo virus sta circolando ancora. Ci sono casi nelle residenze assistite, se il virus entra là dentro, non è scomparso". Il direttore del Dipartimento malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità è convinto che per vedere scomparire il Covid-19 bisognerà attendere ancora molto tempo: "Quindi bisogna quintuplicare gli sforzi per cercare di arginarne la diffusione e i cittadini devono avere comportamenti responsabili".

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