Patrizia Reggiani: "Mio marito Gucci? Non era degno di vivere"

Patrizia Reggiano, dopo 17 anni di carcere, disegna borse per Bozart. E rivela: "Ho amato Maurizio alla follia ma non dirò mai perché l'ho fatto uccidere"

«Il carcere mi ha reso ancora più cosciente del potere che ho sulle persone: al Victor residence, come io chiamo San Vittore, comandavo parecchio e tutte le detenute, indistintamente, mi obbedivano senza fiatare, apprezzando quel rigore che ho imparato dalla mia famiglia e dalla scuola, quando studiavo per diventare interprete parlamentare. All'inizio le ho prese, lo ammetto. Ma le ho subito restituite e con gli interessi. E da allora nessuno mi ha più toccata. Anzi le altre hanno iniziato a imitarmi, a truccarsi, profumarsi, a stare in giardino ore e ore a decorare i vasi, un'attività che mi ha salvato la vita... Credo di aver imparato ben poco in carcere, dove avevo senz'altro meno problemi che nel mondo esterno e mi sentivo in un certo senso protetta. In compenso ho insegnato parecchio, ho portato là dentro il mio mondo, non mi sono fatta sopraffare da quello che ci ho trovato. E adesso neanche mia madre, nonostante la sua tempra da 88enne d'acciaio, mi sgrida più: non osa».

La signora è eccentrica ma non volgare. Indossa un abito di maglia blu elettrico su cui spicca una coloratissima spilla, con cappello, calze e stivali in tinta e siede tranquilla accavallando le gambe su un divano di pelle bianca, profilato in nero che ben si addice al suo pedigree di dama della Milano da bere. Sorride molto, non è alta né longilinea, non è più giovane, non disdegna il botulino seppur a piccole dosi, ma lo charme resta. Per Patrizia Reggiani Martinelli, vedova Gucci - reduce da 17 anni di carcere dopo essere stata condannata come mandante nel marzo 1995 dell'omicidio dell'ex marito Maurizio in uno dei casi giudiziari italiani da jet set che hanno fatto impazzire la stampa di mezzo mondo - è come se il tempo e le vicende che le sono capitate non l'avessero nemmeno sfiorata. Come se questa donna che visse due volte, fosse riuscita misteriosamente a resettare il passato tetro di morte, amicizie improbabili, una malattia feroce, squallide celle di carcere e una fama mai fugata di vedova nera. Conservando solo i ricordi di quel mondo tra gli anni '70 e '90 dove il marito, le figlie, le feste, la vita meravigliosa restano cristallizzati in una sempiterna realtà parallela a quella attuale nella quale lei si proietta appassionata nel futuro.

La incontriamo nello showroom «Bozart», marchio storico milanese di accessori di moda di alto artigianato di proprietà della coppia Maurizio e Alessandra Manca con cui Patrizia collabora da aprile e per il quale ha ideato per la primavera estate 2015 una linea di raffinate ed estrose borse in pelle plissettata e multicolore dal titolo a tema Rainbow's tales, i racconti dell'arcobaleno. I Manca descrivono la loro «dipendente» puntualissima, precisa, immersa nelle riviste di moda e al passo coi tempi, ma diffidente verso il computer. «Patrizia è molto competente in fatto di tendenze, perfetta per testare i prodotti - spiegano i titolari della Bozart -. Sa dirti quel che funzionerà o no, conosce alla perfezione cosa vogliono le donne o cosa detestano. Quando l'abbiamo incontrata ci ha scrutato con aria di sfida: “Così voi sareste i miei nuovi capi!” Le abbiamo risposto: “Ammesso che lei ce l'abbia mai avuto un capo!”». E giù una risata.

«Il plissé è in ricordo di quel gran gala - continua lei - dove andai con Maurizio negli anni '80 indossando un favoloso abito ricamato con la gonna appunto plissettata. Ma qualcuno ci mise un piede sopra, mi strappò la stoffa e anche il plissé. Il gusto, i materiali, le cose belle, non si dimenticano dopo anni passati a far shopping per il mondo, frequentando le migliori famiglie... Ma non vivo nel passato: la vita deve ancora concludersi, dobbiamo aspettarci sempre cose nuove», sussurra, guardandosi attorno con quegli occhioni che fecero di lei la «Liz Taylor dell'Alta Moda», moglie invidiatissima dell'erede della griffe fiorentina delle due G, il nipote di Guccio Gucci.

«Da quando sono uscita dal carcere mi sono accorta che i veri personaggi da jet set non ci sono più - prosegue la signora -. Catapultata dal carcere in questo mondo pieno di pregiudizi e dove ti accolgono con degli “ah, ben venga” di sufficienza posso solo chiedere di essere amata per quella che sono. La mia vita è stata ed è tuttora piena di amore e cose belle. Anche io e Maurizio ci siamo amati moltissimo e siamo stati tanto, tanto felici, genitori innamorati di due splendide figlie che mi hanno già resa nonna. Lui mi chiedeva consiglio su tutto, conosco a memoria gli archivi della Gucci e se li avessi in mano io adesso saprei certo cosa farne dinanzi a una moda e a delle griffe che trovo assai prive di femminilità. Ma il sogno di riavere la Gucci resterà tale, servirebbe troppo denaro». E con un gesto eloquente della mano, Patrizia indica di averci messo una pietra su.

Le chiediamo quanto le sia costata la sua di femminilità: tutti sanno, signora, che agli inizi degli anni '90 lei andava a chiedere in giro, quasi ossessivamente, che qualcuno uccidesse per lei suo marito Maurizio. Era una specie di tormentone da high society, tra Sankt Moritz e Saint Tropez.

«Ho sempre cercato di non arrendermi mai agli eventi. Anche il tumore che ho avuto al cervello l'ho combattuto e continuo a farlo tuttora, quando ho qualche capogiro o improvvisamente non so dove sono per qualche minuto, anche con la mia forza di volontà. Ma non volevo Maurizio morto, l'avevo amato come una pazza, era il padre delle mie figlie. In quel momento della mia esistenza, però, ero convinta che un essere come lui non fosse degno di vivere. Perché? Non lo dirò mai. Posso però confidarle che entrambi ci “innamoravamo” delle persone al punto da credere ciecamente in loro. Lui, poi, era peterpaneggiante. Seguiva le persone sostenendone idee e progetti. Poi tornava sempre da me per ammettere, sconsolato: “avevi ragione tu”. Troppo buoni? Sì, eravamo troppo buoni».

E che ci dice signora del risarcimento che aspettano Paola Franchi ultima compagna di Maurizio Gucci e Giuseppe Onorato, ex portiere dello stabile di via Palestro (rispettivamente 700mila euro e 170mila euro stabiliti dalla Cassazione) rimasto ferito durante l'attentato al suo ex marito? «Come disse Oscar Wilde credo molto nella giustizia, poco nella legge, per niente nella magistratura ed è forse per questo che ammiro così tanto Berlusconi - premette secca Patrizia Reggiani -. Io sono nullatenente. Vivo nella villetta di mia madre accanto al tribunale, allo showroom guadagno 600 euro al mese. Maurizio Manca e il mio legale, Danilo Buongiorno, insistono perché devolva il 70 per cento dei miei guadagni a favore di Onorato... Forse lo farò» conclude vaga ma possibilista la signora.

I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette.
Qui le norme di comportamento per esteso.
Commenti
Ritratto di moshe

moshe

Lun, 24/11/2014 - 13:31

La forca !!!

Ritratto di Fabmastro

Fabmastro

Lun, 24/11/2014 - 13:42

vergognoso anche solo offrire spazio a questa subumana plissettata. Donna senza attitudini ma con una spocchia immensa, che intende spiegare a noi "barboni" le tendenze di un mondo che si e' dimenticato colentieri di lei per 17 anni. Mi stupisco del cronista....

angelal82

Lun, 24/11/2014 - 14:14

Non meritava neanche un articolo questa tizia!

Ritratto di mr.cavalcavia

mr.cavalcavia

Lun, 24/11/2014 - 14:32

I nuovi colleghi di lavoro devono stare attenti a non pestarle i piedi. Questa si è dimostrata determinata. Potrebbe sempre ingaggiare due balordi per far lessare chi le si rivolge con una "battuta storta".

Luigi Farinelli

Lun, 24/11/2014 - 14:34

Dall'intervista: "Ma non volevo Maurizio morto... ma in quel momento della mia esistenza, però, ero convinta che un essere come lui non fosse degno di vivere..." Siamo in pieno delirio da onnipotenza femminista, magari pure giustificata dalla vulgata politicamente corretta e con le comprensioni del caso contro l'uomo colpevolizzato sempre di tutto, a seconda dell'umore: o perché è troppo macho o perché lo è troppo poco. La ritroveremo alla ribalta su qualche talk show progressista come la Loredana Bobbit, magari girando sempre la frittata per dare la colpa al maschio?

veromario

Lun, 24/11/2014 - 14:45

questa è da ospedale psichiatrico,lei e chi gli concede tempo e spazio.

eglanthyne

Lun, 24/11/2014 - 14:51

PateticAAAAA!

Ritratto di Anna 17

Anna 17

Lun, 24/11/2014 - 14:52

Purtroppo anche questo quotidiano si piega troppo alle tendenze di un mercato spesso superficiale e stupido. Questa pazza scatenata starebbe in un manicomio criminale in ogni parte del mondo se non peggio, tranne che in questo stupido paese amministrato da ladri farabutti, ladri ed incapaci d'amministrare la giustizia.

Ritratto di pedralb

pedralb

Lun, 24/11/2014 - 15:16

Ma per che cazzo l' hanno tirata fuori di galera una schifida di tale portata......in un paese civile LAPIDATA. Qusta TRO.. ha ammazzato una persona ed ha anche il coraggio di vantarsene

Giampaolo Ferrari

Lun, 24/11/2014 - 15:39

La vergognosa giustizia italiana,se vuoi far uccidere qualcuno sai che dopo 17 anni sei libero e puoi goderti l'eredità del defunto.

Giampaolo Ferrari

Lun, 24/11/2014 - 15:40

Questa è da tenere rinchiusa,ucciderà ancora.

Ritratto di mariosirio

mariosirio

Lun, 24/11/2014 - 17:49

ah. gucci esisteva per davvero? io pensavo fosse un brand inventato da un focus group per fare business...

RobertoVERNOCCHI

Mar, 30/01/2018 - 12:48

la signora non riesce a cancellare la rabbia per essere stata in galera,anche se dorata come dice lei.Il suo amor proprio continua ad essere offeso per non essere riuscita a farla franca dopo quello che ha indotto (ho detto "indotto" e non "fatto") fare . E continua ad illudersi di aver schiavizzato le altre detenute proletarie,di essere vissuta benissimo in gabbia dorata e di avere imparato quel "molto" in gattabuia che ,sentendola parlare,si direbbe abbia imparato affatto.Lasciamola invecchiare ancora un po'.La morte le è vicina .E questo la fa impazzire di rabbia ancor più perchè sa di non essere nessuno di fronte a "sorella morte" anche se avrebbe la presunzione di volerla sbeffeggiare per via della sua tuttora ricchezza.