Perché l'Occidente non è più la patria del genio

Senza futuro e spirito creativo non nascono arte e scienza. Serve tornare alle radici

Ci sono dei luoghi in cui, per un certo periodo, fioriscono i geni, in seguito torna la mediocrità. Atene fra il 500 e il 300 a. C. ospitava figure come Socrate, Platone e Aristotele, poi nulla. L'Italia ha avuto lo splendore del Rinascimento. Alla fine del secolo a Vienna c'erano Freud, Klimt, Mahler, poi il deserto. In Francia nel Novecento Sartre, Simone de Beauvoir, Lévi-Strauss; in Italia Pirandello, Buzzati, Calvino, Montale.

Oggi non c'è più nessuno come loro. In tutta Europa la cultura sembra avvizzita. Perché? Quando fioriscono i geni? Quando la società ha slancio, ottimismo, fame di futuro, quando apprezza la bellezza, l'alta cultura e premia le persone creative, competenti e geniali. Quando la scuola trasmette un sapere elevato. Oggi tutto questo manca. Sia in Europa sia negli Usa, dove sembrano addirittura in crisi i fondamenti della civiltà. Sono scomparsi il futuro e lo slancio vitale, ma è scomparsa anche l'alta cultura umanistica e scientifica che ha le sue radici nel passato greco-romano e medievale. Quella cultura che - trasmessa dalle scuole e dalle università - ha consentito all'Occidente di dominare il mondo e di diffondere ovunque i suoi modelli di comportamento.

I popoli che l'hanno ricevuta, però, ne hanno preso solo l'aspetto tecnico, utilizzandolo per fini economici e di potere. Non ne hanno ereditato la creatività, lo spirito e i valori. E, poiché si sono arricchiti e sono diventati potenti, noi oggi li ammiriamo, li imitiamo e lavoriamo per loro. Il risultato è che non amiamo più la nostra cultura, ce ne vergogniamo. Al posto del libro, del concetto, del ragionamento abbiamo messo la notizia, l'attualità, la battuta, l'immagine, il clic, il «mi piace». Di conseguenza ci sono solo progressi nel campo tecnico, perfezionamenti di cose esistenti oppure robot, algoritmi per ridurre la manodopera, per abbassare i costi, per vincere la concorrenza, per avere un utile economico nel breve termine. Per questo motivo non possono esserci grandi scrittori, grandi registi, grandi intellettuali e nemmeno grandi scienziati. Perché non servono a una società che conosce solo l'utile ed è retta dalla finanza e dal marketing.

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Commenti

killkoms

Dom, 23/06/2019 - 15:30

troppi stereotipi che impediscono alle genialità di evolversi!

pushlooop

Dom, 23/06/2019 - 15:46

Ricordiamo anche il genio che rende possibile lo sviluppo di tutti gli altri, il genio della politica...ecco perché i Romani sono riusciti a fondare l'unico stato veramente cosmopolita della storia.

Valvo Vittorio

Dom, 23/06/2019 - 16:42

Il vecchio motto: "Nella vita più sai più vali" è sempre attuale. La popolazione nel mondo aumenta a dismisura e quindi il confronto fra passato e presente va fatto in percentuale. Possediamo armi che possono annientare gli umani totalmente (l'atomica). Mezzi che possono fare calcoli in breve tempo e prima occorrevano anni! La vita di oggi è più frenetica e pari passo sono le conoscenze. Oggi possiamo districarci nei dedali di una metropoli col telefonino! Le società non sono statiche e l'ansia di conoscere e viaggiare è molto diffusa. I gusti sono sempre soggettivi e giammai uguali e quindi ogni individuo rimane un mondo a sé; aggiungo fortunatamente ai fini della sacralità della vita!

apostata

Dom, 23/06/2019 - 16:43

C’è modo e modo. C’è chi deve fingere di sapere tutto, è “el so mestè” alla stregua delle cartomanti. I sacerdoti di qualsiasi religione che dicono: guardate, dio ha tante cose da fare non ha tempo, ha mandato la madonna dalle pastorelle e ha a noi detto di farvi star buoni altrimenti si arrabbia e di farvi versare l’8 x mille. Poi ci sono i professionisti del mistero dell’anima che trovano la spiegazione di qualsiasi fenomeno, è il loro mestiere di sopravvivenza. Meglio sarebbe tacere. Sul perché nascano i geni forse sono impreparati pure dio e la madonna.

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Dom, 23/06/2019 - 17:53

Una cosa è certa: sono finiti i geni delle arti applicate. Oggi chi si metterebbe più a perdere anni e anni di vita per fare i capolavori dell'ebanisteria del Bonzanigo, dei Fantoni o del Piffetti o gli stucchi del Serpotta, o per fare un arazzo o per ricamare un pizzo di Sangallo? Meglio farsi venire una bella idea per un format televisivo, per un'App digitale o fare un film: tutte 'idee', geniali solo perché originali, sfruttabili spettacolarmente e commercialmente e riproducibili tecnologicamente e che non necessitano di stare 'fermi' in un luogo a lavorare per produrre oggetti 'unici', intrisi dell'affannato sudore dell'artista, che poi, magari, vanno a finire sui lussuosi 'Yacht' degli ex beduini del deserto, che i soldi li hanno fatti senza fatica e non per merito loro (solo perchè il liquame nero gli usciva da sotto i piedi)!

oracolodidelfo

Dom, 23/06/2019 - 22:34

Prof. Alberoni, belle riflessioni, bell'articolo ed un caro saluto alla signora Rosa.

leopino

Dom, 23/06/2019 - 23:14

No English language, no science. Renzi Inglìsh shis shish, de pippol docet

ClioBer

Dom, 23/06/2019 - 23:39

Caro professore, come dice mio padre, imitando un tizio che reclamizzava qualcosa – lui dice un lassativo - basta una sola parola: IMBORGHESIMENTO. Lassismo degli spiriti e delle menti, che si sono adagiate sul benessere, su dogmi che spengono l’intraprendenza e l’aggressività. Ovvero, quel motore senza il quale manca il vigore per ambire e, possibilmente, raggiungere altre e più alte mete. Comunque, d’accordo sulle menti eccelse della seconda metà del novecento, ma neppure la prima metà, pur con la ferma condanna degli orribili misfatti perpetrati a danno delle minoranze, non è stato un periodo troppo avaro di genialità. Anzi, senza alcuna pretesa d’essere nel giusto, credo che la “spinta” della prima metà, per molti personaggi che si sono messi in luce nella seconda metà, sia stata determinante. Spenta quella….

Ritratto di sergio.stagnaro

sergio.stagnaro

Lun, 24/06/2019 - 07:43

Nell'ultima Edizione di "American Bibliographycal Institute. 500 greatest Geniuses of the 21st Century", i geni dell'Occidente sono molti. Mi sorge il dubbio che manchi soprattutto la capacità di saperli riconoscere.