La prima idea di Giorgia Meloni era di affidare la svolta sulla legittima difesa al disegno di legge del «pacchetto sicurezza» destinato inevitabilmente ad affrontare i tempi lunghi dei dibattiti parlamentari. Ma di fronte a episodi continui di uomini delle forze dell'ordine finiti sotto inchiesta per avere fatto uso delle armi in servizio la premier Meloni si è convinta della necessità di un intervento urgente per la loro tutela. Così nei giorni scorsi, secondo quanto risulta al Giornale, è stata avviato un dialogo con la Presidenza della Repubblica per verificare la possibilità di un intervento immediato: per capire, cioè, se anche Sergio Mattarella sia convinto che esistano i presupposti d'urgenza per emanare un decreto legge, che con la firma del capo dello Stato entrerebbe subito in vigore in attesa della conversione parlamentare. I sondaggi col Colle sono precedenti all'ultimo, eclatante episodio: il poliziotto milanese iscritto nel registro degli indagati per avere ucciso lunedì sera un malvivente che puntava contro di lui e i suoi colleghi una pistola che sembrava perfettamente vera.
Il primo spunto per convincere la premier della necessità di una legge in tempi brevi era arrivato l'anno scorso da un fatto ancora più inspiegabile, l'incriminazione da parte della Procura di Rimini del maresciallo dei carabinieri Luciano Masini, comandante della stazione di Verucchio, accusato di omicidio colposo per avere sparato a Capodanno a un aggressore armato di coltello che aveva già ferito quattro persone. Masini venne assolto dopo quasi dieci mesi mala sua vicenda ha convinto definitivamente il governo della necessità di evitare per quanto possibile l'impatto con avvisi di garanzia e indagini a chi ha palesemente agito per legittima difesa o nell'esercizio delle funzioni. D'altronde il caso di Rimini si era andato a aggiungere a una fitta serie di procedimenti penali a carico di esponenti delle forze dell'ordine: dai carabinieri milanesi incriminati per avere inseguito due fuggiaschi andati poi a schiantarsi con un palo, al poliziotto che - sempre a Milano - aveva sparato a un braccio a un clandestino che lo stava assalendo a pietrate, al carabiniere marchigiano colpevole di avere inseguito un'auto finita poi fuori strada col suo carico di refurtiva, al suo collega di Osimo che aveva sparato a un'auto che cercava di investirlo.
Una lunga lista - si parla di decine di poliziotti e carabinieri ogni anno - di avvisi di garanzia che spesso, come nel caso del maresciallo Masini, si concludono con l'archiviazione: dopo avere però esposto gli indagati alla sofferenza e ai costi delle indagini preliminari. E spesso alla sospensione dal servizio. La decisione del governo è quella di intervenire sul cosiddetto «pacchetto sicurezza», l'elenco di provvedimenti in cantiere da tempo e che è prossimo ad approdare in Parlamento suddiviso in due tronconi: da una parte un decreto con le norme più urgenti, dall'altra un disegno di legge da sviluppare e approfondire nel dibattito parlamentare. Lo «scudo» per proteggere gli uomini delle forze dell'ordine dalle indagini penali era destinato a essere inserito in quest'ultimo, anche per evitare obiezioni di incostituzionalità in quanto «non urgente». Ma davanti ai fatti recenti si è fatta strada l'idea, se dal Quirinale arriveranno segnali positivi, di spostare la norma dal disegno di legge al decreto urgente. Nel contenuto, la scelta di Palazzo Chigi, d'intesa con i ministri dell'Interno e della Giustizia, è di dare vita a un articolo che intervenga sul codice di procedura penale, in particolare sul sistema di iscrizione delle notizie di reato e degli avvisi di garanzia: due strumenti che in teoria servirebbero a tutelare il destinatario ma che invece si traducono in gogna mediatica in nome del refrain dell'«atto dovuto». Anche qui il sentiero è complesso, perché la modifica non può in alcun modo limitare l'autonomia del pubblico ministero, anch'essa garantita dalla Costituzione.
Si è deciso quindi di proporre una modifica al codice che dia al pm la possibilità di indagare su questo genere di episodi senza iscrivere specifiche notizie di reato quando dai primi accertamenti appare evidente o almeno probabile che ci si trovi davanti a un caso di legittima difesa: la norma varrà sia per le forze dell'ordine che per i privati cittadini che reagiscano ad attacchi violenti contro la sicurezza loro e delle loro famiglie.