Migranti denunciano caporalato ed ottengono il permesso di soggiorno

Gli stranieri, reclutati da un marocchino, erano stati sfruttati nei campi del Polesine e della Bassa Padovana, dove raccoglievano pomodori per 10 ore al giorno senza essere retribuiti. Costituitisi parte civile nel processo, 14 extracomunitari otterrano il permesso di soggiorno per grave sfruttamento lavorativo

Denunciano l'uomo che li sfrutta nei campi del Polesine e della Bassa Padovana ed ottengono il permesso di soggiorno. Questa la storia di un gruppo di richiedenti asilo giunti nel nostro Paese e finiti a lavorare per un "caporale" marocchino.

I fatti risalgono al 2017, quando 33 stranieri di varia etnia (senegalesi, maliani, nigeriani, gambiani e guineani) accettano l'offerta del nordafricano. Quest'ultimo li fa lavorare in varie zone agricole, senza tuttavia mai elargire un compenso. La vicenda arriva poi alle forze dell'ordine grazie alla segnalazione del candidato di + Europa nonché educatore presso la coop "Tangram" Alberto Ruggin, preoccupato per le gravi condizioni di sfruttamento del gruppo di extracomunitari. Le indagini condotte dai carabinieri di Rovigo, in collaborazione con i militari di Carmignano di Sant’Urbano, portano successivamente all'identificazione di un marocchino di 28 anni, tale Soufiane El Anbari. Accusato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, il nordafricano è stato rinviato a giudizio lo scorso dicembre, ma al momento si trova lontano dal nostro Paese. Lo straniero, infatti, sarebbe tornato in Marocco.

14 dei 33 stranieri sfruttati nei campi si sono costituiti parte civile, intenzionati ad ottenere il compenso per le pesanti ore di lavoro trascorse a raccogliere pomodori (4 euro all'ora per 10 ore al giorno), ed i danni morali per i soprusi subìti. Si è parlato anche di donne costrette a faticare nei campi in stato interessante.

Ad assistere il gruppo, gli avvocati Davide Zagni e Zeno Baldo, che hanno richiesto ed ottenuto presso il tribunale di Rovigo dei permessi di soggiorno della validità di sei mesi per i richiedenti asilo coinvolti. Si tratta di un permesso concesso per "grave sfruttamento lavorativo", che rientra nei casi speciali previsti dal decreto Salvini.

"Questa azione ha una valenza un po’ sociale e un po’ premiale, perché viene assegnato se si denuncia e si collabora per far emergere situazioni di illegalità" spiega l'avvocato Zagni, come riportato da "PadovaOggi". "Le cooperative dove sono ospiti i ragazzi sono state particolarmente sensibili nell’organizzare tutto ciò che serviva. Stiamo parlando di "Tangram", "Sestante" e "Percorso Vita". Sono state disponibili e si sono fatte da tramite tra noi legali e le vittime di sfruttamento. Lo stesso hanno fatto con i carabinieri, fornendo loro sempre dei traduttori in modo che potessero dare più informazioni possibili".

Entusiasta anche lo stesso Alberto Ruggin, che si era impegnato in prima persona per aiutare gli stranieri. "Una vicenda di sfruttamento e di illegalità che ha un lieto fine" esulta. "Una brutta storia dove la differenza l’ha fatta il coraggio e la voglia di ribellarsi a questi fenomeni di prevaricazione sui più deboli".

Le pratiche per il permesso di soggiorno sono attualmente in corso.

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Commenti

killkoms

Ven, 02/08/2019 - 14:47

senegal,mali,nigeria,gambia e guinea sono paesi in guerra?