Lo studio choc ribalta la Fase 2: "Rischio valanga di vittime"

L'Imperial College di Londra ha disegnato due scenari volutamente pessimistici per mettere in guardia l'Italia dai rischi della Fase 2 se ci sarà troppo "relax" e non verrano attutate le misure necessarie a contenere il virus: si avrebbero fra 3mila e 23mila morti in più. Intanto, gli inglesi hanno già toppato la prima profezia, i sei milioni di positivi a fine marzo

Lo studio choc ribalta la Fase 2: "Rischio valanga di vittime"

Mantenere alta la soglia d'attenzione o si rischiano scenari definiti "apocalittici". È la profezia dell'Imperial College di Londra (facciamo i debiti scongiuri) sui rischi che corre l'Italia in Fase 2 se dovesse esserci un "rilassamento" generale. Secondo lo studio, anche solo un ritorno del 20% ai livelli di mobilità pre-quarantena potrebbe causare un aumento dei decessi molto maggiore di quanto si sia verificato nell’attuale ondata.

Cos'è Inp

Come recita l'ultimo bollettino della Protezione Civile aggiornato a ieri, l’Italia conta un totale di 29.079 decessi a causa del Covid-19. Come sappiamo, per limitare la diffusione del virus, dal 12 marzo al 3 maggio il governo ha adottato il lockdown, chiudendo tutti i settori lavorativi, il commercio ed adottando distanziamento sociale e quarantena obbligatoria. Questi interventi vengono definiti, tecnicamente, Interventi non farmaceutici (Inp).

Tre scenari

Le misure di contenimento del virus si sono modificate lunedì quando è iniziata la Fase 2, definita dagli inglesi "to relax", di rilassamento. Partendo da questa base, hanno preso in considerazione tre scenari per le prossime 8 settimane: nel primo, la mobilità rimane la stessa della quarantena; nel secondo, la mobilità ritorna al 20% dei livelli pre-quarantena e, nel terzo scenario, la mobilità ritorna al 40% dei livelli pre-quarantena.

La proiezioni pessimistiche degli inglesi

Gli inglesi si divertono a disegnare scenari definiti da loro stessi "pessimistici" e ben lontani dalla realtà, che si avvererebbero (ma non avremo mai le prove) soltanto nel caso in cui l'Italia non introducesse il tracciamento dei contatti (cosa che stiamo per fare), i test sierologici (già introdotti) e l'isolamento di casi confermati o sospetti (introdotti il 12 marzo).

Fra tremila e 23mila morti in più

Se non ci fosse nulla di tutto ciò (ma non è così) arriverebbe una seconda ondata peggiore della prima. Ecco, in basso, i grafici previsti dagli inglesi per alcune regioni italiane con gli effetti della mobilità se tornasse, ad esempio, al 20% dei livelli pre-quarantena: in quel caso, viene stimato che il numero totale di decessi in eccesso sarebbe compreso fra tremila e cinquemila persone mentre, nello scenario al 40% (alla fine dell'articolo), il numero totale di morti in più sarebbe tra diecimila e 23mila. Un'apocalisse.

I "consigli" da seguire

"I nostri risultati - fanno sapere da Londra - suggeriscono che sia la trasmissione di Sars-Cov-2 che la mobilità devono essere monitorate attentamente nelle settimane e nei mesi a venire. Per compensare l’aumento di mobilità che si verificherà con il rilassamento degli interventi non-farmaceutici attualmente in vigore, l'adesione alle misure di distanziamento sociale raccomandate insieme ad una sorveglianza intensificata della trasmissione nella comunità con tamponi, il tracciamento dei contatti e l’isolamento tempestivo degli infetti sono di fondamentale importanza per ridurre il rischio di ripresa della trasmissione". Thank you, come se tutto questo non fosse già in atto.

L'altra profezia, errata: i 6 milioni di italiani infetti

Poco più di un mese fa, esattamente il 30 marzo, con un dossier choc oltre Manica avevano già deciso che gli italiani infetti fossero almeno sei milioni, con il 9,8% della popolazione positiva al Coronavirus, quindi 5,9 milioni. Gianni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, aveva commentato questi dati con savoir-faire, in questo caso è meglio usare il francese.

"Bisogna essere molto cauti nell’approssimare la popolazione italiana già infettata dal virus - aveva affermato il virologo - Pur stimando i colleghi dell’Imperial College di Londra, ritengo davvero improbabile che in Italia sia stato infettato quasi il 10% della popolazione. Facciamo qualche conto: se abbiamo poco più di 70mila casi positivi (il dato è riferito, chiaramente, alla fine marzo ndr), pur moltiplicandoli per dieci per tenere conto dei casi sfuggiti e degli asintomatici, arriveremmo a 700mila mila. Una cifra molto diversa da quasi 6 milioni..."

Insomma, gli inglesi non ne azzeccano una. Speriamo abbiano torto pure stavolta.

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