"Il cartone della pizza prodotto all'estero è velenoso". Indaga il ministero della Salute

Secondo un’indagine esclusiva condotta da “Il Salvagente”, il contenitore in cartone utilizzato per il trasporto della pizza conterrebbe bisfenolo A, una sostanza potenzialmente dannosa e già vietata in molti contenitori di plastica

Un nuovo allarme alimentare approda sulle nostre tavole e questa volta vede protagonista la pizza. ll contenitore utilizzato per il suo trasporto conterrebbe, infatti, bisfenolo A, sostanza potenzialmente dannosa per lʼuomo. L’allarmante scoperta è emersa dall’inchiesta esclusiva condotta da “Il Salvagente”, mensile rivolto ai consumatori leader nei test di laboratorio contro le truffe.

Secondo quanto riportato dalla rivista, il BPA (composto di sintesi utilizzato nella produzione della plastica) sarebbe contenuto in 2 cartoni su 3 in concentrazioni superiori a quelle consentite dalla legge. Analizzando il cartone per il trasporto della pizza, realizzato principalmente all’estero da tre marchi, è emersa non solo l’alta concentrazione della sostanza nociva, ma anche la migrazione del BPA dalla scatola all’alimento, fattore questo che renderebbe la pizza potenzialmente tossica.

Secondo recenti studi scientifici, infatti, il bisfenolo A è un potente interferente endocrino, capace di alterare lo sviluppo e l’equilibrio ormonale dell’uomo, colpendone il sistema riproduttivo e la fertilità. Non solo, sarebbe anche responsabile di cancro al seno e alla prostata, nonché diabete e malattie cardiache.

Sotto la lente d’ingradimento de “Il Salvagente” sono finiti i cartoni prodotti da tre aziende internazionali: Liner Italia, Garcia de Pou (Spagna) e Izmir (Germania). Nella pizza contenuta nei contenitori prodotti dalla Liner Italia le analisi non hanno rilevato la presenza di Bpa. La stessa cosa non è, invece, emersa con le altre due aziende. Nelle pizze contenute nei cartoni dei marchi Garcia de Pou e Izmir sono state trovate tracce della migrazione di bisfenolo, rispettivamente di 179 ppb (parti per miliardo) e 311 ppb, valori decisamente alti. Un dato allarmante visto che proprio i cartoni prodotti all’estero sarebbero quelli che arrivano sulle nostre tavole, complici i bassi prezzi.

Oggi sia le leggi italiane sia quelle europee non prevedono restrizioni o limitazioni nei quantitativi di BPA contenuti nel cartone. Questo perché si tratta di una sostanza utilizzata nella produzione della plastica e non nel cartone. La sua presenza nei derivati del cartone, tra l’altro, confermerebbe l’utilizzo di carta riciclata (vietata dalla legge italiana) per la realizzazione dei contenitori alimentare.

L’Echa (l’Agenzia europea delle sostanze chimiche) ha da tempo messo al bando il BPA, vietandolo ad esempio nella produzione di biberon e oggetti per uso pediatrico, ma il Parlamento europeo non si è ancora espresso in merito. Alla luce dei dati emersi dall’inchiesta il Ministero della Salute italiana ha, invece, aperto un fascicolo di indagine, commissionando una ricerca sulla presenza dei contaminanti in carte e cartoni riciclati a contatto con i cibi.

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